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Michael Kane per “Esquire”
Negli anni Ottanta Joan Kramer e David Heeley realizzarono un premiato documentario sulle celebrità ma non tutto quello che ripresero finì nella versione finale, così nel nuovo libro “In the Company of Legends” i due hanno reinserito le storie mai raccontate.
Elizabeth Taylor non riuscivano a contattarla, l’attrice lamentava sempre un mal di schiena, allora i registi chiesero di intercedere a Katharine Hepburn, che rispose: «Ok, ma se Liz in cambio mi chiede di partecipare a uno dei suoi eventi benefici, vi strangolo». Una volta giunti a casa della Taylor, trovarono attaccata al frigorifero una foto di lei ciccionissima: l’attrice l’aveva messa lì per ricordarsi di attenersi alla dieta. Pagava truccatrice e parrucchiera 1.500 dollari a testa per una giornata di lavoro.
libro in the company of legends
La Hepburn ricorda di quando Michael Jackson la raggiunse a Squam Lake, in New Hampshire, dove stava girando “Il lago dorato”. Trovò la popstar nell’attico della casa in cui il cast soggiornava, sembrava che nella stanza ci fosse stato un uragano e lei gli ordinò di mettere subito in ordine. Jackson, allora 22enne, obbedì, impilò tutti i vestiti su una sedia, e la Hepburn gli chiese: «Ma non sai farti una lavatrice?». No, non la sapeva fare. Erano gli altri ad occuparsene. L’attrice lo prese e lo portò a una lavanderia pubblica e gli insegnò come fare il bucato.
Anche Frank Sinatra era sfuggente. Quando riuscirono ad intervistarlo nella sua casa di
katharine hepburne con i registi
Palm Springs, gli uomini della sicurezza, armati di pistola, intimarono: «Puntate la telecamera solo sul signor Sinatra, non vi azzardate a riprendere la villa o i dintorni». Ogni mattonella della sua piscina era a forma di carta da gioco (asso di spade, regina di picche) e il suo bagno era decorato con vignette ritraenti i legami di Frank con la mafia.
Che dire delle stranezze di John Kennedy? Ogni volta che Judy Garland, star di “Il mago di Oz”, chiamava la Casa Bianca, era costretta dal presidente a cantare “Over the Rainbow” al telefono. Fred Astaire era un noto perfezionista, ma esagerò quando chiese alla “RKO” di stracciare le copie di uno dei suo film. Lui stesso lo aveva già visto al cinema.
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