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    “NADIA SOFFRIVA PER GLI ATTACCHI SOCIAL E NON RIUSCIVA AD ACCETTARLO” - PAOLO CALABRESI RICORDA LA TOFFA: “ERA UGUALE A COME SI MOSTRAVA DAVANTI ALLE TELECAMERE. DICEVA CHE LE IENE ERANO LA SUA VITA E LO DIMOSTRAVA. RACCONTAVA QUELLO CHE LE ERA SUCCESSO CON TRANQUILLITÀ PERÒ NON ENTRAVA NELLO SPECIFICO; LA MIA SENSAZIONE ERA CHE LO FACESSE PER NON SPAVENTARE E NON SPAVENTARSI…”


     
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    Chiara Maffioletti per il “Corriere della sera”

     

    paolo calabresi paolo calabresi

    C' era anche Paolo Calabresi alla guida delle Iene quando Nadia Toffa ha debuttato alla conduzione. Ma lui la ricorda fin dall' ingresso in quel gruppo che poi è diventato la sua famiglia. «È arrivata come se ne è andata, con un grande sorriso e una grande energia.

    Li ha portati in redazione, regalando a tutti tanta allegria».

     

    Una redazione prevalentemente maschile...

    «Si confondeva più tra i maschi che tra le donne. Aveva quel sorriso che ha mantenuto fino alla fine, era il sorriso di una persona determinata. Aveva una tendenza particolare alla dimensione social, da cui è arrivata anche qualche cattiveria. Ne soffriva e non riusciva ad accettarlo».

    NADIA TOFFA NADIA TOFFA

     

    Le parlava della malattia?

    «Raccontava quello che le era successo con tranquillità però non entrava nello specifico; la mia sensazione era che lo facesse per non spaventare e non spaventarsi».

     

    Aveva chiesto di continuare a trattarla normalmente...

    «Io le ripetevo che stava molto meglio con le parrucche che con i suoi capelli. Ridevamo quando dovevamo imparare i nostri balletti. Era venuta in radio da me a presentare la sua canzone, Diamante Briciola: le dicevo che era di una bruttezza senza precedenti e lei ne era consapevole, poi off line abbiamo riso parecchio».

     

    Cosa le piaceva di lei?

    «Che fosse uguale a come si mostrava davanti alle telecamere. Diceva che le Iene erano la sua vita e lo dimostrava. Ha fatto inchieste importanti. Quando si trattava di attaccare era l' inviata modello. Ti parlava a un centimetro dalla bocca e ti stava addosso finché le davi la risposta che cercava».

    NADIA TOFFA NADIA TOFFA

     

    Sembrava appassionarsi ai temi che raccontava.

    «Non c' era differenza tra quello che faceva sul lavoro e quello che si portava a casa. A settembre arrivavamo tutti in redazione con l' ansia di avere un paio di servizi già pronti...

    lei ne aveva otto, dieci...».

     

    Quando l' aveva sentita l' ultima volta?

    «A fine maggio, poi ci siamo scritti ma dopo poco era diventato difficile. L' ultima cosa che mi ha scritto è stata never give up ».

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