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    PER GIANCARLO PITTELLI UN GUAIO GIUDIZIARIO TIRA L'ALTRO – L’EX PARLAMENTARE DI FORZA ITALIA, CONDANNATO LUNEDI’ SCORSO IN PRIMO GRADO A 11 ANNI PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA NEL MAXI PROCESSO RINASCITA SCOTT, ORA È FINITO AI DOMICILIARI PER BANCAROTTA – SECONDO LA PROCURA DI CATANZARO SAREBBE STATO IL “REGISTA” DI UN’OPERAZIONE FINANZIARIA CHE HA FATTO “SPARIRE” UN MILIONE DI EURO DI FONDI DELLA REGIONE CALABRIA…


     
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    (di Alessandro Sgherri) (ANSA) - Nuovi guai giudiziari per l'avvocato penalista ed ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli. Dopo essere stato condannato in primo grado lunedì scorso a 11 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa nel maxi processo Rinascita Scott, stamani è stato posto ai domiciliari dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro.

     

    A chiamarlo in causa la Procura dopo il fallimento di una società della quale è ritenuto l'amministratore di fatto. Bancarotta fraudolenta, accesso abusivo a un sistema informatico e indebita compensazione sono i reati contestati a vario titolo a Pittelli - per il quale i pm avevano chiesto il carcere, non concesso dal gip - e ad altri sette indagati.

     

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    Il gip ha anche disposto due sequestri nei confronti della società At Alberghiera, relativi a due diversi casi di bancarotta fraudolenta: 650mila euro e 824mila euro, per un totale di 1.474.404,54 euro e di un terreno a Stalettì. La vicenda riguarda un terreno edificabile nel Comune di Stalettì sul quale sarebbe dovuta sorgere una struttura turistica.

     

    Il terreno era di proprietà della At Alberghiera amministrata, tra il 2006 al 2018, da diversi amministratori, Salvatore Domenico Galati (56), Monica Albano (44) e Caterina Concolino (64), quest'ultima moglie di Pittelli, tutti indagati. In realtà per l'accusa, a gestirla era lo stesso Pittelli.

     

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    Nel 2018 la società era in liquidazione e, nonostante l'esistenza di un debito di 1.043.852,97 euro con la Regione Calabria (derivante dall'anticipo di un contributo pubblico ottenuto nel 2005 per la realizzazione di un complesso alberghiero), il terreno fu ceduto alla società Sarusi srl, amministrata poi dalla collaboratrice/segretaria dello studio legale di Pittelli, Rita Tirinato - anche lei indagata - e, secondo gli inquirenti, costituita ad hoc e anch'essa riconducibile all'ex parlamentare.

     

    Inoltre At non avrebbe richiesto la restituzione di un credito di oltre 800mila euro vantato nei confronti di un'altra società, la Cromar Immobiliare, anche questa fallita, pur in presenza del debito verso la Regione. Riguardo al debito, agli atti dell'inchiesta c'è una conversazione intercettata tra il commercialista Francesco Saverio Nitti - indagato - e Pittelli nel corso della quale il primo dice: "Lascia stare che adesso ti inseguono perché anche se è cancellata la società comunque è aggredibile, lascia stare che questi 800.000 euro non sappiamo la Regione Calabria che fine farà fare". "Possibile che dopo 7, 10 anni si svegliano di nuovo?" risponde Pittelli.

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    Colloquio che, secondo i pm, ha permesso di far emergere un dato importante: "La necessità di vendere il terreno alla nuova società costituita (Sarusi srl) e di mettere successivamente in liquidazione la At Alberghiera nasce dall'esistenza di un debito della società verso la Regione per un finanziamento ricevuto e non restituito".

     

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    Nell'inchiesta sono indagati anche Antonio Marchio (34), liquidatore della At e il notaio Sebastiano Panzarella che ha rogato l'atto di compravendita del terreno dalla At alla Sarusi srl "nella consapevolezza dell'esistenza di un debito verso la Regione".

     

    La richiesta del provvedimento cautelare nei confronti di Pittelli è stata firmata dai Pm della Dda Irene Crea, Annamaria Frustaci, Antonio De Bernardo e Andrea Buzzelli e dall'allora procuratore Nicola Gratteri ora capo della Procura di Napoli. La vicenda della bancarotta, infatti, è emersa dalle pieghe della maxi inchiesta Rinascita Scott.

     

     

     

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