LA ROMA DEI GIUSTI – RISPETTO A TANTI BIOPIC SUI CANTANTI CHE SI VEDONO ULTIMAMENTE, CREDO CHE QUESTO “JE SO’ PAZZO”, IL FILM SU PINO DANIELE, SIA UNO DEI PIÙ REALISTICI, PUNTA SUI "DISOCCUPATI ORGANIZZATI", "LOTTA CONTINUA", LE BANDIERE ROSSE, SENTI I VERI VICOLI, E FINALMENTE SI EVITA LA TRAPPOLA DELLE CANZONI FAMOSE PRESENTATE COME FOSSERO MOMENTI TOPICI DI SFIDA - TENDE PIUTTOSTO A FLUIDIFICARE IL RACCONTO INSERENDO NATURALMENTE SIA LE CANZONI SIA LA REALTÀ DELLA CITTÀ, E SI PONE SINCERAMENTE IL PROBLEMA CHE NON SI PUÒ FARE UN BIOPIC DOVE NON SUCCEDE NULLA, A PARTE LA MUSICA - ESCE DOMANI IN SALA… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

massimiliano caiazzo in je so' pazzo 6

Per chi è cresciuto nei Quartieri a Napoli tra “Carmela è una bambola” e il blues che sentiva suonare dai marinai neri nei localini del porto, la formazione artistico-musicale di Pino Daniele, che è poi in gran parte il suo fascino e la chiave della sua popolarità, è sempre stata chiarissima.

 

Le sue canzoni sono dei rock-blues cantati, come diceva lui in lingua napoletana. Ma la sua storia personale, l’infanzia nei Quartieri, i problemi con il padre Gennaro, fetente e giocatore, con la madre, massacrata dal padre, con le zie che lo avevano cresciuto e lo volevano vedere sistemato con il posto fisso, il primo grande amore con Dorina, ragazza del Vomero, non la sapevamo.

 

Probabilmente era già tutto scritto, almeno quello che si può scrivere, nel libro che gli ha dedicato il figlio Alessandro, che è alla base di questo film, ma vederlo messo in scena, devo dire, nelle vere stradine di Napoli, negli ambienti giusti e con le facce giuste degli attori in questo “Je so’ pazzo”, un biopic su Pino Daniele che si ferma al 1981, al concerto di Piazza del Plebiscito a un anno dal terremoto, fa un altro effetto.

massimiliano caiazzo in je so' pazzo 5

 

 E, finché la storia del suo tormentato rapporto col padre, col fratello, con la fidanzata poi moglie funziona, funziona anche il film. Evitando, inoltre, quel meccanismo terribile, e molto televisivo del momento magico che vede il cantante scrivere la canzone di successo. E poi, subito dopo, un’altra, con l’aria di quello che sta pensando.

 

Mi sembra che qui il regista, Nicola Prosatore, che ha diretto qualche anno fa “Piano piano” e i suoi cosceneggiatori, Edoardo Puma, Claudio Salsa, il neo-produttore Filippo Valsecchi, figlio di Camilla Nesbitt e Pietro Valsecchi, che qualche anno si esibiva come cantante col nome d’arte di Filo Vals, abbiano proprio cercato di evitare il momento della creazione della hit, che sia sia “La tazzuliella ’e caffè” o “Je so’ pazzo”, puntando a una più giusta e realistica costruzione della storia.

massimiliano caiazzo in je so' pazzo 4

 

E per farla hanno chiamato sì una giovane star della nuova fiction napoletana come Massimiliano Caiazzo di “Mare fuori”, ingrassato ad arte e capelluto, come giovane Pino Daniele (ma non canta e non suona lui, ve lo dico subito), ma anche bravissimi attori di teatro e di cinema come Giovanni Ludeno, che fa un padre, Gennaro, di rara ambiguità e violenza interiore, Antonia Truppo e Monica Nappo che fanno le zie che lo crescono come fossero le indimenticabili sorelle Fumo, Massimiliano Rossi nel consueto ruolo di cattivo e la giovane Mariasole Pollio come Dorina, la fidanzata che abita al Vomero.

 

massimiliano caiazzo in je so' pazzo 1

Rispetto a tanti biopic sui cantanti che si vedono ultimamente, credo che sia uno dei più realistici, punta sui "disoccupati organizzati", "lotta Continua", le bandiere rosse, senti i veri vicoli, e finalmente si evita la trappola delle canzoni famose presentate come fossero le Ercolate, cioè i momenti topici di sfida, dei film di Ercole e Maciste, anche se l’incontro con Peppino Di Capri, per il quale scriverà “Napul’è” non è male.

 

Tende piuttosto a fluidificare il racconto inserendo naturalmente sia le canzoni sia la realtà della città, e si pone sinceramente il problema che non si può fare un biopic dove non succede nulla, a parte la musica.

massimiliano caiazzo in je so' pazzo 5

 

Così bene hanno fatto sceneggiatori e regista a chiudere la storia al 1981, quando ancora il racconto funziona, tralasciando le successive fidanzate e mogli, insuccessi e successi. Pur sempre all’interno di un buon prodotto di fiction televisivo, “Je so’ pazzo” di Nicola Prosatore ha qualcosa in più, fosse solo per rispetto del personaggio, amatissimo, e della sua storia famigliare, magari per la presenza di una giovane star come Massimiliano Caiazzo, che potrebbe farne un successo in sala.

 

Presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma nella sezione “Gran Public”, esce domani in sala in tutta Italia. 

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