LA ROMA DEI GIUSTI - LA GAYSSIMA COMMEDIA “CLUB KID” È UNA BOMBA, E PRESUMO CHE ANDRÀ BENISSIMO IN TUTTO IL MONDO – NEL PIENO DELLE FESTE SCATENATE DEI LOCALI QUEER AMERICANI, IL RE DELLE FESTE QUEER, PETER GREEN, NON GAY, DEPPIÙ, TANTO CHE URLA “NON HO MAI TOCCATO UNA FIGA”, SCOPI PER CASO UNA RAGAZZA INGLESE SENZA RICORDARSI NULLA. DIECI ANNI DOPO SCOPRE NON SOLO CHE HA SCOPATO UNA RAGAZZA, MA CHE DA QUESTA SCOPATA È NATO UN BAMBINO, ARLO - GAY, TOSSICO, SENZA LAVORO, NON È CHE PETER SI SENTA IL PADRE IDEALE DI UN RAGAZZINO. A FARCI RIDERE NON È IL RAPPORTO TRA PETER E IL BUFFO ARLO, MA IL FATTO CHE I VERI BAMBINI CHE DEVONO CRESCERE SONO GLI ADULTI DEL FILM… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

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Finalmente ci divertiamo. La gayssima commedia “Club Kid” di Jordan Firstman è il film più atteso dalle comunità queer di mezzo mondo, come dimostrò già a Cannes, non so alla Festa del Cinema di Roma dove è stato presentato oggi abbia avuto lo stesso effetto. Ma penso di sì. Perché è molto divertente, al punto che sarà il film di Natale, quasi un cinepanettone gay, di I Wonder, che lo distribuisce in Italia il 3 dicembre.

 

Il film apre alla grandissima, nel pieno delle feste scatenate dei locali queer americani di dieci anni fa, con battute di effetto sicuro. “What do we want? Drugs! - When do want them? Now!”. Quindi cockailt di coca e ketamina, scopate nei cessi e la sicurezza che di etero ce ne sono proprio pochi. “Posso portare mia cugina etero?”, chiede in una festa una ragazza.

 

Nel mezzo di tanta confusione capita che il re delle feste queer, Peter Green, interpretato da Jordan Firstman, non gay, deppiù, tanto che urla “Non ho mai toccato una figa”, altra buona battuta, scopi per caso una ragazza inglese senza ricordarsi nulla il giorno dopo. Figurarsi dieci anni dopo.

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Eppure proprio dieci anni dopo, mentre lo troviamo messo davvero maluccio dopo tante bombe di ogni tipo, appena scaricata da Sophie, la sua socia, l’esuberante Cara Delevingne, che gli spiega “You’re a drug addict and you’ve lost the plot”, riceve la visita di una curiosa inglese nera, Edison, interpretato da Kirby Howell-Baptiste in un numero da paura, che gli fa una rivelazione e un regalo.

 

La rivelazione è che dieci anni prima non solo ha scopato una ragazza, amica sua, ma da questa scopata è nato un bambino. Il regalo, visto che la madre si è appena suicidata dopo essersi messa con un tipaccio a Londra, è proprio il ragazzino, Arlo, Reggie Absolon, un buffo, tenero inglese coi riccioli che sa tutto di Cocteau Twins e Elliott Smith, e va pazzo per New York. Gay, tossico, senza lavoro, non è che Peter si senta il padre ideale di un ragazzino di dieci anni.

 

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Edison si dissolve e Peter diventa, volente o nolente, suo padre. Qui parte una commedia come la avrebbe potuta fare Checco Zalone, in realtà sarebbe perfetto. Cioè il più tossico agitatore di feste queer di new York che educa un figlio. Non solo. Lo presenta anche alla sua comunità di amici queer, gli farà fare il dj con un trans nero enorme di nome Saffar.

 

Insomma. Il film è una bomba, e presumo che andrà benissimo in tutto il mondo. E’ decisamente meno per signore dei Parioli rispetto alle tante commedie o drammi o biopic lesbo che stiamo vedendo. Ma scivola decisamente nella commedia dopo questo grande inizio trasgressivo. Non che sia un male, perché siamo su buoni livelli di commedia.

 

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“Facciamo gli adulti”, dice a un certo punto Cara Delevingne, “fammi due strisce”. La verità è che a farci ridere non è il rapporto tra Peter e il buffo Arlo, sapientone di musica, o la storia romantica tra Peter e un ragazzo messicano dei servizi sociali, Diego Calva, ma il fatto che i veri bambini che devono crescere sono gli adulti del film. Sono loro che piangono, che hanno crisi, che compiono sciocchezze. Sarà un successo in tutto il mondo.

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