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LA ROMA DEI GIUSTI – “ELZA” DI ERYK ROCHA È QUALCOSA DI PIÙ DI UN SEMPLICE DOCUMENTARIO. È UNA SORTA DI MONUMENTO SU UNA DELLE ICONE DELLA MUSICA BRASILIANA, ELZA SOARES, CHE HA VISSUTO E CANTATO FINO A 91 ANNI E CHE HA ATTRAVERSATO GRAN PARTE DELLA STORIA DEL PAESE DEL SECOLO SCORSO E DI QUESTO - DOTATA DI UNA POTENZA DA CANTANTE NERA COME ELLA FITZGERALD, LOUIS ARMSTRONG QUANDO LA INCONTRERÀ NE PARLERÀ COME “UNA FIGLIA”, ELZA È INCONTENIBILE. CANTA DI VIOLENZE SOCIALI, DI BANDITI, DI POVERTÀ, DELL’ALTRA FACCIA DEL CARNEVALE. NON È MAI BANALE… – VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Forte di un premio appena vinto al Festival di Rio e della coincidenza con le terribili elezioni brasiliane di fine ottobre che vedono un pericoloso testa a testa tra il presidente uscente Lula e il figlio di Bolsonaro, arriva alla Festa del Cinea di Roma “Elza”, diretto e prodotto da Eryk Rocha, figlio del Glauber, maestro e guru del Cinema Nôvo brasiliano.
Come spesso capita in Brasile con i cantanti molto amati, “Elza” è qualcosa di più di un semplice documentario. Una sorta di monumento, costruito con una serie impressionante di repertori anche internazionali e di materiali tratti dai grandi film classici proprio del Cinema Nôvo, su una delle icone della musica brasiliana, Elza Soares, che ha vissuto e cantato fino a 91 anni e che ha attraversato, senza mai perdere l’amore del suo pubblico più popolare, gran parte della storia del paese del secolo scorso e di questo, visto che è morta nel 2022.
Elza, “bisnipote di schiava nera, nipote di una figlia di schiava, figlia della figlia di una schiava”, come amava ricordare, è l’immagine stessa della ragazza nata nelle favele più povere di Rio e della negritudine che non smetterà mai di cantare e di trasmettere allegria, come sentiamo nel pezzo che chiude il film scritto da Romulo Froes, dove Elza chiede incessantemente che la si lasci cantare. Operaia in una fabbrica di sapone, madre a 13 anni di un primo figlio, ne seguiranno altri sette, viene scoperta da Ary Barroso che rimane impietrito quando la sente cantare.
“Da che pianeta vieni?”, le chiede. “Dallo stesso pianeta tuo, il Pianeta Fame”, le dice Elza. Dotata di una potenza da cantante nera come Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, lo stesso Armstrong quando la incontrerà ne parlerà come “una figlia”, Elza è incontenibile. Canta di violenze sociali, di banditi, di povertà, dell’altra faccia del Carnevale. Non è mai banale.
Canta col popolo, per il popolo. Inciderà qualcosa come 83 dischi, in un percorso che subirà uno stop solo dall’orrenda dittatura militare del paese. Lì, Elza perderà tutto. Non avrà più un lavoro né una casa. I figli torneranno per strada. Le autorità le concederanno solo 24 ore per andarsene col suo fidanzato, il grande campione di calcio Garrincha, detto Mané. Un altro mito popolare brasiliano.
Verranno in Italia, dove staranno per due anni. In un documentario che feci con Paulo César Saraceni su Garrincha, venne fuori il loro periodo italiano. Garrincha in fase calante, ormai fuori dai giochi, anche se in un’intervista tv sulla Rai, che vediamo anche qui, alla domanda di Renzo Arbore se ha lasciato il calcio, dirà che no, non intende lasciarlo. Ma è un inferno.
Lei canta, con Mandrake alle percussioni, perfino con Giorgio Bracardi che la accompagna al piano, mi disse proprio Bracardi, ma Mané beve tutto il giorno. E’ sperduto a Roma. Beve e è pure violento con lei. E’ un grande amore, però, staranno insieme 17 anni, tra alti e bassi. Lui smetterà di bere solo nei nove mesi di gravidanza di Elza, ma quando nascerà il bambino, lui sarà di nuovo ubriaco. Andranno in giro per l’Europa come anime in pena. Parigi, Londra.
Ma niente è bello come il Brasile, dirà Elza, che tornerà alla fine a casa e riprenderà a cantare. Eryk Rocha, che ha diretto documentari molto bello come “Cinema Nôvo”, “La caduta del cielo”, dedicato al vecchio capo sciamano Davi Kopenawa, la tratta come un mito totale del paese, una santa.
La sentiamo cantare “O meo guri” di Chico Buarque de Hollanda, pensando alla morte del figlio che ebbe con Garrincha, Manuel Carlos dos Santos Jr. detto Garrinchinho. Morto in un incidente d’auto mentre andava a trovare il padre al cimitero. Ma la bellezza di Elza era anche nella sua forza. Malgardo i tanti drammi della sua vita. Malgrado la povertà e le violenze che subì, seppe sempre risollevarsi. Coprodotto da Donatella Palermo “Elza” si dovrebbe vedere anche in italia…
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