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    PER DISINNESCARE LA MINA CREDIT SUISSE LA SVIZZERA È PRONTA AL SALVATAGGIO DI STATO – L'ISTITUTO ELVETICO SCRICCHIOLA PESANTEMENTE A CAUSA DEGLI SCANDALI E DEGLI INVESTIMENTI SBAGLIATI DEGLI ULTIMI ANNI. IL TITOLO VA A PICCO E SONO SALITI AI MASSIMI I CREDIT DEFAULT SWAP (GLI STRUMENTI CHE ASSICURANO GLI INVESTITORI DAL RISCHIO DI FALLIMENTO) – PER EVITARE IL DEFAULT, IL GOVERNO ELVETICO È PRONTO A METTERE SUL TAVOLO OLTRE 60 MILIARDI DI EURO, COME GIÀ AVEVA FATTO CON UBS…


     
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    Estratto dell'articolo di Franco Zantonelli per “la Repubblica”

     

    CREDIT SUISSE CREDIT SUISSE

    Sinistri scricchiolii si avvertono al Credit Suisse, la banca sistemica a rischio di trasformarsi, 14 anni dopo Ubs, nel nuovo Titanic del sistema creditizio elvetico. Se il titolo ieri ha limitato le perdite alla Borsa di Zurigo (con un -0,93%), i credit default swap sono schizzati ai massimi storici, a 293 punti base sui cinque anni, dopo un messaggio del nuovo ad Ulrich Körner ai dipendenti che ha disorientato gli investitori.

     

    Un messaggio che riconosceva il "momento critico" della banca. I credit default swap sono strumenti che assicurano gli investitori dal rischio di fallimento di Credit Suisse. Vederli a quota 293 punti, quasi come nel 2009, è il segno che il default non è un esito impossibile.

     

    Ulrich Koerner Ulrich Koerner

    La crisi dell'istituto viene da lontano. Molti, troppi gli episodi incresciosi. Come il siluramento, nel 2020, del ceo franco-ivoriano, Tidjane Thiam, accusato di aver fatto spiare un altro manager in predicato di passare a Ubs. Come le dimissioni, un anno dopo, del presidente del Cda, Antonio Horta-Osorio, perché non rispettava le quarantene imposte dal Covid. L'istituto è addirittura finito in un processo per droga che vedeva coinvolti un ex dipendente della banca e due trafficanti bulgari: a Credit Suisse il tribunale ha inflitto una multa di 2 milioni di franchi, per "disfunzioni a livello di gestione della clientela e a livello giuridico".

     

    Le zavorre che hanno tirato a fondo la grande banca svizzera portano però il nome di due fondi di investimento finiti entrambi a gambe all'aria, Archegos e Greensill. Con il primo, messo in piedi dal finanziere statunitense di origine coreana Bill Hwang, Credit Suisse ha lasciato sul terreno, secondo Bloomberg , 5 miliardi di dollari. In Greensill, una finanziaria con sedi nel Regno Unito e in Australia, l'istituto di Paradeplatz ha perso 4,8 miliardi di dollari.

     

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    Ormai il titolo, quotato a Zurigo, si trova stabilmente sotto i 4 franchi. La perdita, da inizio anno, è stata del 56,36%. Durante lo scorso fine settimana, quindi a mercati chiusi, si è saputo ieri che la direzione di Credit Suisse ha contattato i principali clienti e investitori, per rassicurarli sulla solidità della banca. Dal canto suo l'attuale ad Körner, ha tenuto a sottolineare che «Credit Suisse dispone di un capitale e di liquidità solidi».

     

    Stando agli addetti ai lavori oggi, in realtà, vale meno di 10 miliardi di franchi, quando la rivale Ubs ne vale 50. Tornando al precipizio in cui sta finendo l'azione di Credit Suisse, c'è chi ritiene che una delle cause risieda in un possibile futuro aumento di capitale da 4 miliardi di dollari, secondo gli analisti del Kbw. La banca replica che «è troppo presto per parlare delle strategie aziendali». […]

     

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    Una ristrutturazione è comunque attesa entro il 27 di ottobre, lasciano intendere i vertici della banca. Rischiano 5000 lavoratori e il settore dell'investment banking . Misure che alcuni media, nel fine settimana, indicano come indispensabili per scongiurare un possibile fallimento di Credit Suisse, evocando il fantasma della Lehman Brothers, mentre la sua situazione viene osservata da vicino dalla Bank of England e dalla Finma, il gendarme svizzero dei mercati.

     

    Ulrich Koerner Ulrich Koerner

    Credit Suisse è ancora lontana dal "momento Lehman", rassicura nella sua edizione di ieri il quotidiano Blick di Zurigo, principale testata giornalistica svizzera. Qualora arrivasse, vedrebbe la Confederazione correre al soccorso di Credit Suisse, come già fece con Ubs, con un pacchetto di aiuti di 60 miliardi di franchi. […]

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