ricky gianco

“AMAVO IL WHISKY, COME FABRIZIO DE ANDRÈ. IO HO SMESSO IN TEMPO, PERÒ” – IL CANTAUTORE 84ENNE RICKY GIANCO SI RACCONTA IN UN LIBRO. LA ROTTURA CON ADRIANO CELENTANO: “MI FECE FUORI DAL CLAN PERCHÉ UN GIORNO OSAI NON RAGGIUNGERLO SULLE RIPRESE DI UN FILM, UNO DI QUEI CASI IN CUI IL CAPO CI VOLEVA TUTTI INTORNO. CI RIMISI TUTTI I SOLDI DEL CONTRATTO, MA NON PORTO RANCORE” – LA CONVINZIONE SULLA MORTE DI LUIGI TENCO: “ERA FELICE, DANNATO SOLO PER POSA. NON SI È SPARATO LUI, NESSUNO DI NOI L'HA MAI PENSATO. L'UNICO A PENSARLO ERA GINO PAOLI, FORSE PERCHÉ AVEVANO LITIGATO PER STEFANIA SANDRELLI” – IL RIMPIANTO: “IL GRAN RIFIUTO AI BEATLES. AVREI DOVUTO APRIRE I CONCERTI ITALIANI MA…” – VIDEO

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Estratto dell’articolo di Matteo Macor per “la Repubblica”

 

ricky gianco 6

La nostalgia non fa per il rock'n'roll, ammette Ricky Sanna in arte Gianco, 83 anni quasi 84, anche per chi «rimane l'ultimo di un mondo che non c'è più». Troppo bella la vita, troppo pieni settant'anni di musica, l'ex ragazzo del Clan che rifiutò i Beatles ha perso i suoi fratelli maggiori («Paoli, Gaber, Jannacci, Tenco») ma ha trovato la voglia di raccontarlo a tutti, il suo mondo perduto.

 

Il 16 ottobre esce Non si può smettere di sognare, una autobiografia rock e un po' politica scritta per Baldini e Castoldi con Paolo Crespi, e nel salotto della sua casa milanese fa un bilancio delle sue tante vite in una. «Tra molte primedonne mi ha salvato l'autoironia: — dice lui che è stato celebrità, gregario e pioniere — non me la sono mai tirata, e mi sono allungato la vita».

 

bon backy ricky gianco adriano celentano

Diritti Siae alla mano, però, ha firmato la prima canzone rock in Italia. Non basta, per tirarsela?

«Ciao ti dirò, 1959, firmata Ricky Sann: Celentano non mi aveva ancora dato il nome d'arte. Pezzo bruttino, ora possiamo dircelo: il rock è un'altra cosa».

 

Celentano le diede il nome d'arte, ma la cacciò dal Clan.

«Mi chiamò una notte, alle tre: "Sei sveglio? Ti cambio il nome, ti piace Gianco?": un modo per sottrarmi alla Ricordi e evitare cause. Poi mi fece fuori perché un giorno osai non raggiungerlo sulle riprese di un film ad Amalfi, uno di quei casi in cui il capo ci voleva tutti intorno.

 

fabrizio de andre e Ricky Gianco

Ci rimisi tutti i soldi del contratto, ma non porto rancore. Eravamo una banda: una notte a Roma ci inseguimmo per strada sparandoci con le scacciacani, io mi finsi morto davanti all'entrata dell'hotel».

 

Trapper ante litteram, insomma. Ma ha mai smesso di divertirsi?

«Io ho lavorato davvero solo un anno su 84, quando da ragazzino feci per un po' le consegne di forniture ospedaliere per mio zio.

Un proto rider. Sarei diventato molto più ricco, a lavorare per la sanità milanese, ma è andata bene».

 

[…]

 

ricky gianco - non si puo smettere di sognare

Vanoni, Tenco, Jannacci, Paoli, chi le manca di più tra loro?

«Gianfranco Manfredi. Anche se a Tenco devo il primo ingaggio, una balera di Genova. A locale chiuso mi faceva compagnia alla stazione fino al treno dell'alba per Milano: era felice, dannato solo per posa».

 

Eppure.

«Non si è sparato lui, nessuno di noi l'ha mai pensato. L'unico a pensarlo era Gino, forse perché avevano litigato per Stefania Sandrelli. Mi sono innamorato di te Tenco l'ha scritta per lei, non l'ha mai voluto dire».

 

L'ha ascoltata l'ultima canzone che Paoli ha scritto per Vanoni?

«Fosse per me eviterei di far cantare i morti, un classico della discografia italiana. Pensi che a convincere quei due a cercarsi sono stato io: lei pensava lui fosse omosessuale, lui lo stesso di lei, poi non li ha separati più nessuno. E io per l'ennesima volta sono rimasto in bianco».

 

Ricky Gianco e adriano celentano

Poco credibile, per chi faceva il musicista negli anni Sessanta.

«Se ripenso a quegli anni in effetti il bilancio è sesso il giusto, droga poca e rock'n'roll tanto. Amavo il whisky, quello sì. Come Fabrizio, De Andrè. Io ho smesso in tempo, però».

 

Ha dei rimpianti?

«Il gran rifiuto ai Beatles: avrei dovuto aprire i concerti italiani, mi mandarono a Londra a lavorare con loro ma pensai che non sarei stato all'altezza e tornai a Milano. Al mio posto aprì Peppino di Capri».

 

Lei è figlio della Milano popolare che fu. Che effetto le fa, oggi?

«Allora il tram che mi portava a casa finiva in campagna, c'era poco ma per tutti. Oggi è una città con tanto per pochi. "Milan col coeur in man", si dice, ma oggi chiudiamo piazza Duomo per gli eventi privati».

 

Ricky Gianco

Chi l'ha rovinata? La politica, Berlusconi, il boom immobiliare?

«Un po' mi vergogno, ma iniziano a mancarmi i peggiori. Berlusconi ha fatto solo i suoi interessi, ma almeno non era fascista».

 

[...]

 

Per la voce di Demetrio Stratos ha scritto "Pugni chiusi".

«Era nata come "Pugno chiuso", imposero il plurale per paura. Non era il Sessantotto, stava arrivando. Un tempo i pezzi politici erano credibili, oggi meno, come Sanremo. Noi cantavamo, oggi è uno show. Diverte, ok, ma la musica dov'è?» […]

Ricky Gianco e Gino paoliRicky GiancoRicky Giancoricky gianco 2ricky gianco 1ricky gianco 3ricky giancoricky gianco 5ornella vanoni e Ricky Gianco