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Aurora Snow per “Daily Beast”
twitter rivede le sue linee guida
Secondo le analisi di “Sun Trust Robinson Humphrey”, “Twitter” è pronto ad epurare 10 milioni di utenti che postano contenuti porno. Suona come una cosa drastica finché non usi la matematica: “Twitter” ha 302 milioni di utenti al mese, i cassati saranno meno del 3% del totale. Poca roba. La domanda però è: quanti utenti seguono quel 3%? Potrebbero essere molti i delusi, e soprattutto la piattaforma avrà problemi a difendere la reputazione di veicolo della libertà di espressione.
I social media hanno cambiato il modo in cui i fan interagiscono con le pornostar. “Twitter” dà accesso diretto e in tempo reale, non applica la censura all’immagine ed è uno strumento fondamentale per l’industria degli adulti, che ora è piuttosto preoccupata.
L’azienda, la scorsa settimana, ha annunciato provvedimenti per rendere più sicure le pagine, dopo che la “Nielsen” ha pensato bene di pagare tweet per promuoversi sugli account di attrici porno. Le pubblicità non dovrebbero comparire sui profili privati e questo si può arginare, ma come si fa a fermare chi posta materiale esplicito? Le pornostar si promuovono con foto e video e i produttori del settore hanno bisogno di mostrare i contenuti per differenziarsi dai concorrenti. Insomma, il loro intero giro di marketing è a rischio.
Finora, se fatto in modo corretto, postare contenuti sessualmente espliciti non viola le regole di “Twitter”. Si possono rimuovere, al limite, se vengono segnalati. E’ una zona di libertà che non teme le menti perverse e chiede responsabilità personale. Non volete vedere il porno? Non andate sul “Twitter” delle pornostar.
Pornostar come Mercedes Carrera e Missy Martinez, che usano la piattaforma come primo strumento di marketing e promozione, sperano che le nuove linee guida non siano troppo rigide. “Twitter” le ha rese persone reali, oltre che donne scopate nei film. Possono diventare famose, interagire e portare i loro fan sui siti a pagamento. Speriamo che “Twitter” rimanga uno spazio coraggioso e che gli utenti imparino a postare contenuti espliciti, segnalandoli come tali (cosa che ora spesso non fanno). Se vogliamo che i social media siano senza censura, dobbiamo pagare il prezzo della responsabilità personale.
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