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EREDITA’-TA’-TA’! IL MISTERO DI GIAN LUCA PELLONI BULZONI, FIGLIO ADOTTIVO DI RAFFAELLA CARRA’ EREDE UNIVERSALE DI UN PATRIMONIO CHE SUPERA I 300 MILIONI TRA CASE E DIRITTI DI IMMAGINE - L’INCONTRO A SANREMO NEL 2001 DI "RAFFA" CON LA GUARDIA DEL CORPO POI DIVENTATA LA SUA OMBRA - L’ARTISTA NON VOLEVA SI SAPESSE DELL’ADOZIONE OLTRE LA CERCHIA RISTRETTA DEI PIÙ FIDATI COLLABORATORI. TRE ANNI FA LA GIORNALISTA RAI ADRIANA PANNITTERI NEL SUO LIBRO AVEVA SCRITTO: “QUALE RAPPORTO C'ERA TRA LEI E BULZONI, ADOTTATO POCO PRIMA DELLA MORTE PER CONSENTIRE LA NOMINA A EREDE? CI SARÀ UNA GUERRA CON I NIPOTI PER LA CONQUISTA DEL SUO IMMENSO PATRIMONIO?” – NESSUNA GUERRA: CON I NIPOTI CI SAREBBE STATO UN ACCORDO, A LORO SAREBBERO ANDATE SOMME DI DENARO E PROPRIETÀ – VIDEO
Viola Giannoli per "la Repubblica" - Estratti
Se Raffaella Carrà aveva un rimpianto era quello di una gravidanza mancata, una maternità di sangue. Con Sergio Japino, il secondo grande amore dopo Gianni Boncompagni, aveva provato a avere un figlio, ma quel bambino non era mai arrivato: troppo tardi, aveva raccontato.
E così Carrà i figli se li era scelti: le ragazze dei suoi ex, i bambini sostenuti a distanza in Marocco o Guatemala, i nipoti, Matteo e Federica Pelloni, figli del fratello Renzo morto a soli 56 anni e considerati fin qui eredi unici.
E Gian Luca Pelloni Bulzoni, il figlio adottivo che oggi si scopre erede universale, beneficiario cioè dell'intero patrimonio al netto delle quote lasciate agli altri cari.
Un figlio scelto poco prima di morire, cinque anni fa, battezzato tale per amore e riconoscenza, raccontano gli amici di una vita, verso chi per vent'anni le è stato vicino.
Lucidissima, forse superstiziosa, certamente organizzatrice maniacale, Raffaella aveva voluto quel figlio d'anima anche per garantirsi un erede, sistemare il suo patrimonio, portare avanti l'attività artistica e benefica, evitare quelle laceranti beghe d'eredità comuni a tanti grandi, ricchissimi, artisti, da Pavarotti a Dalla a Gina Lollobrigida.
I due, Raffaella Maria Roberta Pelloni, vero nome di Carrà, e Gian Luca Pelloni Bulzoni si erano conosciuti, ricorda chi li ha frequentati, nel 2001 mentre l'icona globale del pop conduceva il suo Sanremo.
Bulzoni, origini ferraresi, che oggi ha 62 anni, si era presentato come guardia del corpo, poi era diventato autista, factotum, amico, assistente di fiducia, nello staff di ogni programma televisivo della Raffa nazionale dalle ultime edizioni di Carramba in poi. Solo alla fine figlio.
Di lui si sa che è fondatore e titolare, a Roma, della Arcoiris edizioni musicali, sede a Vigna Clara, stesso indirizzo di casa Carrà, l'appartamento di lusso in cui l'artista ha passato gli ultimi anni della sua vita e che per un po' è stato in vendita, invenduto: 400 metri quadrati, nove camere da letto, tre bagni, due terrazzi.
GIAN LUCA PELLONI BULZONI - FOTO CORRIERE DELLA SERA
L'adozione doveva rimanere cosa segreta, Carrà non voleva si sapesse oltre la cerchia ristretta dei più fidi collaboratori, chiusa nella riservatezza con cui ha protetto sempre la sua vita privata. Tre anni fa aveva scoperto il mistero la giornalista Rai Adriana Pannitteri che nel suo libro dedicato alla "ragazza perfetta" aveva scritto: «Quale rapporto c'era tra lei e Bulzoni, adottato poco prima della morte per consentire la nomina a erede? Ci sarà una guerra con i nipoti per la conquista del suo immenso patrimonio?».
La guerra non c'è stata. Carrà, nel suo testamento, non ha escluso nessuno degli affetti.
Con i nipoti ci sarebbe stato un accordo, a loro sarebbero andate somme di denaro e proprietà. Poi c'è l'appartamento romano, la villa all'Argentario accanto a quella da sogno progettata da Giò Pomodoro di proprietà però di Japino, un buen retiro a Montalcino, le case in Spagna e soprattutto i diritti d'immagine, della voce, del nome e delle opere dell'artista. Si parla di 300 milioni di euro. Di cui erede universale è Gian Luca Pelloni Bulzoni che ha creato la Fondazione Carrà.
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