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LA REDAZIONE DI “REPORT” VUOLE ALLONTANARE DA SE’ IL MARCHIO DEL TRADIMENTO VERSO RANUCCI: “NESSUNO DI NOI HA MAI SFIDUCIATO SIGFRIDO, NÉ HA CHIESTO LA SUA RIMOZIONE” – GIORGIO MOTTOLA, A NOME DELLA REDAZIONE, PROVO' A OFFRIRE UNA VIA D'USCITA A SIGFRIDO, PROPONENDO UN NUOVO ASSETTO ORGANIZZATIVO - IL CONDUTTORE RESPINSE, SPREZZANTE, LA PROPOSTA DI ESSERE AFFIANCATO DALLO STESSO MOTTOLA E DA GIULIO VALESINI – RANUCCI SI RAMMARICA CHE A METTERLO NELL’ANGOLO SIANO STATI GLI AMICI: “PERCHÉ NON HO AVUTO SOLO LAVITOLA COME AMICO. HO AVUTO PURE SANTORO, FORMIGLI, SAVIANO…” 

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Estratto dell’articolo di Antonella Baccaro per il “Corriere della Sera”

 

tavares ranucci lavitola

«Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione».

Sigmund Freud avrebbe avuto il suo bel da fare a indagare lo stato d’animo dei giornalisti di Report che, all’indomani dell’ordinanza che ha negato il reintegro di Sigfrido Ranucci, attribuendo di fatto al loro malessere la giusta causa della sua rimozione, hanno così chiarito la propria posizione.

 

giorgio mottola e alberto nerazzini al dig festival

Negare l’accusa di «parricidio», ricordare come già prima dell’inchiesta sulla bomba a Ranucci la redazione gli avesse chiesto condivisione, respingere la vulgata di un gruppo diviso tra «traditori» e «collaborazionisti», questi i punti minimi su cui la redazione ha trovato una sintesi.

 

Nessuna parola di rammarico per la sorte del giornalista, ma piuttosto la comprensibile preoccupazione che le motivazioni del giudice possano allontanare il pubblico che continua ad applaudire Ranucci. Lo ammette la neoconduttrice Claudia Di Pasquale: «Non ha vinto nessuno: abbiamo perso tutti. Perché noi ci troveremo comunque con l’esigenza di dover essere credibili, liberi, più indipendenti di prima».

 

SIGFRIDO RANUCCI

Ranucci coglie l’imbarazzo e chiosa: «I colleghi di Report potevano mandare un messaggio un po’ prima». E si rammarica che a metterlo nell’angolo siano stati gli amici: «Perché non ho avuto solo Lavitola come amico — ironizza — ho avuto pure Santoro (…), Formigli, anche Saviano».

 

Non ha tutti i torti visto che è stato il suo vicario Giorgio Mottola a offrire al giudice l’argomento principale su cui ha basato l’ordinanza: sua è infatti l’e-mail in cui il giornalista prospettava, a nome della redazione, un nuovo assetto organizzativo, in cui sarebbe diventato coautore insieme con Giulio Valesini, respinta poi in modo sprezzante da Ranucci in una risposta girata a più redattori.

 

Peccato che poi la Rai ci abbia messo del suo, promuovendo solo Valesini a co-autore e infrangendo così l’alleanza, forse l’amicizia e di certo i sogni di gloria di Mottola. In redazione la vecchia guardia degli inviati intanto scalpita: Giulia Innocenzi, Danilo Procaccianti, Luca Bertazzoni sono lì per dimostrare che il nuovo modello di Report, disegnato dal direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, non li riguarda.

giorgio mottola

 

E i nuovi conduttori? Tra le righe dell’ordinanza si legge che nel nuovo format il loro ruolo sarà lanciare i servizi: niente «spiegoni», specialità di Ranucci. Ma Daniele Piervincenzi non sembra tipo da farsi mettere in un angolo: a lui sta il compito di entrare in sintonia con una redazione che l’avrebbe buttato fuori un minuto dopo. Mentre Di Pasquale appare già pienamente nella parte della mediatrice: è lei tra le ispiratrici del ritorno al metodo Gabanelli, essendo stata allevata alla scuola della fondatrice di Report .

sigfrido ranucci giulia innocenzi puntata di splendida cornice del 30 ottobre 2025

 

In redazione per la prima volta si trovano in ruoli diversi i due inviati piu anziani: Bernardo Iovene e Paolo Mondani. Anche qui la Rai ha fatto una scelta divide et impera , portando il primo nel ruolo di co-autore. Per finire non è vero che nessuno in redazione rimpianga Ranucci: a difenderlo da sempre e per sempre (mettendolo in guardia sugli intrighi di «palazzo») c’è Raffaella Notariale […]

PAOLO MONDANI GIulio Valesini Bernardo IoveneGIULIO VALESINI - CLAUDIA DI PASQUALE - BERNARDO IOVENE - FOTO LAPRESSEBERNARDO IOVENE luca bertazzoni report