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Marlow Stern per “Daily Beast”
Quando Rocco Antonio Tano aveva 9 anni, sua madre lo beccò che si masturbava sul balcone di casa a Ortona. Lui provò vergogna, l’approvazione materna era tutto per Rocco, quindi si chiuse per due ore in bagno, ne uscì solo quando lei urlò che la pasta era fredda. A tavola, trovò il coraggio di guardarla negli occhi, e lei lo tranquillizzò: «Non preoccuparti, sei solo diventato adulto».
Quel bambino impaurito è poi diventato Rocco Siffredi, lo stallone italiano, icona porno di 1400 film, stimato per il suo maestoso cazzo. Se esistesse un Monte Rushmore dei peni del porno, il suo bastone di 24 centimetri campeggerebbe lì accanto ai membri di John Holmes, Ron Jeremy e Lexington Steele. Lo incontro a Lido di Venezia, per la prima del suo documentario, in cui racconta la battaglia con “il diavolo fra le sue gambe”. Mi chiede: «Hai visto ‘Shame’?», il film diretto da Steve McQueen con Michael Fassbender nei panni di un dipendente dal sesso che combatte contro i suoi demoni a Manhattan: «Quando io l’ho visto, ho avuto gli incubi. Notte dopo notte. Fassbender nel film è passato attraverso quello ho vissuto io. In tutto e per tutto».
Accadde nel 2004, quando Rocco decise di lasciare il porno. Aveva 40 anni e i suoi figli cominciavano a fare domande sul suo lavoro. Quando iniziò col porno, si era ripromesso di non metter su famiglia, ma poi la famiglia era arrivata, e voleva tutelarla: «Un giorno giocavo con mio figlio e sentii il bisogno di andare via». Scomparve per giorni: «Cercavo sesso su internet, andavo a puttane ogni giorno. Anche transessuali, donne anziane, chiunque. Ero malato di sesso». Il punto più basso lo toccò come Fassbender nel film, che dopo essere stato respinto con sdegno da una donna e assalito dal suo fidanzato, entra in un club gay e riceve sesso orale da uno sconosciuto: «In “Shame” il personaggio va con un uomo non perché è omosessuale, ma perché il suo cervello è ridotto così male che ha bisogno di qualsiasi cosa per provare piacere. Io ho fatto lo stesso, con un uomo». E’ accaduto in una sauna, in Francia.
Ha sempre amato il sesso. Perse la verginità a 13 anni con una 21enne “che aveva il più grosso cespuglio mai visto”. A 20 anni frequentava un sex club parigino, dove era noto come il ragazzo italiano col cazzo grosso. Una sera mentre scopava una donna, si accorse di essere guardato dal suo idolo Gabriel Pontello, che aveva un sigaro in una mano e il cazzo nell’altra. Fu lui a presentarlo ai produttori giusti. Il resto è storia. Rocco è conosciuto per il sesso selvaggio sullo schermo, sculacciare e quasi strangolare sono i suoi punti forti.
ROCCO SIFFREDI CON LA MOGLIE ROSZA E I FIGLI
Non è stato sempre così. Fu introdotto al sesso estremo a 23 anni dalla pornostar inglese Tina: «La stavo scopando e a un certo punto mi ha colpito forte in faccia. Non riusciva a venire. Istintivamente le ho risposto con uno schiaffo sul culo e immediatamente è venuta. Per sei mesi abbiamo scopato solo così. E siamo andati oltre. Ho imparato che alcune donne desiderano maggiore attenzione. Quella che voi chiamate violenza, per me è dolore misto a piacere. Vanno di pari passo. Gli uomini questo lo capiscono meno delle donne. Io sono diventato esattamente quello che le donne volevano. Amo dare, sono molto generoso. Vengo solo se vengono loro».
Per via del suo stile animalesco, i produttori avvisano i clienti che il sesso sarà sfiancante e in genere danno alle donne due o tre giorni per recuperare. Racconta Rocco: «La mia reputazione da cattivo faceva sì che le donne non volessero lavorare con me. Avevano pregiudizi. Se poi venivano con me, si accorgevano che ero un ragazzo gentile. La gente ha usato il mio pene per buttarmi giù. Ho un cazzo grosso, sono il John Holmes europeo, e questo rende invidiose molte persone».
Nel documentario si ritrae come un partner attento ai bisogni delle donne. Il consenso viene innanzitutto e non ha mai ricevuto accuse di molestie sessuali, a differenza del collega James Deen: «Io dico alle attrici che sono un amplificatore. Loro decidono il volume, se alzare o abbassare. Mi adatto. Se mi chiedono di non sculacciare, non le sculaccio. Se mi chiedono di trovare il loro limite, lo cerco. Dipende dalla sfida che mi lanciano».
michael fassbender sesso gay in shame 5
Rocco non è troppo violento, ai limiti della misoginia? «Visivamente è violento. Se non capisci quel tipo di sessualità, la definisci violenza. Se la capisci, è un misto di dolore e piacere. Non amo scopare le ragazze solo con il mio cazzo. Uso tutti i sensi, annuso, mischio la saliva. Non c’entra niente con l’odiare le donne o dimostrare di essere più forte. Faccio questo lavoro da 32 anni, se odiassi le donne starei in un manicomio».
Per cinque anni è stato dipendente dal sesso e ha rischiato di rovinare il suo matrimonio. E’ tornato al porno nel 2009, si è ritirato di nuovo dopo “L’Isola dei Famosi”: «Lì sei completamente solo. Nè lavoro, né famiglia. Solo te stesso. E’ stata un’analisi, ho scoperto le mie priorità, cosa conta davvero (...). Ora faccio delle comparsate in discoteca. Gli adolescenti di 14 o 15 anni mi chiedono autografi. Una coppietta di quella età è venuta da me e lei mi ha detto: “Puoi dire al mio fidanzato che non mi piace come scopa? E’ troppo rude. Mi schiaffeggia e vuole scopare come Rocco”. Dio mio, questo non va affatto bene. Il porno non è educazione sessuale, è intrattenimento per adulti. E’ una fantasia. Ma gli adolescenti questo non lo capiscono. E l’italia è pessima, ogni genitore pensa che il figlio non guardi porno».
La cosa peggiore, dice Rocco, è aver ispirato emuli che imitano il sesso estremo senza stabilire alcuna connessione con le partner: «Se ingaggio un nuovo ragazzo per un film, la cosa che fa nei primi dieci secondi è fingere di sculacciare una donna. E’ questo quello che hanno imparato da me? Esiste il momento dell’approvazione e della connessione, poi semmai puoi spingerti più in là».
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