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Emanuele Gamba per "la Repubblica"
«Non vedo nessuna probabilità di lasciare la Juventus »: la frase è di Antonio Conte ed è quella che milioni di tifosi in subbuglio speravano di ascoltare, erano in ansia perché ancora non avevano ascoltato mentre in sottofondo saliva il brusio dell'interesse del Chelsea, che gli uomini di Abramovich hanno trovato il modo di rendere noto al tecnico salentino, pur senza specificare altri dettagli.
E poi di Conte si parla a Manchester, se ne parla finanche a Madrid. Però se ne parla soprattutto a Torino, dove ieri è arrivata quella frase sospirata che schiarisce il futuro, lo indirizza anche se contiene un seme di dubbio. Perché? Perché Conte l'ha fatta precedere da una locuzione, «in questo momento », che conferisce un seppure minuscolo senso di provvisorietà al concetto.
«C'è grande sintonia con Agnelli, e finché c'è questa condivisione di idee e di progetti non ci sarà mai un problema da parte mia. Ma senza condivisione, ci sarebbero altre situazioni». Questo significa, come è logico e giusto che sia, che il futuro di Conte non è juventino a prescindere, ma lo sarà per scelta e volontà . Non lo è per amore o per passione, per quanto lui sia sinceramente e fortemente legato alla squadra per la quale ha sempre fatto il tifo, di cui è diventato capitano e alla quale ha ostinatamente aspirato quando ha intrapreso la carriera di allenatore.
Ma nel suo futuro non c'è Juve a ogni costo, a ogni condizione: contano, come ha detto lui, le idee da condividere e i progetti da sottoscrivere, ma anche la chiarezza dei programmi. «Noi stiamo costruendo qualcosa di bello e di importante anche senza grandi risorse finanziarie. Il gap economico con i più grandi club europei è grande, troppo grande. Già rivincere lo scudetto sarebbe straordinario, ma non mi si può chiedere la Champions League l'anno prossimo: la nostra crescita sarà graduale proprio perché non abbiamo grandi risorse. Se avessimo a disposizione 120-150 milioni da investire sul mercato sarebbe diverso, ma in questo momento non mi assumo nessuno responsabilità ».
Sintonia, dunque. E chiarezza. E realismo. «Servono piedi per terra, dobbiamo fare di necessità virtù. Io lo so, la società lo sa benissimo, quindi bisogna fare attenzione a fare promesse. Io non voglio illudere nessuno, io posso promettere solo lavoro». E se la gente vuole che Conte si ancori alla Juve ancora più saldamente, «non deve perdere l'entusiasmo, quello che ci spinge ad andare oltre ai nostri limiti. Dovesse
mancare questo, tante cose andrebbero riviste».
Conte, in sostanza, teme che in futuro ogni successo venga dato per scontato e, dunque, ogni insuccesso per peccato mortale. Per alzare l'asticella dell'ambizione, o accelerare i tempi di crescita («Ci siamo instradati, ma siamo ancora lontani dal livello internazionale che vogliamo raggiungere»), dovrebbe anche aumentare il budget: questo sembra il messaggio trasversale alla proprietà , mentre il piano quinquennale prevede un altro mercato senza sprechi (ci si può esporre per una trentina di milioni, a meno che il cammino in Champions prosegua dilatando le risorse), il che significa che la Juve non potrebbe vincere un'asta per un giocatore di alto livello (con il Bayern per Suarez, giusto per dare un'idea).
Per questo Conte tiene porte socchiuse, quando imbocca un discorso che parla di futuro: nulla può essere dato per scontato. «Comunque, adesso dobbiamo pensare al Real Catania, grande avversario. Sono sicuro che chi ci insegue sotto sotto pensi alla remuntada ». Oggi la Juve sarà in formazione tipo, l'unico dubbio è tra Asamoah e Peluso. Il Catania è privo di Bergessio e Barrientos, due terzi del suo gran tridente.
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