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COM’È FACILE BUCARE LE DIFESE INFORMATICHE ITALIANE! IL GRUPPO HACKER “IAMNOTAVILLAIN”, CHE HA RUBATO I DATI DEI CLIENTI DI REVOLUT, SOSTIENE DI AVERE COMPROMESSO PER SEI MESI I SISTEMI DELLE FORZE DELL’ORDINE ITALIANE E DI POSSEDERE 147 GB DI DATI PROVENIENTI DA DIVERSI SERVIZI DI POLIZIA, TRA CUI MATERIALE PERSONALE, COME LE CONVERSAZIONI DI UN AGENTE CHE LITIGA CON SUA MOGLIE. E HANNO ANCHE PUBBLICATO UNO SCREENSHOT CON UNA CARTELLA CONTENENTE 36.393 FILE – NELLA LORO AZIONE CRIMINALE, I PIRATI INFORMATICI AVREBBERO USATO UNA PEC COMPROMESSA DELLA PREFETTURA DI REGGIO CALABRIA – LE OPPOSIZIONI ANNUNCIANO UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE A PIANTEDOSI – IL COPASIR STA PER AVVIARE UN’INDAGINE

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Estratto dell’articolo di Alessandro Longo per www.repubblica.it

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Nelle mani dei criminali che hanno colpito Revolut c’è forse un tesoro di dati delle istituzioni italiane e chissà cosa c’è dentro. Loro – il gruppo hacker IAmNotAVillain - dichiarano di avere compromesso, per sei mesi, i sistemi delle forze dell’ordine italiane e di possedere 147 GB di dati provenienti da diversi servizi di polizia italiani, tra cui documenti interni, calendari e materiale personale, come le conversazioni di un agente che litiga con sua moglie.

 

Hanno anche pubblicato uno screenshot a conferma che mostra una cartella denominata “Italy”, di 147 GB, contenente 36.393 file distribuiti in 5.223 cartelle.

 

hacker e polizia di stato

Se fosse vero, sarebbe inquietante e infatti sul punto indaga la Polizia Postale, come apprende Repubblica, e si stanno moltiplicando le richieste di spiegazione al governo da parte delle forze politiche. A quanto risulta, anche il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) sta per avviare un’indagine, per le evidenti ricadute sulla sicurezza nazionale.

 

“Le notizie che si susseguono sul caso Revolut, ove fossero confermate, sarebbero estremamente gravi e richiedono quindi un chiarimento immediato da parte del Governo. Per questo abbiamo depositato un’interrogazione urgente al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi”, hanno dichiarato i senatori del Partito democratico, Lorenzo Basso e Antonio Nicita. Anche da Avs e Azione hanno annunciato interrogazioni simili.

 

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"Revolut - aggiungono i senatori - ha confermato di aver trasmesso dati personali e finanziari riservati di alcuni propri clienti in risposta a richieste fraudolente provenienti da un indirizzo appartenente al dominio autentico di un’autorità governativa”.

 

È stato già accertato che le richieste sono state inviate attraverso una casella Pec compromessa della Prefettura di Reggio Calabria, quindi riconducibile al Ministero dell’Interno, utilizzata dagli attaccanti per presentarsi come appartenenti alla Polizia Postale.

 

“Una ricostruzione sulla quale è necessario che il Governo faccia immediatamente chiarezza". "Se questi fatti fossero confermati, saremmo di fronte - proseguono i senatori dem - a un problema che va ben oltre il pur gravissimo episodio che ha coinvolto Revolut”.

 

ATTACCO HACKER IAmNotAVillain

Secondo il Pd, è urgente sapere: quando la casella sia stata compromessa, per quanto tempo sia rimasta nella disponibilità degli attaccanti, quante comunicazioni siano state inviate e ricevute in quel periodo e se richieste fraudolente di acquisizione di dati siano state rivolte anche ad altre banche, intermediari finanziari, piattaforme digitali, operatori di comunicazione o altri soggetti.

 

Vanno inoltre accertate la natura e l’estensione della compromissione. “Nelle ultime ore sono circolate rivendicazioni secondo cui l’accesso abusivo avrebbe riguardato anche ulteriori strutture e sistemi delle forze dell’ordine italiane. Si tratta di affermazioni che non risultano al momento confermate e proprio per questo chiediamo al ministro di riferire se siano fondate e se vi siano stati accessi ad altre caselle, documenti, sistemi o banche”, dichiarano i senatori.

hacker e polizia di stato

 

Sono le stesse preoccupazioni che rimbalzano nell’ambiente della cybersecurity nazionale. “Sarebbe gravissimo: la prefettura di Reggio Calabria ha documenti critici per l’antimafia e secondo i criminali nelle loro mani ci potrebbero essere dati anche di altri soggetti”, dice l’esperto cyber Pierluigi Paganini.

 

“La dichiarazione dei criminali è credibile. È già successo che il cryber crime mettesse le mani su dati importanti delle nostre istituzioni”, aggiunge Alessio Pennasilico, esperto di sicurezza informatica presso P4I.

 

Attacco hacker

A quanto si apprende, la Polizia Postale ha sta indagando anche su questa pista dei dati trafugati – e non solo su quella della pec violata – ma al momento non è possibile verificare la veridicità di quanto affermano i criminali, i quali possono anche avere interesse economico o reputazionale a esagerare.

 

Tocca aspettare le prossime mosse degli attaccanti che, come capitato in altri casi, potrebbero pubblicare almeno parte del "tesoretto" di dati italiani. A quel punto si capirà quanto grosso è il danno.

 

007 ESPERTI DI CYBERSICUREZZA