un bon petit soldat

LA VENEZIA DEI GIUSTI – CON “UN BON PETIT SOLDAT”, STÉPHANE BRIZÉ TORNA AI TEMI PIÙ AMATI, QUELLI DEL LAVORO E DELLE DINAMICHE DEL CAPITALISMO EUROPEO – LA PROTAGONISTA È UNA STREPITOSA ALBA ROHRWACHER NEI PANNI DI CARLA MORETTI (MAGARI UN OMAGGIO A NANNI…), RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE DI UNA COMPAGNIA DI ASSICURAZIONI, FEROCEMENTE DIRETTA DA UN CEO-VAMPIRO COME QUELLO COSTRUITO DA VINCENT LINDON – UN GRANDE FILM TESO MA IN GRADO DI TOCCARE ELEMENTI DI COMMEDIA MISCHIATI AL DRAMMA, SU UN TEMA ATTUALE E TERRIBILE. IMPERDIBILE… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

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Era lecito aspettarsi un ottimo film da Stéphane Brizé, autore di film seri e sempre molto sentiti, come “La loi du marché”, “En guerre” e “Un autre monde”, sul mondo del lavoro e sulle dinamiche del capitalismo europeo e cosa queste provocano alle persone che ne sono travolte.

 

 L’unica concessione al tempo non lavorativo e alle storie d’amore Brizé se lo era ritagliato tre anni fa con “Hors-saison”, che segnava l’ingresso tra i suoi attori preferiti della nostra attrice di punta, Alba Rohrwacher.

 

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Con “Un bon petit soldat”, scritto con Coralie Amédéo e, soprattutto, con Olivier Gorce, autore anche della sceneggiatura di “La loi du marché”, le aspettative erano anche più alte, un po’ perché torna ai temi più amati, quelli del lavoro, un po’ perché ne è protagonista assoluta una strepitosa Alba Rohrwacher nei panni di Carla Moretti (magari un omaggio a Nanni…) responsabile delle risorse umane di una compagnia di assicurazioni ferocemente diretta da un Ceo vampiro come quello costruito da Vincent Lindon, al suo sesto film con Brizé.

 

E va detto subito, anche rispetto ai grandi applausi che alle proiezioni della stampa stamane hanno accolto il film, e gli applausi erano partiti già alla fine della lunga sequenza pre-titoli, le aspettative non sono state disattese.

 

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”Un bon petit soldat” è un grande film alla Brizé, teso ma in grado di toccare, anche grazie ai suoi attori e alla loro duttilità, elementi di commedia mischiati al dramma, su un tema attuale e terribile, quello della vita lavorativa nelle aziende in Francia, cioè nell’Europa capitalista di oggi, e nel ruolo del bon petit soldat, che cerca di salvare un matrimonio, il rapporto col figlio che sente solo al cellulare mentre fa carriera come tagliatrice di testa sempre più disumana, Alba Rohrwacher si dimostra attrice meravigliosa pronta non solo per la Coppa Volpi, ma dovrà vedersela con Jeon Do-yeon, la protagonista di “Possible Love” di Lee Chang-dong, ma per il cinema internazionale.

 

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In una serie di sequenze tutte costruite sulle sue capacità recitative, Alba riesce a passare da soldatino corazzato del “mostro” Arnaud di Vincent Lindon, col quale ha un rapporto di sudditanza, a sua orrenda yes-man che licenzia in tronco una collega solo perché non è in sintonia con gli interessi della società a madre fragilissima che vede sgretolarsi sotto i piedi la sua vita famigliare.

 

Per arrivare a un finale dove, mentre passa uno spot trionfalistico sulla compagnia di assicurazioni, capiamo che le sue certezze non esistono più. Che il suo mondo sta cadendo.

 

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E noi, e la nostra morale (“me ne fotto della morale” urla nelle prime scene Lindon) con lei. Come tanti altri film che sono passati a Venezia il tema della morale, del lavoro, dei rapporti tra vita e cieca fedeltà al potere, è dominante in questo perfetto “Un bon petit soldat”. Imperdibile,

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