DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI…
Marco Giusti per Dagospia
No! Malick e la creazione del mondo no! Nella doppietta di documentari di ieri sera, Voyage of Time del celebrato Terrence Malick, sorta di versione allungata dei primi 20 minuti di Tree of Life, e Austerlitz dell'ucraino Sergej Loztnitsa, ispirato ma solo teoricamente al capolavoro omonimo di William Sebald, i cinefili piu' attenti hanno scelto Austerlitz.
E hanno fatto bene, perche' Austerlitz e' uno dei film piu' importanti e moralmente rigorosi della Mostra, malamente accostato al mischione da National Geographic (che produce) e Imax di Malick, ma anche al modesto viaggio nelle lotte studentesche del pur bravo Francesco Munzi, Assalto al cielo, che sembra saperne ben poco e scelto dall'Istituto Luce un po' per caso.
Come se tutti i registi potessero fare tutto. Non e' cosi'. E solo sentire Cuore Matto di Little Tony sui titoli di testa mentre scorrono le immagini del 68 e' un dolore. Che c'entra? Guardate invece Austerlitz, che traduce dal capolavoro di Sebald due idee fondamentali. La perdita della memoria del 900, che il protagonista del romanzo, appunto Austerlitz, cerca di rincorrere in mezza Europa. E la ricostruzione delle immagini.
Austerlitz scopre il volto della madre facendosi proiettare a ralenti l'unico filmato mai girato dalla propaganda nazista a Theresin. Lotzintza prende queste idee e le ribalta oggi a Auschwitz. In bianco e nero, a macchina rigorosamente fissa, riprende il flusso di una massa incredibile di turisti che guarda e fotografa distrattamente la memoria del campo di concentramento. Si fanno selfie con la scritta "Il lavoro rende liberi", entrano e escono dai forni.
Stiamo perdendo la memoria del 900 e ogni rigore morale affogata nella moltiplicazione infernale delle immagini. Grande film che nulla concede all'ironia, all'effettone, ai violini di Desplat. Non piace a tutti. Il Voyage of Time di Malick invece ci riporta al digitale, alle ricostruzioni da National Geographic con una enfasi ormai poco interessante e un commento fin troppo recitante di Cate Blanchett. In Ameriva, nei cinema Imax, si vedra' in versione piu' corta, 45 minuti, e il commento di Brad Pitt al posto della Blanchett. Tutto quello che Lotzitsa non farebbe mai.
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