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“ORA STO SPESSO DA SOLO, QUINDI NON È CHE POSSO EVADERE DA ME STESSO. RESTO UN PO’ INCHIODATO” – DOPO ESSERE STATO OPERATO ALLA SCHIENA, VASCO ROSSI PUBBLICA SUI SOCIAL UNA RIFLESSIONE SUL SUO STATO D’ANIMO E SULLA DEPRESSIONE: "HO SEMPRE AVUTO QUESTO ASPETTO PSICOLOGICO UN PO’ BALLERINO. MAGARI NELLA VITA UNO ESCE E SI DISTRAE. ECCO, IO NON POSSO USCIRE MOLTO, QUINDI NON MI DISTRAGGO. PER VIVERE FINO IN FONDO LA VITA BISOGNA MORIRE DA VIVI" - IN PASSATO IL ROCKER DI ZOCCA AVEVA RACCONTATO L’IMPORTANZA DELLA LETTURA DI PROUST IN UNA FASE NO DELLA SUA VITA. ERA UN PERIODACCIO PER ME, TEMPO DI DEPRESSIONE, E FORSE È STATA 'LA RECHERCHE', A SALVARMI…”
Giorgio Burreddu per repubblica.it - Estratti
Cinque anni fa aveva raccontato in una intervista al Venerdì di Repubblica che Proust l’aveva salvato dalla depressione. Oggi forse, Vasco Rossi dovrebbe riprendere in mano la Recherche, visto l’ultimo post social. Come sempre schietto e molto capace di analizzare i suoi stati d’animo, ha confessato che non sta vivendo benissimo questi giorni in cui deve rimanere fermo e a casa, dopo l’operazione alla schiena fatta a Bologna dal professor Gasbarrini che il rocker ha pubblicamente ringraziato. Ecco le sue parole:
«Per vivere fino in fondo la vita bisogna morire da vivi. Io per esempio sono morto non so quante volte. Si muore e se ti va bene muoiono anche certe convinzioni, le brutte idee, qualche modo di vedere sbagliato, o di pensare. In ogni caso arrivi a un punto dove in effetti ti sta crollando tutto intorno. Sono momenti necessari anche questi. Almeno per me che sono sempre stato così - anche quando ero giovane avevo questo aspetto psicologico un po’ ballerino. Poi ora sto spesso da solo quindi non è che proprio posso evadere da me stesso...Perché magari tu nella vita esci e ti distrai. Ecco, io non è che posso uscire molto, quindi non mi distraggo. Allora rimango un po’ inchiodato».
Vasco, a 74 anni, è passato attraverso tante storie, tanti momenti no, tanti successi e una popolarità cosmica, ed essendo abituato a una forma di riflessione istintiva, ha spesso condiviso i passaggi esistenziali, anche per aiutare gli altri ad affrontarli. Nel 2021 aveva appunto raccontato che era stata una fortuna, per lui incontrare Proust nel momento peggiore:
«Ci ho vissuto dentro per mesi - aveva spiegato -, perduto in tutte quelle sensazioni, in tutte quelle emozioni descritte così precisamente e profondamente fino all’ultima pagina. Non mi sono annoiato un attimo, mai. È successo più o meno una ventina d’anni fa. Era un periodaccio per me, tempo di depressione, e forse è stata proprio lei, la Recherche, a salvarmi».
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