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I MIGLIORI IANNI DELLA NOSTRA VITA – CARMELO DI IANNI, EX PUGILE E POLIZIOTTO E DECANO DEI BUTTAFUORI, È IL PROTAGONISTA DI UN NUOVO DOCUMENTARIO DIRETTO DA CORRADO RIZZA, “CARMELO: DALLA PORTA DI DOZIER ALLA PORTA DEL NOTORIOUS”: “AL NOTORIOUS CI È PASSATO TUTTO IL JET SET INTERNAZIONALE: SYLVESTER STALLONE, EDDIE MURPHY, JULIA ROBERTS, GEORGE CLOONEY... LE STAR VENIVANO PERCHÉ SI ERA SPARSA LA VOCE CHE IO NON CHIAMAVO I PAPARAZZI. NEL ‘90 FECI ABBRACCIARE SULLA PISTA DA BALLO PELÈ E MARADONA” – L’OPERAZIONE PER LIBERARE LEE DOZIER, GENERALE STATUNITENSE DELLA NATO, RAPITO DALLE BRIGATE ROSSE IL 17 DICEMBRE 1981 E TENUTO IN OSTAGGIO PER 42 GIORNI: “ARRIVAMMO IN QUESTURA E CI CHIESERO SE CE LA SENTIVAMO, ALTRIMENTI AVREBBERO CHIAMATO I CARABINIERI... AFFERRAI PER IL COLLO CHI VOLEVA TAGLIARCI FUORI E…” – VIDEO

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CLIP DEL DOCUMENTARIO Carmelo. dalla porta di Dozier alla porta del Notorious

 

 

 

Estratto dell’articolo di Maria Egizia Fiaschetti per www.corriere.it

il documentario carmelo. dalla porta di dozier alla porta del notorious 3

 

All’ingresso dei club che hanno fatto la storia della nightlife romana bastava un suo sguardo per tenere alla larga chi non si intonava allo stile del locale. Dettaglio: «Quelli con i calzini bianchi non li facevo entrare, io non li indossavo nemmeno alla prima comunione...».

 

Romano della Cecchignola, Carmelo Di Ianni, mille vite in una, è il capostipite dei buttafuori che, a 68 anni, continua a presidiare la soglia del Jackie O’. Stazza possente, voce arrochita dal sonno perduto e dai ritmi circadiani sfasati, è il protagonista del docufilm Carmelo: dalla porta di Dozier alla porta del Notorious, per la regia di Corrado Rizza, che il 16 ottobre sarà proiettato al cinema Adriano fuori concorso nell’ambito della rassegna «Alice nella città».

 

crescenzo mazza carmelo di ianni corrado rizza

Prima di diventare un personaggio del mondo della notte, amato e temuto, lei è stato un poliziotto[…] Lei ha partecipato alla liberazione di James Lee Dozier, generale statunitense della Nato, rapito dalle Brigate Rosse il 17 dicembre 1981 e tenuto in ostaggio per 42 giorni: cosa ricorda di quella operazione?

«Il problema non era liberarlo, ma trovarlo. Quella notte andammo sulle colline intorno a Verona, in una casa immersa tra i vigneti che la polizia utilizzava per proteggere i pentiti. Avevano preso dei fiancheggiatori delle Br e c’era un tipo che aspettava di essere interrogato... si faceva chiamare Airone: sapeva dove si trovava Dozier perché c’era lui alla guida del furgone con dentro il generale.

 

Gli sferrai uno schiaffo e fece un volo, poi arrivò un funzionario e riuscimmo a farlo parlare. Partimmo per Padova all’alba del 28 gennaio. Io […]

 

carmelo di ianni polizia

 Arrivammo in questura e ci chiesero se ce la sentivamo, altrimenti avrebbero chiamato i carabinieri... Afferrai per il collo chi voleva tagliarci fuori e gli urlai: “Lo abbiamo trovato noi”. Ci rimettemmo in macchina e organizzammo il sopralluogo, poi sfondammo la porta dell’appartamento in via Pindemonte bloccata da un catenaccio di ferro: l’urto fece crollare un pezzo di muro. Dentro erano in cinque.

 

Dozier era su una branda di metallo senza materasso, legato con le catene. Quando gli tolsi il cappuccio e mi vide, si spaventò e mi dette una spinta: lo rassicurai subito che eravamo della polizia. In camera da letto c’erano armi, mitra, plastico, bombe a mano, denaro... Gonfi di adrenalina, cominciammo a picchiare i sequestratori fino all’arrivo dell’ambulanza... all’uscita trovammo un lungo cordone umano ad applaudirci.

 

carmelo di ianni

Cesare Di Leonardo, uno dei brigatisti, vi denunciò per le torture e le violenze fisiche subìte durante il blitz.

«Sì, abbiamo dovuto affrontare un processo. In primo grado siamo stati condannati, in appello abbiamo ottenuto una riduzione della pena e, alla fine, l’amnistia».

 

Perché ha deciso di lasciare il corpo e cambiare vita?

«Quando sono tornato a Roma, ero di pattuglia in piazza Barberini. Una sera, dopo la partita Italia-Argentina ai Mondiali del ‘78, un gruppo di tifosi prese a pugni la porta dell’Easy Going, locale in via della Purificazione, e intervenni per sedare la rissa. Per ringraziarmi il proprietario, Gilberto Iannozzi, mi invitò e cominciai a frequentare il club... c’erano donne bellissime.

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Nell’82 Iannozzi Morì e sua moglie, Beatrice, cercava una guardia del corpo che la sera la riaccompagnasse nella sua casa all’Olgiata... Mi offrii di farle da scorta... dopo una settimana ci baciammo e iniziò la nostra storia. Nell’84 riconsegnai pistola e tesserino e lasciai la polizia».

 

Dopo aver lavorato come buttafuori in locali leggendari tra cui l’Histeria e il Jackie O’, è approdato al Notorious.

«Era un night in via San Nicola da Tolentino che Beatrice (Iannozzi, ndr) decise di rinnovare, ma durò una stagione. Poi fu rilevato da Claudio Belfiore, che lo trasformò in un posto per il dopo serata, finché lo prendemmo in gestione io e il fratello di Beatrice dal 1988 al 2003. Ci è passato tutto il jet set internazionale: Sylvester Stallone, Eddie Murphy, Julia Roberts, George Clooney...

 

Le star venivano perché si era sparsa la voce che io non chiamavo i paparazzi. Nel ‘90 feci abbracciare sulla pista da ballo Pelè e Maradona... Altri tempi... oggi i giovani bevono troppo e, se provi a faglielo notare, ti sputano addosso minacciando denunce».

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