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“LA DEMONIZZAZIONE DEI JALISSE? UN MISTERO” - CARLA VISTARINI RICORDA QUEL SANREMO ’97 DA DIRETTRICE ARTISTICA: “CON MORODER E DONAGGIO REPUTAMMO “FIUMI DI PAROLE” UNA BUONA CANZONE. NON HO MAI CAPITO COSA SUCCESSE IN SEGUITO. UN ACCANIMENTO COLLETTIVO CHE LASCIA PERPLESSI. È UN UNICUM NEL MONDO MUSICALE, UN CASO DA FILM. NON ME NE CAPACITO, ANCHE PERCHÉ VINSERO COL VOTO DELLA GRANDE GIURIA POPOLARE" - IL RUOLO DA AUTRICE PER “LA NEVICATA DEL ‘56”: “IL BRANO NON FU PENSATO PER MIA MARTINI. LO SCRIVEMMO NEGLI ANNI '70. LO PROPONEMMO A GABRIELLA FERRI CHE NON LO INCISE. RIMANEMMO DELUSI E LO METTEMMO NEL CASSETTO. POI…”
Massimo Falcioni per www.fanpage.it - Estratti
Un curriculum strabordante, talmente esteso da dover porre necessariamente dei paletti per poterlo raccontare. Non c’è ambito che Carla Vistarini non abbia toccato, non c’è settore che non abbia invaso, tra canzoni scritte e consegnate al successo immortale, programmi storici di cui è stata autrice, cinema, teatro, libri e una direzione artistica a Sanremo che la incorona, a tutt’oggi, come unica donna incaricata per quel ruolo in settantasei edizioni del Festival.
Romana, classe 1948, la Vistarini si considera innanzitutto un’accanita lettrice: “Imparai a leggere ancora prima di andare a scuola, ad appena 4 anni”, racconta a Fanpage.it. “La ritengo la passione primaria della mia vita, che si è rivelata fondamentale per il mio lavoro”.
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carla vistarini dario salvatori foto di bacco (1)
Capitolo Sanremo. La prima volta da autrice televisiva fu nel 1992 con Pippo Baudo.
Un’esperienza splendida. Ho sempre avuto una grande ammirazione per Pippo, uno dei professionisti più bravi e completi mai incontrati, coltissimo e anche spiritoso, quando gli andava. Per me fu un punto di arrivo.
Che clima si respirava?
Baudo era preciso ed esigente, ma anche divertente. Di quell’anno mi resteranno impresse soprattutto le riunioni notturne. Capitava che alle 3 di notte ci svegliasse per ridefinire la scaletta. Per lui era normale. Se ci ripenso provo affetto. Era un uomo diretto, che ti diceva quello che pensava e stava attento al minimo dettaglio. Sanremo è una macchina impressionante, che si regge su pochi giorni di prove.
carla vistarini foto di ludovica borghesi
Nemmeno il tempo di partire che ‘Cavallo Pazzo’ fece irruzione sul palco.
Con un grande come Pippo alla guida si stava tranquilli. Sapevi che aveva la capacità di gestire l’imprevisto nel modo migliore e di circoscriverlo. Gli imprevisti accadono quando si va in diretta, bisogna farsi trovare pronti. Una volta a Saint Vincent, durante ‘Un disco per l’estate’, ci fu un allarme bomba nel corso delle prove. Abbandonammo tutti il teatro in fretta e furia.
Alla vigilia c’era stata l’esclusione di Jo Squillo perché la sua canzone risultò già pubblicata. Una vicenda che venne ricostruita in “Gole Ruggenti”, film di Pingitore dello stesso anno di cui lei fu sceneggiatrice. Non può essere un caso.
Raccontammo con umorismo alcuni lati della manifestazione, che spesso è pure, soprattutto nei dietro le quinte, uno spettacolo comico. Sanremo è il principale polo d’attrazione del mondo musicale e della televisione e certe situazioni non possono che essere d’ispirazione.
CARLA VISTARINI CATERINA VALENTE
Tornò al Festival cinque anni dopo, nel 1997, stavolta anche come direttrice artistica.
Si veniva dal quinquennio baudiano e probabilmente si voleva cambiare qualcosa. La Rai decise quindi di dare vita ad un triumvirato formato da me, Pino Donaggio e Giorgio Moroder. Adottammo un regolamento che consentisse a tutti i professionisti della musica di sottoporci i loro brani. Ce ne arrivarono a migliaia e passammo giorni e notti a valutarli, alla presenza di un notaio e di un rappresentante sindacale dei discografici. Volevamo essere aperti e dare la possibilità a chiunque di essere ascoltato. Fu un bel Festival, con canzoni di livello.
Di quale canzone selezionata va più orgogliosa?
’E dimmi che non vuoi morire’ di Patty Pravo, senza dubbio. Era tutto perfetto: musica, testo, interprete.
carla vistarini federico mollicone foto di bacco
Un grandissimo artista presenta un brano scadente: si chiude un occhio sulla canzone pur di assicurarsi la sua partecipazione?
L’importanza del nome fa la sua parte, è chiaro. Ma la canzone viene prima di tutto e così ci comportammo. Cercammo di arrivare ad un giusto connubio. Non dimentichiamo che Sanremo è il Festival della canzone, non dei cantanti. Il brano musicale dovrebbe avere la massima attenzione.
Tra i big vinsero i Jalisse con “Fiumi di parole”. In quasi trent’anni non si sono mai scostati da quell’unico tormentone.
Con Moroder e Donaggio la reputammo una buona canzone, a noi piacque. Non ho mai capito cosa successe in seguito, con questa demonizzazione dei Jalisse. Partì quasi subito, con attacchi spietati. Un accanimento collettivo che lascia perplessi. Se ci si pensa è un unicum nel mondo musicale, quasi un caso da film. Non me ne capacito, anche perché vinsero col voto della grande giuria popolare.
Quell’anno condusse Mike Bongiorno, che rientrava in Rai dopo diciotto anni.
Mike fu eccezionale, così come lo furono Piero Chiambretti, che già conoscevo, e Valeria Marini, che ricoprì intelligentemente il ruolo della svampita. C’era un gioco drammaturgico preciso.
La trovata di appendere Chiambretti per cinque serate a chi venne?
A lui. Voleva effettuare un ingresso choc e fece l’angelo, appeso per larga parte dello spettacolo. Noi accogliemmo l’idea.
Come ci si sente ad essere l’unica donna ad aver ricoperto la carica di direttore artistico del Festival?
Fa piacere, non lo nego. Ma non so dirti il motivo per cui non ce ne siano state altre oltre a me. Non credo nel concetto delle quote rosa. Mi concentro piuttosto sulla bravura delle persone. Questa domanda andrebbe posta alla Rai. Ci possono essere milioni di ragioni dietro ad una scelta.
carla vistarini giorgio assumma foto di bacco
Non penso sia giusto ridurre tutto ad una questione numerica. Per quanto mi riguarda, al tempo della mia designazione a direttrice artistica del Festival da parte della Rai suppongo abbia contato l'avere titoli e crediti che garantivano all'azienda forte competenza e alta professionalità, come il bagaglio delle circa trecento canzoni scritte per i più grandi artisti italiani, o il premio David di Donatello da me vinto per il cinema, le centinaia di spettacoli televisivi, molti dei quali premiati in Italia e nel mondo, le ottime audience raggiunte, l'aver scritto anche per il teatro e rafforzato la mia competenza nel Diritto d'Autore in seno alla Siae.
A volte sono state le stesse conduttrici di Sanremo a non voler ricoprire quell’incarico.
La decisione di unire la conduzione alla direzione artistica fu di Baudo, di concerto con la Rai. Pippo era un capitano nato, voleva guidare da par suo l'evento e scegliere gli artisti e gli ospiti. Poi nel tempo è stata talmente esponenziale la risonanza e la crescita del mercato legato a Sanremo che il direttore artistico è diventato inevitabilmente anche un manager dai vasti compiti, tra cui quello di intrecciare rapporti con molteplici campi collaterali.
Nel 1998 ecco il terzo Festival, nuovamente come autrice. Era quello con Raimondo Vianello, Eva Herzigova e Veronica Pivetti.
Con Vianello fu un ritrovarsi dopo tanto tempo. Nel 1975 avevo infatti scritto per lui e Sandra Mondaini ‘Noi no, noi no’, la celebre sigla di ‘Di nuovo tante scuse’. Raimondo era un gran signore, ironico e spiritoso. Giocammo a costruire per lui, Eva e Veronica una sorta di ménage à trois sul palco di Sanremo, un racconto su cui innestare le scalette delle serate.
Tanta ironia da parte di Vianello, ma anche un certo ‘distacco’ rispetto alla kermesse. Uno stile che non piacque a tutti.
Era quello il tratto di Raimondo. Se vuoi Vianello in uno spettacolo, non puoi che aspettarti quel risultato. Aveva uno stile british, un umorismo all’inglese, molto fine e un po' cinico.
Castellacci Pignitore Vistarini autori titoli Rai
Non gli venne perdonata la gaffe con Madonna.
Quando hai a che fare con certe star bisogna adeguarsi a certi comportamenti, smorzando i toni per salvare lo show. A volte si temono imprevisti e l’obiettivo diventa quello di riuscire a contenere gli eventi e portare a casa lo spettacolo senza danni.
Che vita fa un autore a Sanremo?
Una vita dedicata, in quei pochi giorni, solo a quello. Il resto non esiste più. Non c'è tempo per nient'altro. Passi dall’albergo al teatro e viceversa, dalle prove alle riunioni, dal copione alle correzioni continue. Non puoi staccare neanche per un secondo e passi giorni in completo isolamento, fuori dal mondo esterno.
Autrice sul fronte televisivo, ma anche di canzoni in gara.
Nel 1974 scrissi ‘Complici’ per Riccardo Fogli, ma fu eliminata prima della finale. Era un periodo di austerity e Sanremo veniva mandato solo in radio, con l’eccezione della serata conclusiva. Per me autrice, che vissi quel Festival da Roma, essere esclusa dalla finale fu un colpo al cuore.
Andò decisamente meglio nel 1990 con “La nevicata del ‘56”. Il brano fu pensato appositamente per Mia Martini?
No. Lo scrivemmo negli anni settanta, senza sapere prima a chi affidarlo. Lo proponemmo a Gabriella Ferri. Accettò, ma alla fine non lo incise. Rimanemmo delusi e lo mettemmo nel cassetto. Quando tanto tempo dopo venimmo a sapere che Mia stava cercando una canzone per Sanremo ci ricordammo di quel pezzo. Mimì lo fece suo in maniera indimenticabile.
Carla Vistarini e Oreste Lionello - Salone Margherita
carla vistarini foto di bacco
carla vistarini foto di bacco
riccardo mastrangeli carla vistarini foto di bacco
Dago, Zero, Vistarini e Zaccagnini
1977, foto vintage Carla Vistarini a New York con le torri gemelle sullo sfondo
Dago, Zero, Vistarini e Zaccagnini
Renato, Carla Vistarini, Paolo Zaccagnini, Dago
carla vistarini foto di bacco
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