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LA CRISI DEL “WASHINGTON POST” NON È SOLO COLPA DI QUEL CATTIVONE TRUMPIANO DI JEFF BEZOS – LO STORICO QUOTIDIANO DEL “WATERGATE” IN QUESTI ANNI HA FALLITO LA PROVA DELLE NUOVE TECNOLOGIE ED È RIMASTO ANCORATO A UN VECCHIO MODO DI FARE IL GIORNALISMO (LA SOLITA RETORICA DELLE SUOLE CONSUMATE). NEL FRATTEMPO SONO NATE E CRESCIUTE PIATTAFORME INNOVATIVE COME “AXIOS”, “SEMAFOR”, “THE HILL”, CHE SI OCCUPANO DI POLITICA, SONO PIENI DI NOTIZIE E HANNO STRUTTURE MOLTO SNELLE (NON 800 GIORNALISTI COME IL “POST”)
Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “La Stampa”
[...] L'Ai ha affossato anche il Web, le ricerche sul sito sono calate della metà, la gente va su ChatGpt o Perplexity; Matt Murray, il direttore, ieri mattina ha convocato lo staff e spiegato le ragioni della scelta del duo Bezos-Will Lewis, l'editore portato nel 2023 con l'auspicio di trovare una strada per il profitto. Missione fallita. La compagnia perde troppi soldi e non incontra le esigenze dei lettori, ha detto Murray.
La cifra del rosso è 100 milioni di dollari all'anno, per diversi ormai. Peter Baker, fra le firme più acute e prestigiose del New York Times, ha notato che Bezos potrebbe assorbire le perdite di 100 milioni per cinque anni di fila con appena una settimana del suo reddito, se volesse. È chiaro che l'uomo-Amazon vuole altro.
Quindi la ricetta è via lo sport, via la copertura internazionale e concentrarsi su quel che la gente vuole in questa bolla d'America dove anche i pali della luce annusano politica e gossip di lobbisti e avvocati.
Restano Business, Tech, Salute, Politica e Cronaca, via anche alcuni Podcast.
Il capo degli Esteri, saputo che doveva liberarsi dei colleghi in giro per il mondo, ha chiesto di essere licenziato.
bernstein woodward graham - watergate
Ed ora? Si fa i conti anche in KStreet con l'intelligenza artificiale che divora sapienza e competenza senza consumare la suola delle scarpe, senza appostarsi per ore – come fanno Marianna o Riley o Hannah, colleghe che conoscono ogni anfratto di Capitol Hill - in attesa di una battuta di Mike Johnson o del deputato del Montana che con il suo voto decide i destini di una légge.
Murray ha parlato anche dell'ambiente più competitivo. Quando il Post è diventato "il POST", c'erano le macchine per scrivere, le rotative, poi sono arrivati Woodward e Bernstein a scrutare un vaso dei fiori esposto su una finestra di un palazzo in P Street, messaggio della "talpa" anti-Nixon.
Appostamenti e cronaca, non algoritmi. «Produciamo un lavoro eccellente, ma spesso scriviamo da una sola prospettiva, per una fetta di pubblico», anche per questo l'ingranaggio si è grippato. E la concorrenza invece corre, moltiplica abbonamenti e accessi, sta dove il pubblico risiede.
Non si tratta di confrontarsi con il New York Times – 1,4 milioni di abbonamenti - ma con start-up divenute nuovo volano e linfa dell'ecosistema informativo Usa; Axios, The Semafor, The Hill, e Punchbowl News. Ieri mattina, Jake Sherman, creatore di Punchbowl News – al Congresso non cade foglia che Jake non sappia – ha fatto un post: «È una giornata triste per il giornalismo…». E ha aperto le porte della sua creatura ai colleghi orfani del Post. […]
carl bernstein e bob woodward
jeff bezos con kash patel all inauguration day di trump
jeff bezos e washington post
washington post
jeff bezos washington post
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