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Antonella Amapane per "La Stampa"
Inciampare nell'abito di Dior andando a ritirare l'Oscar per il film «Il lato positivo» ha portato a Jennifer Lawrence una gran fortuna. Il marchio francese l'ha infatti arruolata come testimonial della campagna pubblicitaria per la borsa Miss Dior, con un contratto da capogiro: 20 milioni di dollari per tre anni.
Aveva le caratteristiche giuste per rientrare nella rosa delle muse selezionate dalla maison, che sceglie attrici giovani e promettenti, possibilmente candidate all'Oscar. Dior le acciuffa un attimo prima che diventino dive per lanciarle nell'olimpo della moda consacrandole a dee di stile. Tutte i volti del marchio francese hanno in comune il carattere forte. La scelta di Jennifer Lawrence, è un' ulteriore conferma.
Ventitrè anni, vera bionda non troppo magra, cresciuta in Kentucky con due fratelli maschi più grandi, si è distinta nella parte della figlia in «Burning plain», dove la madre era Charlize Theron (protagonista della pubblicità del profumo J'adore, sempre di Dior) e la nonna Kim Basinger : due star che avrebbero potuto schiacciarla come una formica.
Invece a Venezia ha vinto il premio Mastroianni per migliore attrice emergente. Ma il ruolo per cui tutte le teen agers l'adorano è quello dove - nel fantasy «Hunger games» (è appena uscito il secondo capitolo) fa la parte di una tostissima cacciatrice che con l'arco difende il suo debole fidanzato. Insomma, una sorta di principe azzurro in gonnella.
E adesso è candidata al secondo Oscar per la parte della moglie di Christian Bale - finta cretina che alla fine si scopre essere furbissima - in «American hustle». «Sono rimasto colpito dal suo carisma sullo schermo nei film di maggior successo, ma anche dalle sue straordinarie interpretazioni di personaggi più sottili e complessi», sostiene Raf Simons, direttore artistico di Dior.
Fra i «segni distintivi» delle testimonial volute da Dior - dove figurano Marion Cotillard e negli Anni 90 Monica Bellucci, Sharon Stone e Mila Kunis - pesa anche il fatto che sappiano fare scelte coraggiose. Vale a dire: non solo film hollywoodiani, ma anche pellicole minori e impegnate. Come dire che, con l'abito, l'accessorio più importante deve essere il cervello.
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