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“SPACCIATA PER MORALITÀ SEVERA MA GIUSTA, L'IDEA ROBOANTE CHE IL POLIZIOTTO CHE COMMETTE REATI MERITEREBBE IL DOPPIO DELLA PENA, È UN COROLLARIO DEL FANATISMO” – FRANCESCO MERLO: “ALLA BASE C'È LA PRETESA DELL'OBBEDIENZA ASSOLUTA ALLE REGOLE, AI VALORI, AL DUX, AL LEADER, AL PARTITO, ALLA CHIESA, AL "DOVERE", ALL'ONORE DI UNA DIVISA, AL GIURAMENTO A UN'IDEALE, A UNA BANDIERA, A UN'APPARTENENZA, A UNA RELIGIONE. È UNA MOSTRUOSITÀ DA REGIME DEL TERRORE RENDERE SPIETATA LA PUNIZIONE AL SOLDATO DEL PROPRIO SCHIERAMENTO, AL MILITANTE, AL COMPAGNO, AL CAMERATA. ATTENZIONE PERÒ, LO STESSO FANATISMO HA UNA FACCIA UGUALE E CONTRARIA: LA COMPLICITÀ VERSO ‘IL COMPAGNO CHE SBAGLIA’…”
Dalla rubrica delle lettere di “Repubblica”
Caro Merlo, da destra ricicciano quella frase demenziale di Almirante ("se il colpevole è dei nostri, allora pena doppia") che è la summa di tante ingiustizie: si governa in nome di tutti e non dei nostri o dei vostri; la pena deve essere equa, giusta, non doppia. Proprio vero: la destra è rimasta dove è sempre stata.
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
Risposta di Francesco Merlo
Spacciata per moralità severa ma giusta, l'idea roboante che il poliziotto che commette reati meriterebbe il doppio della pena, è un corollario del fanatismo. Alla base c'è la pretesa dell'obbedienza assoluta alle regole, ai valori, al dux, al leader, al partito, alla chiesa, al "dovere", all'onore di una divisa, al giuramento a un'ideale, a una bandiera, a un'appartenenza, a una religione.
È una mostruosità da regime del terrore rendere spietata la punizione al soldato del proprio schieramento, al militante, al compagno, al camerata. Almirante, con onestà, riproponeva e declamava per il Msi la retorica fascista che lo aveva formato e che non aveva mai rinnegato. Stalin schierava il battaglione di disciplina per controllare alle spalle i propri soldati durante il combattimento e uccidere, come fossero disertori, quelli che solo esitavano o si impaurivano. E la chiesa bruciava gli eretici e la mafia incapretta i pentiti.
Attenzione però, lo stesso fanatismo ha una faccia uguale e contraria: la complicità verso "il compagno che sbaglia", la speciale benevolenza, la protezione e la difesa del militante o del collega poliziotto che, come ora dice Cinturrino di sé stesso, ha "perso la testa", ha commesso il male stando però dalla parte giusta, che è sempre la nostra.
Ho letto che Cinturrino, al quale come a un'enciclopedia del male attribuiscono di tutto, avrebbe detto: "Ho perso la testa, mi sono spaventato per quello che ho fatto e per quello che poi sarebbe successo a me e alla mia famiglia, perché sappiamo come vanno in Italia i procedimenti alle forze dell'ordine". Ecco, come vanno secondo Cinturrino?
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