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"A UN CERTO PUNTO, UN GIGANTESCO FALLO DI CARTONE SI ERGE SOPRA LE TESTE DELLE PRIME FILE" - IL REPORTAGE BY CARLO MASSARINI DEL CONCERTO ULTRA TRASH DI TONY PITONY ALLA CAVEA DELL'AUDITORIUM DI ROMA. SUL PALCO NANI, IL GABIBBO E UN PONZIO PILATO GAY SOPRANNOMINATO PONZIO "PELATO": "UNO PUÒ USCIRE DA UN LIVE DI TONY PITONY E DIRE: 'È UNA PAGLIACCIATA GROTTESCA' MA POTREBBE DIRE 'CHE GRAN SERATA DI MUSICA'. SI ESCE, I VOLTI SONO SORRIDENTI E DIVERTITI COME DOPO 'NA BARZELLETTA ZOZZA, L'ECCESSO SUL SESSO (MA I VERI ECCESSI ARTISTICI SONO ALTRI) SE FA RIDERE FUNZIONA SEMPRE. IN ITALIA C'È DAVVERO SPAZIO PER TUTTI I GUSTI" - VIDEO

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Estratto dell’articolo di Carlo Massarini per “La Stampa”

 

tony pitony 9

La Cavea dell'Auditorium è piena come un uovo. Sparite le sedie come quando anagraficamente non servono, platea che non ci si muove e gradinate strapiene. L'ultima volta che ero entrato con questo effetto era il concerto degli Smile, lo spinoff-Radiohead di Thom Yorke, musica e suoni avanzati, da intenditori modaioli. Capisco che è cambiato qualcosa quando un gigantesco fallo di cartone si erge sopra le teste delle prime file, pronto all'azione. No, non sono gli Smile.

 

Spoilero subito la sintesi finale, così se volete evitate di leggerlo tutto. Uno può uscire da un live di TonyPitony e dire: «una pagliacciata grottesca» (il capobanda vestito tipo antico romano con tunichetta mantello e sandali Crocs, gag di nani-leoni e Gabibbo e Ponzio Pelato gay, bassista ciccionissimo in abiti da templare, più un surreale trenino finale su base house anche se Capodanno addavenì). Ma potrebbe dire «che gran serata di musica, che bel sound d'insieme, fra fiati e chitarre funky» (con musicisti, anche loro in tunichetta e mantellino, bravi anche a jazzare).

 

Oppure potrebbe dire (come il 90% degli amici e soprattutto amiche a cui ho confessato che la mia curiosità mi portava dove loro non sarebbero mai andate) «ma, guarda, ho letto i testi, dai come si può, "non posso ho il ciclo e allora mi devi dare il culo", e insomma! , come fa a piacerti roba del genere».

 

Ma un altro/a (era pieno di ragazze) potrebbe dire «però guarda che dal vivo più che porno è buffo, volgare quanto vuoi ma quando canti in perfetto sync con 5mila scatenati più che offesa è show business». Potresti dire «ma allora andavo a vedere un comico», come potresti dire «ho ballato alla grande per un'ora e mezzo, bel groove».

 

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Il bello è che ognuno avrebbe ragione. A modo suo. TonyPitony, mascherato-calottato-Elvis e occhialini neri ma non vorrei neanche sapere che faccia che ha (in verità su YT c'è una ipotesi-AI, bella faccia da geometra di mezza età), una trentina d'anni, siciliano di Siracusa, diciamo in carne sotto la tunichetta e calzari, è quello che è. Face value, dicono gli inglesi. È quello che vedi. Diciamo mask value.

 

Un piccolo fenomeno di culto per una generazione pop/social di oggi, dai teenager ai trent'anni massimo (a giudicare dal pubblico), sette anni in Inghilterra a praticare teatro e musica, tornato in Italia nel 2020 a ricercarsi uno spazio, per cui distinguersi era obbligatorio.

 

tonypitony a x factor

Come farlo? Lo fa da ultimo di una fila che torna parecchio indietro, quando il sesso non era ancora on line, una versione sessuofila non allusiva come gli Squallor ma sboccata come la Zanzara, meno sottile e raffinata di Elio e le Storie Tese ma con lo stesso ritmo parlato/scandito durante e fra le canzoni, mettici un po' di demenziale e tanto di quello spirito politicamente scorretto di Checco Zalone. Il tutto con la stessa cadenza di un vero comico siciliano, Rocco Barbaro. [...]

 

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Lo show è veramente borderline, troppo ben suonato per essere solo goliardico come gli sketch, ma troppo ordinario per essere se non geniale, innovativo. «Un mito» come lo ha definito la figlia 15enne di un'amica? Diciamo più un «simpatico meme», come dice mio figlio.

 

Un'invenzione, quella del personaggio mascherato che dice cose esplicite su orecchiabile pop/r'n'b/jazz che ha pagato, se una quarantina di date (suppongo belle piene) quest'estate sono un'indicazione.

 

Un gigantesco karaoke per un pubblico divertito al rientro dal mare ma di livello, con notabile vetta –introdotta da una Caravan di Duke Ellingtoniana memoria– l'arrivo di Dito Nella Piaga (bella, e ottima cantante) con cui replicare la vincente della serata delle cover a Sanremo 26, Lady Is A Tramp, superclassico vocal jazz di Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Lady Gaga e Tony Bennett. Royalty, insomma.

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Si parlava di «ottimo performer»: TonyPitony non ha una voce particolarmente originale ma sa cantare, c'è sicuramente una scuola (e una pronuncia, finalmente) a Londra che è servita, anche se non aveva combinato granché. L'interazione col pubblico è fin troppo facile, sono lì per quello, anche se non è che vada molto oltre al cabaret. [...]

 

Alla fine, questo mix che ad alcuni fa ridere e ad altri inorridire (come, del resto, tutto quello che ci circonda, nel 2026) si stempera in una evidente presa in giro di De Gregori: L'uomo Cannone, «che spara minchiate», è una ballatona cantata all together now con smartphone luminosi, senza neanche un turpiloquio che è uno, questa sì che è una sorpresa.

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Si esce, i volti sono sorridenti e divertiti come dopo 'na barzelletta zozza, l'eccesso sul sesso (ma i veri eccessi artistici sono altri) se fa ridere funziona sempre. In Italia c'è davvero spazio per tutti i gusti.

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