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"I CASALESI DOPO 18 ANNI HANNO PERSO DI NUOVO" – ROBERTO SAVIANO ESULTA: “VOLEVANO AZZERARE IL PROCESSO CHE LI CONDANNA ANCHE DOPO LA CONDANNA IN CASSAZIONE. LO HANNO FATTO CON UN RICORSO STRAORDINARIO LAMENTANDO UN PROBLEMA DI FORMA MA QUESTA ENNESIMA RICHIESTA PRETESTUOSA È STATA FERMATA DAL MURO DELLA LEGGE” - LA SUPREMA CORTE HA RESPINTO IL RICORSO STRAORDINARIO DEL BOSS BIDOGNETTI E DEL SUO AVVOCATO SANTONASTASO RENDENDO DEFINITIVE LE CONDANNE PER LE MINACCE ALLO SCRITTORE E ALLA GIORNALISTA ROSARIA CAPACCHIONE - SAVIANO: “QUELLO DEI BOSS ERA UN MESSAGGIO NON SOLO A ME, MA A CHIUNQUE VOLESSE QUERELARLI. UN MODO PER DIRE A TUTTI DI..."
Federica Olivo per huffingtonpost.it - Estratti
“Dopo 18 anni avevano provato di nuovo a far saltare il processo per le minacce che ho subito. Ma questa ennesima richiesta pretestuosa è stata fermata dal muro della legge”. La voce di Roberto Saviano è ferma, pacata, lucida. Lo scrittore ci racconta dall’inizio una vicenda giudiziaria che lo ha visto parte civile, vittima.
E che si è conclusa definitivamente lunedì 26 ottobre, dopo quasi un ventennio. Dopo che, soprattutto, sette mesi fa, la Corte di Cassazione aveva già confermato le condanne nei confronti dell’avvocato Michele Santonastaso e del boss Francesco Bidognetti, entrambi imputati per minaccia aggravata dal metodo mafioso nei confronti di Saviano e della giornalista del Mattino Rosaria Capacchione.
Quello che a tutti basta, la sentenza di ultimo grado, al boss e al suo avvocato non era bastata. Hanno deciso di insistere. E hanno perso.“Ormai, giocando con i cavilli, i boss e i loro entourage non entrano neanche più nel merito”, spiega a HuffPost lo scrittore. “Hanno provato - racconta - ad azzerare il processo anche dopo la condanna in Cassazione. Lo hanno fatto con un ricorso straordinario lamentando un problema di forma”. Un cavillo procedurale che si è rivelato poi inconsistente. E che la Cassazione ha ritenuto inammissibile. Rendendo, questa volta per davvero, la condanna definitiva.
La storia che, per dirla con lo scrittore, “è emblematica dei bizantinismi della giustizia italiana”, incomincia quasi 20 anni fa, in un’aula di giustizia di Napoli.
Era il 13 marzo 2008 ed era in corso un’udienza del processo Spartacus, che aveva ad oggetto l’attività criminale dei boss Casalesi.
Di quelle ore Saviano ricorda tutto: “A un certo punto l’avvocato Santonastaso aveva iniziato a leggere uno scritto di Bidognetti” in quello scritto, secondo la sentenza, c’erano delle minacce. Le stesse che hanno portato alla condanna per Santonastaso - condannato anche per falsa testimonianza in un altro processo - e Bidognetti. “In sostanza - racconta Saviano - in quelle parole si diceva che laddove gli imputati del processo Spartacus fossero stati condannati, saremmo stati considerati i responsabili della condanne. C’era anche un messaggio ai giudici. Si chiedeva di spostare il processo, siccome avrebbero condannato solo perché sotto pressione”. Una minaccia, hanno ritenuto le sentenze, a tutti gli effetti. Fatta davanti alla scritta “la legge è uguale per tutti”.
Oltre a Saviano, venivano minacciati la giornalista del Mattino Rosaria Capacchione e due noti magistrati: Raffaele Cantone e Federico Cafiero De Raho.
(...)
Da quell’episodio è partito un lungo processo per minacce, in cui Saviano e Capacchione sono stati parti civili. Loro vittime, contro chi li aveva minacciati. Un iter durato quasi un ventennio, che ha attraversato infinite fasi. In un primo momento era imputato anche il boss Antonio Iovine, ora collaboratore di giustizia. La sua posizione poi è stata sfilata. In un processo parallelo, i boss sono stati condannati anche per le minacce a De Raho e Cantone.
roberto saviano in aula dopo la condanna in appello del boss Francesco Bidognetti
Come ricorda la sentenza della Cassazione datata 20 marzo 2026, in un primo momento per queste minacce era stato condannato solo l’avvocato Santonastaso, che le aveva lette. La prima fase si era chiusa a Napoli, nel 2014. Il procedimento è stato poi spostato a Roma e lì è arrivata la svolta: sia il boss che il suo legale sono stati condannati in primo grado a un anno e mezzo, nel 2021.
La sentenza è stata confermata in appello e infine in Cassazione. Ma neanche il giudizio della Suprema ha fatto fermare gli imputati. Che hanno provato a sfidare la legge ancora una volta. Non riuscendoci. “Il loro era un messaggio non solo a me, ma a chiunque volesse querelarli.
rosaria capacchione foto di bacco (2)
Un modo per dire a tutti di non provare a mettersi contro di loro in un processo, perché altrimenti avrebbero fatto di tutto per farlo durare 20 anni”. E in questo caso “ci sono riusciti a farlo durare un'infinità. Dopo quasi 20 anni è giustizia?”, chiosa Saviano. Che oggi legge l’ultima parola scritta dalla Corte di Cassazione e sa che dopo l’ennesimo passaggio fatto per colpirlo questa storia è veramente finita. E lui ha vinto.
roberto saviano 6
FRANCESCO BIDOGNETTI
FRANCESCO BIDOGNETTI
roberto saviano piange dopo la condanna in appello del boss Francesco Bidognetti
roberto saviano piange dopo la condanna in appello del boss Francesco Bidognetti
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