DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE…
DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO – MICHELE SERRA CI VUOLE TRASFORMARE IN UN POPOLO DI PANIFICATORI: "UN PO' COME OGGI SI SCOPRE (TRAUMATICAMENTE) LA SCARSA AUTONOMIA ENERGETICA, LA GUERRA COSTRINGE A RISCOPRIRE QUANTO È IMPORTANTE IL PANE. SEMBRA UNO SLOGAN E FORSE LO È: MA SE FOSSIMO, OVUNQUE NEL MONDO, PIÙ PRODUTTORI E MENO CONSUMATORI, SAREBBE PIÙ SOLIDA LA NOSTRA VITA QUOTIDIANA…"
Michele Serra per “la Repubblica”
Si leggono previsioni apocalittiche sugli approvvigionamenti di cereali, e sulla fame prossima ventura nei Paesi meno autonomi dal punto di vista agricolo. I governi possono fare qualcosa, ma non molto, perché il mercato mondiale è in gran parte nelle mani di pochi soggetti privati; il prezzo del grano è oggetto di speculazioni colossali da ben prima di questa guerra, anche senza un legame apparente con l'andamento dell'annata agricola.
Può quasi dimezzarsi, quasi raddoppiare, senza che produttori e consumatori possano farsene una ragione, e calmierare un gioco speculativo che non tiene conto né degli uni né degli altri. Le varie associazioni contadine mondiali - a partire da Terra Madre - da almeno due decenni parlano di sovranità alimentare come via maestra per dare modo ai popoli di "fare da sé", ovviamente tenendo conto dei limiti climatici e geografici, ma cercando di rimediare alla preoccupante dipendenza di moltitudini che non possono più decidere cosa coltivare e come coltivarlo perché il latifondo si mangia la terra e perfino le sementi sono proprietà delle multinazionali che le hanno brevettate. Meno produttori, più consumatori: in sintesi è questa la tendenza della filiera del cibo.
Un po' come oggi si scopre (traumaticamente) la scarsa autonomia energetica, con una affannosa rincorsa alle fonti alternative e alle risorse interne, la guerra costringe a riscoprire quanto è importante il pane, e quanto tortuosa e fragile è la via che lo porta nelle nostre case. Sembra uno slogan e forse lo è: ma se fossimo, ovunque nel mondo, più produttori e meno consumatori, sarebbe più solida la nostra vita quotidiana.
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