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Camillo Langone per “il Foglio”
C’è molto Baudelaire, ovvio, e si sente profumo di Verlaine e Drieu La Rochelle, nelle nuove poesie di Michel Houellebecq, “Configurazioni dell’ultima riva” (Bompiani). Ma soprattutto c’è moltissimo Houellebecq: Michel Thomas (il suo vero nome) quando scrive versi è forse più Houellebecq di quando scrive romanzi. C’è la nostalgia del sacro: “Sparita ogni credenza / che faceva edificare / essere e santificare, / abitiamo l’assenza”. La depressione: “Questa sera ho deciso di passare a tre compresse di Halcion”.
Il porno: “Metti la lingua, un po’, sul mio cazzo / prima che non ci sia più niente affatto”. Il bisogno d’amore: “In poche amano e pochissime si donano”. C’è il sentimento della vecchiaia: “Ci incamminiamo verso la fine della partita”. C’è un autore sommo che ci offre visioni lucide e indispensabili, il turismo come nichilismo e i cani come surrogati per disperati: “Avrebbe dovuto sposarsi, avere dei marmocchi, qualche cosa; / i cani hanno un bell’essere carini, un cane resta un cane”.
Michel Houellebecq
Michel Houellebecq
michel houellebecq 4
Michel Houellebecq
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