john malkovich

“DALL’ASSASSINIO KENNEDY IN AMERICA TUTTO È ANDATO A PUTTANE” – IL GRANDE ATTORE STATUNITENSE JOHN MALKOVICH, CHE TORNA AL CINEMA CON “WILD HORSE NINE”, FA UN ESAME DI COSCIENZA AL SUO PAESE. E SPIEGA PERCHÉ RINNEGÒ “ESSERE JOHN MALKOVICH” (UNICO CASO IN CUI UN ATTORE RECITA IN UN FILM CON IL PROPRIO NOME NEL TITOLO): “HO VISTO IL FILM IL GIORNO STESSO IN CUI VENIVA PRESENTATO PER LA SELEZIONE AL FESTIVAL DI CANNES. NON FACEVA RIDERE PER NIENTE, ERA PROPRIO BRUTTO. HO CHIAMATO SPIKE JONZE E GLI HO DETTO: ‘TI PREGO, CANCELLA LA PROIEZIONE, SENNÒ RISCHI DI NON LAVORARE MAI PIÙ’…”

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Enrica Brocardo per il numero speciale di “D – la Repubblica”, per celebrare 30 anni del settimanale, in edicola sabato 31 ottobre 2026

 

john malkovich wild horse nine

[…] John Malkovich […] resta uno dei pochi capaci di essere riconoscibile in ogni personaggio che interpreta. Quasi un gioco di prestigio, che ripete ancora una volta in Wild Horse Nine di Martin McDonagh, al cinema dal 5 novembre, con cui ha vinto la Coppa Volpi all’ultima Mostra di Venezia. E con cui ha di fatto prenotato un possibile trionfo come miglior attore agli Oscar 2027.

 

[…] Oggi la sua vita privata è – appunto – privata. Dal 1989 è legato a Nicoletta Peyran, che lui chiama “mia moglie” anche se non si sono mai sposati, conosciuta in Marocco sul set de Il tè nel deserto di Bernardo Bertolucci. Ha due figli, Amandine, 36 anni, e Loewy, 34, e una nipotina di circa 3.

 

Per il resto lavora senza sosta. Una passione onnivora che lo ha portato a recitare anche in diverse serie tv, a dirigere spettacoli teatrali in giro per il mondo e a partecipare a progetti ibridi come Roll Over Beethoven con l’Orchestra dell’Accademia di Vienna, che sarà in tour il prossimo anno.

John Malkovich di Sandro Miller come Che Guevara di Alberto Korda

 

Partiamo da Rapa Nui: com’è stato lavorare lì e tornare agli anni Settanta?

“È un’isola fantastica, un ottimo posto per concentrarsi visto che, tartarughe a parte, non c’è praticamente altro. Gli anni Settanta li conosco bene, perché li ho vissuti e avevo già lavorato a progetti ambientati in quel periodo.

 

Forse il miglior romanzo mai scritto sull’omicidio di Kennedy è Libra di Don DeLillo, che avevo adattato per il teatro circa 30 anni fa. Lui descriveva quell’assassinio come ‘i sette secondi che hanno spezzato la schiena del secolo americano’ e, nel film, mio fratello interpretato da Tom Waits, sostiene più o meno lo stesso.

 

A Chris dice qualcosa tipo: ‘Da quel momento in America tutto è andato a puttane’. E lui gli risponde: ‘Era già una merda, solo che non lo sapevi’. È un pezzo di storia, come l’11 settembre ma del 1973, il giorno del colpo di Stato in Cile, che ha significato la perdita dell’innocenza”.

 

I suoi genitori erano entrambi giornalisti: ha mai avuto la tentazione di seguire la loro strada?

“No, proprio perché dentro quel mondo c’ero cresciuto. Non ho mai capito se abbiano approvato la mia scelta. Mio padre veniva ogni tanto a vedermi a teatro, ma non mi ha mai detto: bravo. Mi avrebbe fatto piacere? Forse sì. Ma non mi aspettavo mai i complimenti da parte sua”.

john malkovich il te nel deserto

 

[…] È vero che ha iniziato a recitare dopo essersi preso una cotta per una ragazza che faceva teatro all’università?

“Io studiavo Ecologia e lei si chiamava Joanne Kirkland, una tipa hippie come molte in quel periodo”.

 

E una volta iniziata la carriera, si è dato degli obiettivi specifici? Girare un certo film o vincere un certo premio?

“No, non ho mai fatto piani. A Chicago con Gary Sinise avevamo fondato una piccola compagnia di teatro. È successo che abbiamo portato uno spettacolo a New York e diversi produttori e registi sono venuti a vederci. Così sono arrivati i primi ruoli al cinema”.

john malkovich

 

Il primissimo è stato in Un matrimonio diretto da Robert Altman, nel 1978.

“A quei tempi per mantenermi lavoravo come autista di scuolabus. Ricordo che era estate, c’era un’afa terribile e appena potevo mi rintanavo in una stanza con l’aria condizionata. Ero abbastanza pigro, da giovane”.

 

Diremmo che da parecchio tempo non lo è più. Infatti ha lavorato in quasi un centinaio di film.

“Sa chi è stato a insegnarmi l’etica del lavoro? Dustin Hoffman. Ora so che continuerò a fare ciò che mi interessa, non sono il tipo che guarda indietro, penso piuttosto al domani. E non mi pongo il problema di quando smettere perché saranno gli altri a lasciarmi da parte al momento giusto”.

 

Ha raccontato di aver avuto esperienze difficili con alcuni registi. Quali?

“Sul set de Le relazioni pericolose, Stephen Frears un giorno mi disse a bruciapelo: ‘Visto quanto sei pagato, dovresti riuscire a girare questa scena’. Gli risposi che potevo imparare. A volte non sono le maniere dolci a farti andare avanti”.

 

Lei resta l’unico attore ad aver recitato in un film con il proprio nome nel titolo: Essere John Malkovich, diventato di fatto un cult movie.

ESSERE JOHN MALKOVICH

“Non lo volevo fare. Cioè, quando ho letto la sceneggiatura ho pensato che fosse molto divertente. Ricordo di averla finita mentre ero in volo per la Francia. Sono atterrato, ho telefonato in ufficio e ho detto: ‘Fissatemi un appuntamento con questo pazzo che l’ha scritta’.

 

Quando ho incontrato Charlie Kaufman gli ho spiegato che avrei voluto produrre e dirigere il film, ma che doveva scegliere un altro protagonista. E lui: ‘Mi fa piacere che ti sia piaciuta, ma la risposta è no’. Anni dopo mi ha contattato Francis Ford Coppola chiedendomi se mi andava di incontrare Spike Jonze che voleva dirigere Essere John Malkovich. Mi ha convinto e ho accettato”.

John Malkovich vestito dior al festival del cinema di venezia

 

Poi, però, siete entrati in conflitto…

“Ho visto il film il giorno stesso in cui veniva presentato per la selezione al Festival di Cannes. Non faceva ridere per niente, era proprio brutto. Ho chiamato Spike e gli ho detto: ‘Ti prego, cancella la proiezione, sennò rischi di non lavorare mai più’. Settimane dopo mi ha rimandato una versione tagliata, quella che è andata alla Mostra di Venezia”.

 

Un’altra passione è la moda: da dove arriva il suo amore per abiti e tessuti?

“La verità è che non lo so. Forse perché da ragazzino ero grassoccio e facevo fatica a trovare qualcosa che mi stesse bene. Sono sempre stato fissato con l’abbigliamento fin dalle elementari. Gli accostamenti per me sono fondamentali, un dettaglio sbagliato mi fa stare male fisicamente.

 

john malkovich in the new pope 1

Da ragazzo ero bravo a baseball, ma un giorno mio padre mi disse: ‘Se giocare ti interessasse quanto il tuo aspetto in campo potresti diventare un campione’. Ho anche perso una piccola fortuna lanciando le mie collezioni: forse sono un bravo attore, ma di sicuro sono un pessimo imprenditore”.

 

Eppure si è lanciato anche nella produzione di vini in Francia.

“Ecco: è solo un altro modo per buttare via dei soldi”.

John Malkovich vestito dior al festival del cinema di venezia john malkovich debra winger il te nel desertosam rockwell john malkovich wild horse ninejohn malkovich sam rockwell wild horse nineJohn Malkovich vestito dior al festival del cinema di venezia John Malkovich di Sandro Miller nel ruolo di (Ken Moody e) Robert Sherman di Robert MapplethorpeJohn Malkovich di Sandro Miller nel ruolo di Ernest Hemingway di Yousuf KarshJohn Malkovich di Sandro Miller come Igor Stravinsky di Arnold NewmanJohn Malkovich di Sandro Miller come Pablo Picasso di Irving Penn John Malkovich di Sandro Miller nel ruolo di Meryl Streep di Annie LeibovitzJohn Malkovich di Sandro Miller nel ruolo di Andy Warhol di Andy Warholthe music critic john malkovich 6john malkovich in the new pope 2sophie marceau john malkovich al di la delle nuvolejohn malkovich in the new pope 3mariana di girolamo john malkovich wild horse ninethe music critic john malkovich 8john malkovich klimt