signori, si ride il cinema comico italiano in 400 battute memorabili

NON SI PUO’ PIU’ DI’ NIENTE! SPORCHE, TRIVIALI, POLITICAMENTE SCORRETTE, IL CINEMA COMICO ITALIANO IN 400 BATTUTE MEMORABILI - “E CE L’AVRAI TE LA CLASSE, CHE, PE’ ’NGROPPATTE, UNO TE DEVE FA’ UN REGALO DA CINQUANTA MIJONI, MA IO, CO’ CINQUANTA MIJONI, SE ME VA, ME CARZO LE MEJO BUCIONE DA QUI A PECHINO, VIA BOMBAY!”, CERTIFICA CHRISTIAN DE SICA NEL FILM FRATELLI D’ITALIA – E POI “LA ‘CICCIA BAFFETTA’ DI PAOLO PANELLI, IL GIGI PROIETTI MANDRAKE DI FEBBRE DA CAVALLO (“C’HO CERTI CAZZI, MAFÀ, CHE NEMMENO TU CHE SEI PRATICA L’HAI VISTI MAI…”) - “TU LO SAI CHE JOHN WAYNE ERA FROCIO?”, DELIRA IL MANUEL FANTONI DI BOROTALCO, STRACULT DI VERDONE – LINO BANFI STRACULT: “E BENVENUTI A ’STI FROCIONI, BELLI E GROSSI E CAPOCCIONI, E TU CHE SEI UN PO’ FRIFRÌ, E DIMME IN PO’ CHE CI HA DA DÌ?” – VIDEO

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Federico Pontiggia per il Fatto Quotidiano - Estratti

 

 

toto, peppino e … la dolce vita 1

Una risata ci dannerà? 1961, il principe De Curtis e il sodale De Filippo copiano Fellini, sicché Totò, Peppino e… la dolce vita. L’attitudine è filosofica, una medium osserva che “nella vita e nella morte ci sono le cose vere e le cose supposte” e si domanda: “Le cose vere mettiamole da parte, ma le supposte, dove le mettiamo?”. Totò, alias Antonio Barbacane, non porge le terga: “Per il momento, accantoniamo le supposte…”.

 

Noi facciamo che no: sporche, triviali, scostumate, crasse, sessiste, politicamente scorrette e irricevibili che siano, le migliori e dunque peggiori esternazioni del nostro cinema vanno riesumate. E celebrate.

 

Ci soccorre Signori, si ride, laddove Alberto Pallotta e Andrea Pergolari condensano “il cinema comico italiano in 400 battute memorabili”: il viaggio nel tempo sconfessa i paraocchi e paraorecchi del moralismo qui e ora, e convoca una smodata libertà d’espressione.

SIGNORI, SI RIDE il cinema comico italiano in 400 battute memorabili

 

Prendiamo il calcio, passione così viscerale da minacciare le pudenda: “Io, la Roma, la seguo sempre, nun me so’ sposato apposta, perché se dice che le moji so’ bòne e care ma a ’n certo punto rompono er cazzo! ”, assevera il Bombolo di Delitto a Porta Romana (1980); L’allenatore nel pallone (1984) Oronzo Canà, un icastico Lino Banfi, lamenta: “M’avete preso per un coglione!”, e i tifosi a rassicurarlo “Ma no, sei un eroe! ”, fino all’organico scioglimento.

 

(...) Bud Spencer e Terrence Hill in Lo chiamavano Trinità (1971), “‘Beh, quando ha detto che nostra madre è una vecchia bagascia…’.

 

‘Ma è la verità’. ‘Sì, ma non è vecchia’”. L’imbarazzo è della scelta, il mucchio selvaggio, l’andazzo retrivo: “La ‘ciccia baffetta’ piace a tutti, ma a una certa età bisogna mangiarci un pezzetto di pane…”, prescrive Paolo Panelli a Nino Manfredi in Questo e quello (1983); “C’ho certi cazzi, Mafà, che nemmeno tu che sei pratica l’hai visti mai…”, assicura il Gigi Proietti Mandrake di Febbre da cavallo (1976);

CHRISTIAN DE SICA CRISTIANO GARDINI FRATELLI D ITALIA

 

“E ce l’avrai te la classe, che, pe’ ’ngroppatte, uno te deve fa’ un regalo da cinquanta mijoni, ma io, co’ cinquanta mijoni, se me va, me carzo le mejo bucione da qui a Pechino, via Bombay!”, sublima il Christian De Sica di – film, non di partito – Fratelli d’Italia (1989).

 

L’involuzione della specie o, meglio, del genere tradisce una Voglia matta (1962): “Se la donna fa la seccata vuol dire che ci sta, perché se non ci sta farebbe l’indifferente” e, sempre Ugo Tognazzi, “Mai mettere la donna sul piano sentimentale, sempre sul piano orizzontale, come me” – la rilevanza è penale.

 

E il sessismo contagioso, Monica Vitti non sfugge: “Ho avuto un trauma, sono sotto shock, è un disturbo neurovegetativo o è perché so’ ’na mignotta?”, s’interroga per una complice Lina Wertmüller in Dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca (1970).

fracchia la belva umana

 

Dell’orientamento sessuale si fa strame: “Come si sta bene fra noi, fra uomini, ma perché non siamo nati tutti finocchi?”, si cruccia il Melandri, Gastone Moschin, di Amici miei (1975); “Ti ho portato un grappino perché ho pensato che la camomilla è una roba da culi”, l’ineffabile Renato Pozzetto de La patata bollente (1979); “Tu lo sai che John Wayne era frocio?”, delira il Manuel Fantoni (Angelo Infanti) di Borotalco (1982) di Verdone; “I baci li danno le femminucce e gli uominisessuali…”, ammonisce il Benigni di Johnny Stecchino (1991);

 

“E benvenuti a ’sti frocioni, belli e grossi e capoccioni, e tu che sei un po’ frifrì, e dimme in po’ che ci ha da dì?”, fa rima il Banfi di Fracchia la belva umana (1981). Nello stesso film Paolo Villaggio confessa: “Io ho la penosa sensazione di essermi cagato addosso”, e il nostro cinema è incontinente pure col razzismo: “Allora, suo padre era un necrofilo?

 

(…)

lo chiamavano trinitàla voglia matta scena vasca da bagno edwige fenech renato pozzetto la patata bollente 1scena vasca da bagno edwige fenech renato pozzetto la patata bollente 4febbre da cavallougo tognazzi catherine spaak la voglia matta catherine spaak gigi proietti febbre a cavallo