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DIFFIDATE DA CHI SI SCAGLIA CONTRO LE “LEZIONI NON RICHIESTE” – ALDO GRASSO: “C’È UN PICCOLO TRUCCO RETORICO: DICHIARARE CON ARROGANZA ‘NON ACCETTO LEZIONI’ SIGNIFICA SOTTRARSI IN ANTICIPO ALLA POSSIBILITÀ DI ESSERE CONTRADDETTI. NON È UNA RISPOSTA, È SUSCETTIBILITÀ. C’È CHI SALE IN CATTEDRA PER IMPARTIRE LEZIONI A TUTTI, SCAMBIANDO LA PROPRIA OPINIONE PER UNA VERITÀ E C’È CHI, CONVINTO DI SAPERE GIÀ TUTTO, CONSIDERA UN’OFFESA PERSINO L’IDEA DI AVERE QUALCOSA DA IMPARARE. L’IGNORANZA PIÙ OSTINATA E FASTIDIOSA NON È QUELLA DI CHI NON SA, MA DI CHI CONSIDERA SUPERFLUO IMPARARE. IL PROBLEMA NON È SE LA LEZIONE SIA RICHIESTA, MA SE SIA FONDATA. LE ‘LEZIONI NON RICHIESTE’ NON CI DISTURBANO PERCHÉ SONO SBAGLIATE, MA PERCHÉ INTERROMPONO IL NOSTRO DIRITTO, ASSAI MENO NEGOZIABILE, DI AVERE RAGIONE”
Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”
Matteo Salvini prega Richard Gere di «non dare lezioni non richieste». I pentastellati Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi invitano i parlamentari di FdI a non dare loro «lezioni di rispetto delle istituzioni».
[…] nessuno ama il professore che sale in cattedra senza essere stato invitato. Ma qui c’è un piccolo trucco retorico: dichiarare con arroganza e presunzione «non accetto lezioni» significa sottrarsi in anticipo alla possibilità di essere contraddetti. Non è una risposta, è suscettibilità organizzata.
C’è chi sale in cattedra per impartire lezioni a tutti, scambiando la propria opinione per una verità e c’è chi, convinto di sapere già tutto, considera un’offesa persino l’idea di avere qualcosa da imparare. L’ignoranza più ostinata e fastidiosa non è quella di chi non sa, ma di chi considera superfluo imparare.
Il problema non è dunque se la lezione sia richiesta, ma se sia fondata. E qui c’è il dettaglio irresistibile: chi dice «non accetto lezioni» sta impartendo, nello stesso istante, una lezione. Che, ovviamente, considera autorizzata. È il paradosso della pedagogia delle «lezioni non richieste»: non ci disturbano necessariamente perché sono sbagliate, ma perché interrompono il nostro diritto, assai meno negoziabile, di avere ragione.
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