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NULLA SARÀ COME PRIMA NEL GOLFO PERSICO – L’ACCELERAZIONE DELL’INEDITA ALLEANZA TRA EMIRATI ARABI UNITI E ISRAELE, UNITI CONTRO L’IRAN, È LA SVOLTA AUSPICATA DA NETANYAHU E TRUMP GIÀ NEL 2020, CON GLI ACCORDI DI ABRAMO – ABU DHABI NON SI ESPONE TROPPO PUBBLICAMENTE PER DRIBBLARE LE ACCUSE DI ESSERE AL SERVIZIO DI “BIBI”, MA ORMAI IL DATO È TRATTO: L’OBIETTIVO FINALE È LA “VIA DEL COTONE”, CHE AGGIREREBBE LO STRETTO DI HORMUZ. IL NUOVO OLEODOTTO CHE SBUCA NEL GOLFO DI OMAN SARÀ PRONTO NEL 2027 – IL PARACULISMO DEI SAUDITI, CHE BOMBARDANO TEHERAN, POMPANO PETROLIO VERSO OVEST MA SONO LEGATI A UN PATTO DI DIFESA CON IL PAKISTAN (CHE, COME DA TRADIZIONE, FA IL DOPPIO GIOCO)

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OPEC: EMIRATI, USCITA DA CARTELLO 'SCELTA STRATEGICA SOVRANA' NON POLITICA

Benjamin Netanyahu Mohamed bin Zayed

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - “La decisione degli Emirati Arabi Uniti di uscire dall'Opec e dall'Opec+ è una scelta strategica sovrana, fondata sulla visione economica a lungo termine, sulle capacità energetiche in continua evoluzione e sul costante impegno per la sicurezza energetica globale”.

 

Così il ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti, Suhail Al Mazrouei, in un post su X, riferendosi alla scelta annunciata dagli Emirati alla fine di aprile ed entrata in vigore il primo maggio.

 

DUBAI SOTTO ATTACCO

“Tale decisione fa seguito a una valutazione completa della politica di produzione nazionale e delle capacità future ed è guidata esclusivamente dall'interesse nazionale degli Emirati Arabi Uniti, dalla loro responsabilità di fornitore di energia affidabile e dal loro impegno incrollabile per la stabilità del mercato”, continua il post. Il ministro ha sottolineato come la decisione “non è dettata da considerazioni politiche, né riflette alcuna divisione tra gli Emirati Arabi Uniti e i loro partner". "Le decisioni degli Emirati Arabi Uniti sono sovrane, strategiche e guidate dall'interesse nazionale, non da speculazioni esterne”, conclude il ministro.

 

VISITE, ARMI, INTERESSI COMUNI MA GLI EMIRATI DISSIMULANO L'«ALLEANZA» CON NETANYAHU

Estratto dell’articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

 

Israele rivela, gli Emirati smentiscono, Israele rilancia. Ping pong di un rapporto particolare.

EMIRATI ARABI - PETROLIO

 

Ricapitoliamo. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha raccontato di aver compiuto una visita ad Abu Dhabi legata alla crisi iraniana. E lo ha detto per dimostrare ai futuri elettori di aver consolidato il legame con l’influente monarchia sunnita.

 

Che, però, ha subito negato in quanto non voleva fornire munizioni a chi la considera uno strumento nelle mani israeliane. Immediata controreplica da Tel Aviv con dettagli precisi sugli incontri, compreso il particolare del principe Mohammed bin Zayed che guida la vettura con a bordo l’ospite.

 

ATTACCO DEGLI EMIRATI ARABI UNITI ALL ISOLA IRANIANA DI LAVAN

Le indiscrezioni, però, non sono finite. Perché la lista dei visitatori israeliani è cresciuta. Oltre a Bibi sono andati negli Emirati il direttore del Mossad e quello dello Shin Bet (servizio interno), seguiti a ruota dal capo di stato maggiore Eyal Zamir.

 

Una rappresentanza al più alto livello che ha completato un intervento ancora più concreto: l’Idf ha fornito una batteria di Iron Dome e forse anche un sistema laser per contrastare i lanci di droni e missili da parte dei pasdaran iraniani. Azione per sottolineare l’assistenza in un momento di grande difficoltà, con gli Emirati bersagliati in modo massiccio.

 

ATTACCHI IRANIANI SU DUBAI

L’aiuto di Tel Aviv ha assunto un aspetto significativo se lo si confronta all’atteggiamento degli altri Stati che fanno parte del Consiglio del Golfo. Secondo il sito Bloomberg , Abu Dhabi aveva sollecitato l’alleanza a una rappresaglia comune contro Teheran, ma la risposta è stata negativa. Così gli emiratini hanno deciso di rompere i ranghi e hanno condotto alcuni strike di ritorsione.

 

Stessa mossa da parte di Riad, anche se è stata limitata ed è finita quasi subito per dare maggiore spazio alla mediazione del Pakistan, Paese con il quale c’è un robusto patto di difesa.

 

donald trump con mohammed bin zayed ad abu dhabi emirati arabi uniti

[...] Gli Emirati ambiscono ad avere maggiore autonomia e non vogliono essere il fratello (o fratellastro) minore dell’Arabia Saudita. Il loro disegno non si pone confini, infatti si inseriscono in crisi lontane, dal Sudan allo Yemen, su posizioni opposte a quelle di Riad.

 

Per questo vedono in Israele un partner prezioso dal quale ottenere supporto militare e tecnologico. Li accomuna l’ostilità verso l’Iran, condividono interessi pragmatici nel Corno d’Africa e in Mar Rosso, si oppongono all’Islam militante, hanno relazioni speciali con l’India.

 

Solo che vi sono momenti in cui gli emiratini preferiscono mettere sotto il tappeto i vincoli con gli israeliani. Ci sono ragioni di opportunità, sanno di essere sotto osservazione da parte degli arabi e degli ayatollah. Infatti, Teheran ha ribadito di considerare gli Emirati un partner attivo dell’attacco Usa-Israele.

 

EMIRATI ARABI - PETROLIO

Nel frattempo, gli Emirati pensano al futuro e hanno annunciato la creazione di una nuova pipeline che deve bypassare Hormuz e sbucare nel Golfo di Oman. Un tentativo di sottrarsi al ricatto iraniano. Se tutto va bene dovrebbe essere pronta già nel 2027.

ATTACCHI IRANIANI NEGLI EMIRATI ARABI UNITI

 

MOHAMMED BIN SALMAN - MOHAMMED BIN ZAYED donald trump tahnoon bin zayed al nahyan