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IL CINEMA DEI GIUSTI - IL MECCANISMO DI QUESTO “SEND HELP”, SEMI-HORROR DIRETTO DAL MITICO SAM RAIMI, È ESATTAMENTE QUELLO DELLA SECONDA PARTE DI “THE TRIANGLE OF SADNESS”, MISCHIATO CON MOTIVI CHE CONOSCIAMO DA “MISERY” E “LA GUERRA DEI ROSES”, MA LA TRASFORMAZIONE DI RACHEL MCADAMS DA IMPIEGATA SFIGATA A EROINA DA “L’ISOLA DEI FAMOSI” E POI IN ANGELO DELLA VENDETTA CHE PROMETTE AL MASCHIO DI TAGLIARGLI PURE LE PALLE CON UN COLTELLO, FA LA DIFFERENZA. - NON È ALL’ALTEZZA DEI GRANDI FILM DI SAM RAIMI, QUALCHE OVVIETÀ C’È, MA LA COSTRUZIONE DEL CONFLITTO È BEN FATTA E RACHEL MCADAMS LASCIA IL SEGNO… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

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Un horror, o semi-horror, diretto e prodotto dal mitico Sam Raimi a quasi vent’anni di distanza dallo strepitoso “Drag to Hell” non me lo vedo? Certo, che me lo vedo. E di corsa.

 

Sam Raimi è un maestro, cresciuto coi fratelli Coen, ma che ha sviluppato da subito una sua precisa idea di cinema, molto legata all’horror, ma sempre con punte di ironia, come vedremo in film come “La casa”, i primi “Spider-Man”, il non dimenticato “I due criminali più pazzi del mondo” e il suo capolavoro, “L’armata delle tenebre”.

 

Anche se già vedendo il suo ultimo film, “Doctor Strange nel multiverso della follia”, mi era sembrato un po’ appannato, mi aspetto molto da questo curioso progetto di scontro di classe e di sesso, lui padrone lei impiegata, sviluppato come un survivor game, “Send Help”, dove ritroviamo la Rachel Mac Adams del “Doctor Strange” e Dylan O’Brien della saga “Maze”.

 

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Prodotto da Raimi, ma scritto da due sceneggiatori poco adatti, mi pare, al genere, Damian Shannon e Mark Swift, già responsabili assieme della versione film, non memorabile, di “Baywatch” e, singolarmente, di “Freddy vs Jason” e “Capitan Mutanda”. L’impiegata Linda Liddle dell’ufficio Strategy & Planning, interpretata da Rachel McAdams, è bravissima, una prima della classe, ma si presenta male, non fa la fighetta, e sul lavoro è massacrato dai colleghi maschi più aggressivi e motivati, come il Donovan leccaculo di Xavier Samuel, che le ha pure rubato la sua ricerca.

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Linda si illude di essere promossa a vice-direttrice dal nuovo proprietario dell’azienda, Bradley Preston, Dylan O’Brien, che ha ereditato l’azienda dal padre. Un posto che il vecchio padrone, Bruce Campbell, attore feticcio di Raimi, le aveva promesso. Ma Bradley, trumpiano, fighetto, padronale, con bella fidanzata al suo fianco, e scarpette italiane, progetta, trumpianamente, di cacciarla.

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Prima però la porterà con tutto il suo staff di maschi yuppie in una riunione in quel di Bangkok con un aereo privato. Quando l’aereo in mezzo a una tempesta affonda in pieno oceano, a salvarsi sull’isola deserta sperduta sono solo loro due, il padrone, Bradley, ferito, che non sa fare nulla e l’impiegata, Linda, espertissima di come si può sopravvivere sull’isola perché segue i survival show in tv.

 

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Ovviamente, nel gioco della sopravvivenza, i rapporti cambiano. Bradley non sa fare niente e Linda è l’unica che sappia come muoversi e non farlo morire. Si scatena una lunga battaglia tra i due, perché Bradley non si arrende alla sua inefficienza, pensa sempre di essere il maschio che comanda e Linda si è caricata di un odio di classe e di una voglia di vendetta che la farà diventare una furia.

 

Il meccanismo è esattamente quello della seconda parte di “The Triangle of Sadness” di Ruben Östlund, mischiato con motivi che conosciamo da “Misery” e “La guerra dei Roses”. La parte migliore è la prima, ma nella seconda la trasformazione di Rachel McAdams da sfigata che si mangia il tramezzino di tonno in ufficio prima in eroina da “L’isola dei famosi” e poi in angelo della vendetta che promette al maschio di tagliargli pure le palle con un coltello, fa la differenza.

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Non è all’altezza dei grandi film di Sam Raimi, qualche ovvietà c’è, e la storia, ripeto, l’abbiamo già sentita, ma la costruzione del conflitto è ben fatta e Rachel McAdams lascia il segno. Mettiamoci anche che la musica di Danny Elfman, che da sempre collabora con Raimi, è perfetta e senti comunque una intelligenza di messa in scena che non troviamo nei film di questo tipo, pronti per Netflix. In sala da giovedì 29 gennaio.

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