DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI…
SIGFRIDO, SOLITARIO Y FINAL – RANUCCI È STATO ORMAI ABBANDONATO DAI SUOI COLLABORATORI PIÙ FIDATI: GLI INVIATI DI “REPORT” PRENDONO LE DISTANZE DAL “FRATERNO AMICO” DI LAVITOLA! PUR PRECISANDO DI NON AVERLO MAI "SFIDUCIATO" O "SCARICATO", CHIEDONO ALLA RAI DI RIFONDARE IL PROGRAMMA SUPERANDO “LA SOVRAESPOSIZIONE DI UN SINGOLO CONDUTTORE, PER EVITARE CHE IL PROGRAMMA SIA IDENTIFICATO CON LA SUA IMMAGINE”, COM’È STATO NELL’ERA RANUCCI – LA SOLUZIONE? UN COMITATO-SOVIET DI QUATTRO INVIATI-AUTORI IN FORMATO "AVENGERS", CHE SI ALTERNINO A ROTAZIONE ALLA CONDUZIONE. I NOMI PIÙ ACCREDITATI: PAOLO MONDANI, BERNARDO IOVENE, GIORGIO MOTTOLA, GIULIO VALESINI E GIULIA INNOCENZI
Comunicato degli inviati di Report del 28 agosto 2026
Gli inviati di Report non hanno mai sfiduciato o “scaricato” Sigfrido Ranucci. Non abbiamo alcuna intenzione di fare un favore di questo tipo a tutti i nemici storici e attuali di Report.
Chi fa il gioco di accusare gli inviati di Report di una sorta di tradimento nei confronti di Sigfrido Ranucci ha in animo solamente di distruggere la trasmissione e di piegarla ai diktat della politica. Non siamo certamente noi, che in queste settimane abbiamo sostenuto la riconferma di Ranucci, ad aver chiesto la sua sostituzione o rimozione, ma lo hanno fatto a gran voce esclusivamente i gruppi editoriali e i partiti della maggioranza di governo.
Negli scorsi giorni l’azienda ci ha annunciato la nostra convocazione per la prossima settimana allo scopo di comunicarci unilateralmente, senza margine di discussione, le soluzioni adottate per la nuova conduzione e gestione del programma. Sappiamo che sono stati avviati già colloqui e sondaggi informali di soggetti esterni all’attuale squadra di Report per definire la nuova catena di comando del programma.
Per questa ragione, abbiamo inviato al direttore Paolo Corsini una lettera per bloccare qualsiasi tentativo di commissariamento e normalizzazione di Report, spiegando che all’interno del programma ci sono tutte le professionalità necessarie per garantire l’operatività e continuare a rilanciare la trasmissione. L'unico nostro interesse è difendere l'indipendenza di Report e la libertà di svolgere il nostro lavoro, come abbiamo potuto fare finora, con passione, dedizione e autonomia.
LA TRINCEA DI RANUCCI MA GLI INVIATI DI PUNTA NON LO SEGUONO: ORA CONDUCIAMO NOI
Estratto dell’articolo di Antonella Baccaro per il “Corriere della Sera”
sigfrido ranucci con la redazione di report
Abbandonato dai suoi collaboratori più stretti, poche ore prima di essere messo da parte dalla Rai, che ieri stava ancora perfezionando il dossier. Sigfrido Ranucci dopo l’attentato subito dal «fraterno amico» Valter Lavitola, mercoledì scorso è stato scaricato dai suoi inviati di fiducia, pronti a prenderne il posto.
Lui intanto resiste: «Qualsiasi incarico minore è un demansionamento. Perché dovrei accettarlo? Per cose scritte sui giornali che non sono vere? Con la mia storia poi?». E ancora, in serata: «Siamo in attesa di una decisione, che ha una chiara matrice politica, ma io resisto fino all’ultimo».
Tornando alla redazione, il luogo in cui si è perpetrato il «parricidio» è stata la chat interna che due giorni fa ribolliva di allusioni a riunioni carbonare organizzate da autori di punta, all’insaputa degli altri, e dei loro abboccamenti con il direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini.
Ed è proprio sulla chat che si è consumata la spaccatura definitiva tra quella parte di redazione che avrebbe voluto pubblicare un comunicato di sostegno a Ranucci, e il gruppetto dei «big» che ha lasciato la chat, redigendo una propria nota firmata «gli inviati di Report».
paolo corsini sigfrido ranucci commissione vigilanza rai foto lapresse
Chi si celi dietro questa formula, lo si apprende da fonti interne: Giorgio Mottola e Giulio Valesini, prima di tutti, Giulia Innocenzi, Paolo Mondani, Bernardo Iovene, Manuele Bonaccorsi, Danilo Procaccianti. Si tratterebbe proprio del gruppo di lavoro su cui Ranucci ha investito negli ultimi anni, come dimostrano i livelli retributivi raggiunti rispetto ai colleghi. […]
LA REDAZIONE DI REPORT HA GIÀ PRONTO IL DOPO RANUCCI: STOP AL ONE MAN SHOW
Estratto dell’articolo di Simona Musco per “il Dubbio”
giorgio mottola parla con marco carnabuci, marito di francesco spano
La redazione di Report prepara il dopo-Ranucci: non più l’uomo solo al comando, ma una conduzione corale, con un ritorno alle grandi inchieste, mettendo da parte la personalizzazione e l’eccessiva politicizzazione del programma a favore del vero giornalismo investigativo.
È il senso della lettera spedita dagli inviati della trasmissione al direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini, dopo che l’azienda ha comunicato l’imminente sospensione del conduttore.
[…] Non è una sfiducia a Sigfrido Ranucci, tiene a sottolineare la redazione in maniera decisa: guai a definirlo un tradimento. Ma è lo stesso Sigfrido Ranucci, lamentandosene con il Fatto quotidiano, a definirlo tale, dichiarando di sentirsi «tradito dai colleghi con cui ha lavorato fianco a fianco per anni» e che ora stanno progettando un futuro senza di lui.
[…] La tempistica non è irrilevante. La redazione […] ha aperto il dibattito […] quando dall’azienda è arrivato il messaggio che il conduttore non sarebbe stato confermato e che si trattava ormai di ragionare sul futuro del programma. Per evitare qualsiasi «normalizzazione» o «commissariamento», dunque, meglio agire in prima persona, per difendere Report.
sigfrido ranucci con parte della redazione di report
La lettera, di cui il Dubbio può rendere conto, parte dunque dalla necessità di salvaguardare autonomia editoriale, indipendenza e integrità del programma, messe a dura prova non solo dalle ombre che si sono allungate a causa del rapporto tra il giornalista e l’affarista Valter Lavitola, presunto mandante del suo attentato,ma anche per gli attacchi politici che ne sono derivati.
Il progetto di «ristrutturazione» in cinque punti, sviluppato dai principali inviati del programma e condiviso con il resto della squadra, contiene una revisione profonda del modello costruito negli ultimi anni attorno alla figura di Ranucci: meno centralità del conduttore, dunque meno personalismo, per evitare che l’idea politica di chi si trova alla guida diventi la linea editoriale del programma, più controlli interni e un programma nuovamente concentrato sul giornalismo - e non sul populismo - investigativo.
È qui che emerge la critica, necessariamente indiretta ma evidente, alla conduzione personale di Ranucci. Gli inviati propongono di superare quella che definiscono la «sovraesposizione di un singolo conduttore», perché il rischio è che il programma finisca per essere identificato «con la sua immagine e le sue opinioni personali». Così com’è stato per tutta l’era Ranucci.
Discontinuità non significa però rinunciare alle inchieste sulla politica, ma sottrarre il programma alla sovrapposizione tra inchiesta e battaglia politica quotidiana e tornare a parlare dei grandi sistemi di potere economico e finanziario.
[…] Nessuna opposizione, trapela dalla redazione, qualora la Rai decidesse di lasciare Sigfrido al proprio posto. Ma la narrazione di una spaccatura tra ranucciani di ferro, pronti a fare le barricate per salvare il one man show, e “nemici di Sigfrido” non regge più. «Nessun collaborazionista», ma nemmeno un suicidio di massa, filtra con prepotenza da via Teulada. È Report il bene da salvare. E per farlo bisogna cambiare quasi tutto ciò che negli ultimi anni lo ha reso il “Report di Ranucci”.
[…] Report è «innanzitutto un prodotto collettivo», costruito attraverso il lavoro autonomo di cronisti che sviluppano le proprie inchieste. Si tratta di una delle poche realtà italiane che consente a un giornalista di lavorare per mesi, persino anni, su un’inchiesta, raggiungendo un livello di «profondità e complessità piuttosto raro» nel contesto informativo italiano. Per questo la trasmissione viene definita «una delle risorse più importanti e preziose del servizio pubblico». E proprio per questo, secondo gli autori del piano, sarebbe pericoloso «fermare, normalizzare o limitare» il lavoro della redazione.
LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI
È il rischio che avvertono soprattutto a causa della pressione politica esercitata dalla destra di governo, che rappresenterebbe «un attacco ferale alla libertà di stampa garantita dalla nostra Costituzione». Il conduttore, nel corso degli anni, è diventato il volto pubblico della trasmissione, ma il programma resta la somma di «sensibilità, punti di vista e opinioni differenti».
Che non necessariamente coincidono con quella di chi lo guida. Da qui la proposta di evitare che le decisioni editoriali siano concentrate nelle mani di un unico responsabile. Il progetto prevede infatti un gruppo autoriale di almeno quattro persone scelte all’interno della squadra - Paolo Mondani, Bernardo Iovene, Giorgio Mottola e Giulio Valesini sono i nomi indicati - chiamato a confrontarsi con inviati e redazione attraverso riunioni periodiche.
Lo stesso principio viene applicato alla conduzione. La soluzione è una conduzione a più voci. Giulio Valesini per i primi due blocchi, Giorgio Mottola per quello centrale, poi una rotazione tra gli inviati per la parte finale. E soprattutto una presenza in studio ridotta: brevi lanci, destinati a introdurre le inchieste, senza trasformare il conduttore nel protagonista della puntata.
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 6
L’altro punto centrale della lettera riguarda i contenuti. Gli inviati sostengono che negli ultimi anni Report abbia progressivamente abbandonato il modello delle grandi puntate monografiche per una formula più frammentata, quasi da magazine. La proposta è di tornare alle inchieste lunghe, capaci di raccontare «storie di sistema innanzitutto in ambito economico-finanziario e politico» e gli «angoli bui e meno battuti dagli altri mezzi di informazione», con un blocco centrale dedicato a una sola grande investigazione.
È il ritorno a un giornalismo che non vive necessariamente dell’ultima polemica politica. Con una ridefinizione dell’agenda: Report dovrebbe tornare a scegliere i propri temi, anziché inseguire continuamente l’attualità, per offrire agli spettatori «strumenti critici per interpretare la contemporaneità».
PELLEGRINO D'AVINO, UNO DEI QUATTRO DELLA BANDA DELL ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI
[…] Con un paletto politico-professionale preciso, indicato ieri all’azienda da una nota degli inviati: no «a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report». All’interno della redazione, sostengono, ci sono già le professionalità necessarie per garantire la continuità del programma. Qualsiasi scelta diversa, aggiungono, sarebbe giudicata come ostile. Il dopo-Ranucci, per la redazione, non può diventare un dopo-Report.
Ma il modello costruito intorno al giornalista va superato, per salvare quello che la redazione considera il suo elemento più importante: il giornalismo investigativo.
paolo corsini sigfrido ranucci barbara floridia foto lapresse
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