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Daniela Ranieri per il “Fatto Quotidiano”
Non vinceranno. Li annienteremo con i nostri valori. Basta accendere la Tv per rendersene conto: i talk show ospitano l' esercito del Bene che avanza da via Teulada, Saxa Rubra, sedi Sky e nei casi estremi persino dal tinello di casa. È composto da esperti di terrorismo e da nostri ministri e parlamentari con in tasca il foglietto delle cose da dire ("Il terrorismo è più forte se l' Europa è divisa", "È un attacco al cuore dell' Unione", "Siamo vicini a Bruxelles", col cuore beninteso) e il culo in pizzo alla sedia, casomai li chiamasse la Farnesina per un intervento d' urgenza.
Se Enrico Mentana riesce per tutto il pomeriggio a evitarci le nullità lallatorie di presidenta della Camera e ministro dell' Interno (che per chi non lo sa, è Alfano), la sera ci tocca il cast al completo. A Di martedì, Giorgia Meloni impone con calma la linea: "Siamo sotto attacco!".
Per alleggerire, Floris mette faccia a faccia Luttwak, esperto voluttuoso di strategie militari, e l' archimandrita di Venezia Haddad, che siccome ha un cappello strano e conosce l' arabo potrebbe sembrare musulmano (è cattolico greco-malchita), dunque ottimo per far incazzare Luttwak.
Forse per fare a gara di copricapi bizzarri Ballarò ospita l' imam Yahya Pallavicini, nel ruolo del parafulmine più o meno subliminale dell' inesistente guerra di religione. Nei servizi in esterna si raccoglie l' umore della gente: a Tor Pignattara alcuni romani propongono la pena di morte, e nessuno fa notare che potrebbe essere un deterrente un po' debole per dei kamikaze.
Per molti ha ragione Salvini, a prescindere. Il quale Salvini avevamo lasciato a twittare foto di se stesso fatalmente scampato alla strage nelle strade di Bruxelles, e adesso Ballarò riesce ad avere in collegamento in esclusiva, come del resto Quinta colonna e Porta a Porta. Ubiquo e ringraziante Iddio, su Rai tre insulta Gad Lerner, colpevole di aver fatto notare come non costituisce un atto di eroismo in sé trovarsi nel raggio di chilometri dal luogo di un attentato.
Intanto Luttwak individua in Crozza uno dei nemici interni dell' Occidente ("Voglio andare via e bere della vodka, perché ho sentito il tuo comico fare l' equivalenza morale tra i terroristi e i piloti che bombardano"), poi illumina le masse con un' analisi strategica da emicrania: "In Italia il sistema di intelligence ha retto fino a ora ma in futuro non si sa".
A Porta a Porta il candidato sindaco di centrodestra di Milano (non Sala, l' altro, Parisi) dice che lui non sottovaluterebbe il problema della sicurezza: "Non possiamo più vivere in questo modo". Intanto si vanno a disturbare dei musulmani a caso per costringerli a dissociarsi: nessuno riesce a farli confessare di essere in realtà in procinto di fare un attentato.
A Di martedì si è intanto seduto il povero Bertolaso, che voleva parlare di buche e invece deve rispondere a domande di geopolitica. All' incalzare del conduttore, dichiara che se fosse sindaco di Roma non esiterebbe a mandare i vigili in eventuali covi jihadisti.
Dopo le 23 Floris ci regala una perla da cortocircuito semiotico: "Non c' è fine all' orrore di questa giornata. Diamo il benvenuto a Francesco Rutelli".
L' aveva detto del resto Renzi nella conferenza del pomeriggio: "Abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza". Allora a posto, stiamo sereni.
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