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LA ROMA DEI GIUSTI – INCREDIBILE MA VERO: I PERSONAGGI DI GIANNI ZANASI, CHE SI PRESENTA ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA CON “E’ ANDATA COSÌ”, RIMANGONO FEDELI A SÉ STESSI DOPO QUASI TRENT’ANNI. INGUARIBILI ROMANTICI, SVITATI MA POSITIVI, PRIVI DEL BENCHÉ MINIMO SUCCESSO, MA IMPEGNATISSIMI NEL NON RAGGIUNGERLO, UNA FAMIGLIA ALLARGATA CHE SI MUOVE NELLA PROVINCIA PIÙ LONTANA AGGRAPPATI A UN’IDEA DI FELICITÀ – TROVIAMO UNO SCOMBINATO PROTAGONISTA CHE SI MUOVE NEL SOTTOBOSCO MUSICALE, MICHELE RIONDINO NEI PANNI DI TONY, AGENTE SFIGATISSIMO DI CANTANTI NON MENO SFIGATI DI LUI, CHE TORNA A CASA… – VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Incredibile ma vero, i personaggi, oltre alle ambientazioni e ai temi dei film di Gianni Zanasi, che si presenta alla Festa del Cinema di Roma con “E’ andata così”, scritto assieme a Michele Pellegrini e a Giacomo Ciarrapico, l’autore della saga di “Boris”, già attore in un primissimo film di Zanasi, “Nella mischia”, rimangono fedeli a sé stessi dopo quasi trent’anni.
Inguaribili romantici, svitati ma positivi, privi del benché minimo successo, ma impegnatissimi nel non raggiungerlo, una famiglia allargata che si muove nella provincia più lontana aggrappati a un’idea di felicità. Mettiamoci anche, piccola novità, un velo di tristezza per i tempi che cambiano, quello che abbiamo perduto, fosse solo il jazz, il rock, Ibsen, la citazione di Tolstoi che sentiamo in troppi film italiani (“Le famiglie infelici sono infelici ognuna a modo suo”), e di rancore per i tic attuali. “Tutto, ma mood mai!”.
Diciamo che a vent’anni dal fortunato “Non pensarci”, troviamo ancora uno scombinato protagonista che si muove nel sottobosco musicale, Michele Riondino nei panni che furono di Valerio Mastandrea, come Tony, agente sfigatissimo di cantanti non meno sfigati di lui, che torna a casa, nel paesino etrusco inventato di Aria, dalla moglie Cecilia, Valentina Lodovini, perché Elisa, interpretata da Alma Teresa Giardina, figlia di lei e del primo marito, il regista sperimentale fallito Christophe, Valerio Mastandrea, ha tentato il suicidio per amore. Mettiamoci anche un altro marito, Guido, interpretato dal grosso e barbuto Leonardo Lidi, che troviamo in tutti gli ultimi film italiani (“Serpenti”, “Scherzetto”, “Il ministero dell’amore”), manager pippato diventato rider di Glovo, che ha con Cecilia un altro figlio, maschio, più piccolo.
Aggiungiamo ai tre mariti un fratello di lei, Matteo, Pier Luigi Pasino, satanista di provincia con tutta una setta di satanisti di provincia, e la fidanzata cantante di Tony, che verrà accolta nel gruppone e si scoprirà trans. Tutto gira attorno alla Cecilia di Valentina Lodovini, che tiene a guinzaglio i suoi uomini in una bella casa in campagna dove non è chiaro chi cucini e chi paghi le bollette.
Quando, grazie al PNNR, vengono offerti a Christophe 60 mila euro per tornare a dirigere una commedia in città da un orrendo politico filogovernativo, e lui vorrebbe rifiutare, tutta la famiglia allargata decide che deve accettare per risolvere i problemi finanziari di Cecilia e salvare dai servizi sociali Elisa, che, sedicenne, rischia di essere mandata in affidamento con una famiglia così scombinata.
Così partono le prove degli “Spettri” di Ibsen diretto da Christophe e interpretato da tutta la famiglia, compresi i satanisti di provincia. Gran caciara. Non tutto funziona. E non sono più i tempi di “Non pensarci”.
E forse era inutile scomodare Ibsen, anche perché non sono tanto i fantasmi del passato a spaventare i nostri personaggi, ma quelli del presente. Ma il film ha lo stesso una sua freschezza e un suo velo di malinconia per un mondo e un cinema che non ci sono praticamente più.
Riondino è bravissimo in un ruolo nuovo per lui di pura commedia, inaffidabile e cazzone, la scena di botte fra lui e la Lodovini è notevole, Mastandrea si diverte a fare per la prima volta il vecchio alla Abatantuono o lo stravagante alla Guzzanti, la Lodovini ha la sua grazia anche quando punta una doppietta a Mastandrea o mena Riondino. E’ un film imperfetto, è vero, ma è vivo, pieno di idee. In sala dal 5 novembre.
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