campioni del mondo - italia loves unesco

"TELEMELONI" E L’ARENA DI MAZZI CELEBRANO "L’ITALIA DEL MANDOLINO" – ALBERTO MATTIOLI INFIERISCE SULLA SERATONA "MOLTO GOVERNATIVA CON SEI MINISTRI" ALL'ARENA DI VERONA PER “ITALIA LOVES UNESCO”: "IL SUPERGALA VOLEVA CELEBRARE, INSIEME, L'OPERA LIRICA, LA CUCINA ITALIANA E LA CANZONE NAPOLETANA, PROSSIMA CANDIDATA AL BOLLINO UNESCO. QUALCUNO PRIMA O POI SPIEGHERÀ L'ANTIPATIA DELL'ATTUALE RAI NAZIONALSOVRANISTA PER LA LINGUA ITALIANA, CHE PURE È COSÌ BELLA (DAVVERO NON SI PUÒ DIRE "L'ITALIA AMA L'UNESCO?"). SONO PRODOTTI PENSATI PER IL PUBBLICO GERIATRICO E GENERALISTA DI RAI1 E PER UN'AUDIENCE ESTERA ANCORA CONVINTA CHE IN ITALIA STIAMO FULL TIME A MANGIARE SPAGHETTI CON LE MANI, INTERROMPENDOCI SOLO PER SUONARE IL MANDOLINO” – IL VIDEO STRACULT AL RISTORANTE CON SAL DA VINCI, GRIGOLO, TONY RENIS E PLACIDO DOMINGO

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https://www.raiplay.it/video/2026/06/Campioni-del-mondo-Italia-loves-Unesco---05062026-acdf82f7-1bc1-47ce-8402-bf63fccee9c1.html

 

https://www.dagospia.com/cronache/video-flash-levate-er-fiasco-verona-ristorante-torcolo-si-ritrova-476662

 

Alberto Mattioli per la Stampa - Estratti

campioni del mondo italia loves unesco 1

 

Vista in tivù, la seratona molto ufficiale e governativa con sei-ministri-sei continuamente inquadrati di ieri all'Arena, titolo Campioni del mondo – Italia loves Unesco, conferma le difficoltà della Rai a fare una vera divulgazione culturale.

 

Però qualche elemento positivo c'è. Primo: il programma è noioso ma non soporifero come quello che celebrò a suo tempo, sempre in Arena, il riconoscimento Unesco al canto lirico italiano.

 

Secondo: non c'è Bocelli.

 

sal da vinci

Terzo: per una serata dedicata all'opera, si ascoltano stranamente anche dei cantanti d'opera che, incredibile, cantano appunto l'opera. Chiaro, soltanto i brani più nazionalpop, l'usato sicuro, così è contenta anche la sciura Pina, mica vorremmo farle scoprire qualcosa di nuovo, e con esiti alterni dato che le voci variano dagli amabili resti di Placido Domingo a qualche giovine star di riconosciute capacità come Eleonora Buratto o Mattia Olivieri, più l'immancabile Vittorio Grigolo che sembra inventato apposta per questi show improbabili.

 

(...)

placido domingo

Per esempio, quella di puntare su troppi cavalli contemporaneamente. Perché il supergala voleva celebrare, insieme, l'opera lirica, la cucina italiana con una cena per 500 persone preparata in diretta e la canzone napoletana, prossima candidata al bollino Unesco che è un po' come quello Chiquita sulle banane: in pratica serve a niente, ma ci sta bene.

 

Da qui una mondovisione un po' confusa, con la conduzione ineccepibilmente strillata di Milly Carlucci (però qualcuno prima o poi spiegherà l'antipatia dell'attuale Rai nazionalsovranista per la lingua italiana, che pure è così bella: davvero non si può dire «l'Italia ama l'Unesco?»).

 

Oltre alla «lirica», c'è tutto il coté canzonettaro affidato a voci di napoletanità variabile, Serena Autieri, Gigi D'Alessio, Sal Da Vinci, Massimo Ranieri sì, Gianni Morandi no, Patti Smith quando mai.

 

vittorio grigolo

Insomma, un fritto misto mediamente indigesto, come quei surgelati che assaggi e capisci che sì, è pesce; ma che pesce sia, chissà. Sono prodotti pensati per il pubblico geriatrico e generalista di Rai1 e per un'audience estera ancora convinta che in Italia stiamo full time a mangiare spaghetti con le mani, interrompendoci solo per suonare il mandolino. Ma qui appunto casca l'asino. La ragione per cui questi programmi non funzionano è la loro debolezza drammaturgica. Il problema non è la musica, ma il racconto. Non c'è un filo che leghi i vari momenti.

 

Per dire: il binomio musica-cucina non è sfruttato a dovere: all'opera si mangia e si beve di continuo, e i vari Rossini, Verdi e Puccini ci hanno lasciato fior di ricette. Ma non ce n'è traccia.

 

campioni del mondo italia loves unesco 3

Oppure: sarebbe importante esplorare i rapporti di reciproca influenza fra la musica «colta» e popolare, proprio a Napoli fortissimi. La tarantella più bella di tutti i tempi la scrisse Cristoforo Caresana (1640 circa – 1709) per la sua cantata Per la nascita del Verbo: farla sentire avrebbe subito reso evidente una tesi che è stata enunciata senza riuscire a dimostrarla. Poche sorprese in questo kolossal così inutilmente mastodontico, dove c'è di tutto, tranne un'idea.

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