dolly parton

SEX DOLLY – CON LE SUE MAMMELLE EXTRALARGE, GLI STRASS, GLI SCOLLI E LO SGUARDO MALANDRINO, DOLLY PARTON È STATA UN’ANTESIGNANA DELLE SYDNEY SWEENEY E DELLE MAGGIORATE DI OGGI – NEL 1978 POSÒ PER UN’INDIMENTICABILE COPERTINA PLAYBOY. E 5 ANNI FA TORNÒ “CONIGLIETTA” PER UN GIORNO, PER IL MARITO CARL… - IL “NEW YORK TIMES”: “AVEVA LA VOCE DI UN ANGELO TERRENO. LA SUA VOCE ERA ANGELICA NON PERCHÉ POSSEDESSE UNA QUALCHE PERFEZIONE DIVINA O UNA BELLEZZA IRRAGGIUNGIBILE, MA PERCHÉ SEMBRAVA AVERE A CUORE PERSONALMENTE IL BENESSERE DI CHIUNQUE LA ASCOLTASSE, ILLUMINATA DALL’INTERNO DA UNA BENEVOLENZA QUASI ULTRATERRENA” - VIDEO

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DOLLY PARTON TORNA «CONIGLIETTA»: LA COPERTINA DI PLAYBOY (43 ANNI DOPO)

Estratto dell’articolo di Nicola Bambini per www.vanityfair.it – articolo del 24 luglio 2021

 

dolly parton su playboy

Era il 1978 quando Dolly Parton catalizzò su di sé l’attenzione di mezzo mondo posando per un’indimenticabile copertina di Playboy. Oggi, a 43 anni di distanza, l’artista country americana - classe 1946 - ha indossato un look molto simile a quello che usò per quell’iconica cover: papillon e polsini in paillettes fucsia, corpetto nero e le immancabili orecchie per tornare a tutti gli effetti «coniglietta».

 

Ma dietro alla trovata di Dolly, c’è anche una romanticissima motivazione. «Mio marito Carl ha sempre adorato quella copertina. Così, stavo cercando qualcosa che lo rendesse felice visto che è il suo compleanno. Pensa ancora che io sia una ragazza sexy dopo 57 anni trascorsi insieme, di certo non cercherò di dissuaderlo», ha concluso nella breve clip, che ha avuto un grande successo tra i fan, ma non solo.

 

Tra Instagram e Twitter, infatti, ha totalizzato oltre 10 milioni di visualizzazioni, con migliaia di commenti e complimenti. D’altronde Dolly è una delle icone dello spettacolo americano: in oltre quattro decenni di carriera discografica, si è guadagna l’appellativo di «regina della musica country», con 25 singoli giunti in vetta alle classifiche statunitensi e 44 album finiti nella top ten di genere.

 

 

dolly parton vestita da coniglietta per il marito 1

Tra l’altro, lo scorso novembre, ha donato una cifra molto importante per creare il Dolly Parton Covid-19 Research Fund, contribuendo alla ricerca di un vaccino efficace contro il Coronavirus. A suo modo, anche quella resterà per sempre un'indimenticabile «copertina».

 

DOLLY PARTON HAD THE VOICE, AND CONCERNS, OF AN EARTH ANGEL

Traduzione di un estratto dell'articolo di Lindsay Zoladz per il “New York Times”

 

Di solito, quando diciamo che qualcuno ha la voce di un angelo, intendiamo dire che non sembra del tutto umana — che possiede un falsetto etereo, squillante, cristallino, sospeso molto al di sopra delle preoccupazioni dei mortali.

 

Dolly Parton, morta martedì all’età di 80 anni, aveva la voce di un angelo terreno. Conosceva bene la sporcizia e il fango e la bruttezza, la vergogna della povertà, il gelo del dolore, il bruciore pulsante di un cuore geloso. E questo significava che sapeva anche esattamente come lenire al meglio quelle sofferenze attraverso le canzoni, preparando da sé i propri balsami per qualunque male affliggesse.

 

dolly parton 2

La sua voce era angelica non perché possedesse una qualche perfezione divina o una bellezza irraggiungibile, ma perché sembrava avere a cuore personalmente il benessere di chiunque la ascoltasse, illuminata dall’interno da una benevolenza quasi ultraterrena.

 

Quanti cantanti, nella storia della musica popolare, ci hanno detto una qualche variante di «andrà tutto bene / sarà tutto a posto»? Quando però lo faceva Dolly, come nel suo trascinante singolo del 1977 «Light of a Clear Blue Morning», quel sentimento riusciva in qualche modo a trascendere il cliché. Dolly riusciva a fartelo credere.

 

Parlare di lei al passato sembra ancora sbagliato. Dolly Parton era un’icona americana che sembrava più grande della morte stessa, un Paul Bunyan con un’acconciatura cotonata e tacchi a spillo tempestati di strass. Quella statura derivava in parte dal fatto che riscriveva continuamente la propria leggenda, con arguzia ma anche con un accorto controllo della propria immagine, nei cosiddetti «Dollyismi» che disseminava nelle interviste, nelle battute sul palco e nelle apparizioni pubbliche.

 

 

dolly parton 1

E così sappiamo dalle sue stesse labbra che i suoi genitori erano talmente poveri da pagare con farina di mais il medico che l’aveva fatta nascere, e che la loro baita di una sola stanza nelle Great Smoky Mountains aveva «acqua corrente, se eri disposto a correre a prenderla».

 

Sappiamo anche che, se fosse dipeso da lei, avrebbe vissuto ben oltre gli 80 anni. Una volta, quando le chiesero come avrebbe voluto essere ricordata tra 100 anni, Parton scherzò: «Voglio che dicano: “Dio, come li porta bene i suoi anni!”».

 

Le parti più durature della leggenda di Parton erano quelle che aveva immortalato nelle canzoni. Alcune delle sue composizioni più amate elevano momenti cruciali della sua vita a moderne fiabe popolari, animate da dettagli vividi, quasi cinematografici. «Coat of Many Colors», del 1971, rievoca un episodio della sua giovinezza, quando sua madre cucì insieme degli stracci per farle un cappotto che gli altri bambini a scuola derisero: «Non riuscivo a capirlo», canta Parton ormai adulta, ancora addolorata, «perché io mi sentivo ricca».

 

dolly parton 7

La bella cassiera di banca dai capelli rossi che flirtava con suo marito continua a vivere nell’infamia in «Jolene», in un testo e in un’interpretazione vocale che insieme danno vita a una delle confessioni di bisogno affettivo e insicurezza più strazianti (e più reinterpretate) della musica popolare.

 

Parton rese immortale la sua decisione di intraprendere la carriera da solista in «I Will Always Love You», un tenero addio al suo datore di lavoro ed ex partner nei duetti Porter Wagoner che diede il via al suo passaggio dal country al pop.

 

Quell’ambizione senza complessi di diventare qualcosa di più della cosiddetta «cantante donna» dello show televisivo di Wagoner spianò la strada alle donne delle generazioni successive (Reba, Shania e Taylor, per citarne solo tre) perché seguissero il suo percorso.

 

La canzone offrì inoltre a Parton l’opportunità di mostrare la propria abilità di donna d’affari: rifiutò di vendere metà dei diritti editoriali a uno dei suoi idoli, Elvis Presley, quando lui volle inciderne una cover. «Tutti cercheranno di approfittarsi di te, se possono», rifletté Parton decenni dopo. «Queste sono le mie canzoni — sono come i miei figli».

 

[…]

dolly parton e il marito carl dean 2

 

Nel terzo atto della sua carriera incredibilmente lunga, Parton diventò una creatura che, a detta di tutti, si era estinta: una celebrità che piace praticamente a tutti. La quantità e la varietà degli omaggi arrivati dopo la sua morte lo testimoniano — è difficile immaginare un’altra persona capace di suscitare parole gentili sia da parte del presidente Trump sia dalla coprotagonista di Parton in «9 to 5», Jane Fonda.

 

Ma il favore universale che Parton suscita rende anche la sua morte più dolorosa, perché piangiamo la perdita di qualcosa di ancora più grande di una delle cantautrici più amate della nostra epoca. Piangiamo anche i valori che ha incarnato con grazia fino alla fine: compassione, gioia accompagnata dal buonumore, un desiderio sincero del benessere del prossimo. Tutto questo, insieme a una convinzione radicata fin nelle ossa che andrà tutto bene, che sarà tutto a posto.

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