ANSELMI RISPONDE A MARCO GIUSTI SUI CINE-POLPETTONI: “SI PUÒ DAVVERO PROVARE NOSTALGIA PER IL CIPOLLA “CHE CANTAVA GIÀ-MA… GIÀ-MA… GIÀ-MAICACATOERCAZZO”?” - “NON È PER LA SCURRILITÀ, MA UN TEMPO IL FILM DI NATALE RIUSCIVA A MORDICCHIARE I VIZI ITALICI, POI PREFERÌ UNA COMICITÀ DA CARTONE ANIMATO PER ADULTI” - “DE LAURENTIIS PER 4 ANNI, SI AFFIDERÀ A LUCA E PAOLO, E PEGGIO MI SENTO: I DUE COMICI SI BRUCERANNO”…

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Michele Anselmi per Dagospia

Marco Giusti è un critico bravo, brillante, provocatorio e spesso ha ragione. Si diverte da sempre a sbullonare la retorica del cinema d'autore, specie se programmaticamente "artistico", ma poi sa riconoscere i film di sicuro valore artistico, senza virgolette. E tuttavia, nonostante la mozione degli affetti esplicitata nel suo ampio intervento di giovedì, credo che sbagli nell'affermare che «il cinepanettone non si tocca».

Va toccato eccome, anzi buttato via: prima che diventi un mattone insipido o una poltiglia indigeribile, un genere comico "triste, solitario y final". Del resto, basterebbe dare uno sguardo alle numerose fotografie di scena da Dagospia messe a corredo della lunga requisitoria pro-cinepanettone per accorgersi di quanto siano vecchie e usurate quelle facce, quelle situazioni, quelle gag. Una malinconia infinita. Archeologia del cinema, il che non significa che i rimpiazzi siano tanto meglio, specie se si chiamano "I 2 soliti idioti", il nuovo film di Natale by Medusa-Valsecchi che dovrà vedersela con l'Antonio Albanese pirotecnico e trino di "Tutto tutto niente niente" by Fandango-Raicinema.

Mi domando. Si può davvero provare nostalgia per «i Fichi d'India che escono la buco del culo del tacchino gigante»? O per il Cipolla «che cantava Già-ma... Già-ma... Già-maicacatoercazzo»? O «per il pistolino di Boldi triturato in ‘Merry Chritmas" e le simpatiche scene nella doccia tra Christian e Boldi»? Più che altro quello di Giusti sembra un gioco cinefilo, in linea con la filosofia estetica dello "Stracult" a lungo teorizzata, pure con spunti felici.

Poi è vero: l'anno scorso Aurelio De Laurentiis ha tentato una sorta di "reboot" come s'usa dire oggi, una risuolatura del genere, con "Vacanze di Natale a Cortina", anche decente rispetto ai precedenti, ma i risultati commerciale sono stati deludenti: 11 milioni e 700 mila euro, non 13 come si ostina a dire De Sica, cioè meno di "Immaturi 2 - Il viaggio". Ci sarà un motivo o no? Tutta colpa del secondo "Sherlock Holmes"?

Guardate, a scanso di equivoci, non è questione di scurrilità. Se serve a far ridere, cari registi, siate pure scurrili. Ma la valigia nel sedere dell'ippopotamo in "Natale in Sudafrica, con tutto il resto che ne sgorgava, faceva ridere? Vero semmai, come scrive Giusti, che «se un genere popolare lascia un vuoto, di solito si trova subito chi è pronto a riempirlo, e se non si trova, si finisce con lo spostare verso il basso il film comico borghese più simile, in modo da volgarizzarlo inseguendo i gusti più facili del pubblico».

Solo che il pubblico alla fine non è così fesso: intuisce subito la fregatura perché il vuoto è nei fatti e nelle storie, sente che il massaggio cardiaco non rianimerà il cine-panettone infartuato, pure riempito di pubblicità grassa. Qualche anno fa Alessandro D'Alatri provò a far un film di Natale diverso, si chiamava "Commediasexy", con Paolo Bonolis e Sergio Rubini. Non era brutto, però passò quasi inosservato, fu respinto dalle platee allora mesmerizzate dalle farse di De Laurentiis-Parenti. Capita, anche se rivisto oggi, fuori dall'agone, quel film era sicuramente meglio di "Natale in India".

La verità? L'Italia del cine-panettone è cambiata. O magari, dopo ventotto anni, è invecchiato il cine-panettone. Un tempo, con l'intento di far ridere in chiave interclassista, il film di Natale punzecchiava mode e tic verbali, sfotticchiava burini arricchiti e bolsi aristocratici, dipingeva un'Italia vorace e invidiosa, pacchiana e malandrina. Faceva satira sociale all'acqua di rose, in forma di farsa fracassona, e tuttavia riusciva a mordicchiare i vizi di un certo costume nazionale.

Poi preferì una comicità survoltata, frenetica, da cartone animato per adulti, adolescenti e piccini, fantozziana ma senza retrogusto amaro, anche un po' desessualizzata nonostante il gran parlare di gnocca, se possibile priva di affondi triviali per non incorrere nelle polemiche sul buon gusto. Sostanzialmente soft. In "Natale in Sudafrica" c'era Belén ma non si vedeva neanche una tetta; quanto al Bunga Bunga berlusconiano, aggiunto in sala di doppiaggio a mo' di minaccioso coro tribale nella scena in cui i rattristati Ghini e Panariello rischiavano di finire impalati, era furbizia dell'ultimo momento, una strizzatina d'occhio alla cronaca politica e gossipara.

De Laurentiis quest'anno ci prova con "Colpi di fulmine", sapendo che sarà l'ultimo diretto dal già arrabbiato Neri Parenti. Si affida a Lillo & Greg e di nuovo a De Sica. Auguri! Ma non sarà facile, per lui, destreggiarsi tra i due rivali agguerriti, forse neppure trovare le sale. Poi, per quattro anni, si affiderà ai genovesi Luca e Paolo, e peggio mi sento. I due comici, che si fecero notare con "E allora mambo!", ma era il 1999, sono bravi in contesti corali, da soli rischiano d'esser caricati di una responsabilità eccessiva. Probabilmente si bruceranno.

Morale: bisogna trovare la forza di smettere, o almeno di saltare qualche turno, per rigenerarsi o andare in pensione. Lo dico, sommessamente, a Neri Parenti, ai fratelli Vanzina, a Salemme, a Boldi, a Pieraccioni, ad Aldo, Giovanni & Giacomo, a quel mondo lì. Perfino a Brizzi, che è sotto contratto per il Natale 2013 Medusa. Perfino a Checco Zalone, che però, saggiamente, ha scelto di non incasinarsi il Natale 2012, rinviando tutto a qualche mese dopo. Basta che non ci propini una "Cacada", per citare il titolo di una sua pure riuscita canzoncina sulla crisi economica nell'epoca "Full Monti.

 

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