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“ABBIAMO FATTO ERRORI” - DAGLI SCANDALI DELLA MOGLIE, DEL FRATELLO E DEI COLLEGHI DI PARTITO FINO AL PASTICCIO SULL’EMERGENZA MIGRANTI A CEUTA, TUTTI I PASSI FALSI DI PEDRO SANCHEZ CHE INSEGUE UNA DIFFICILISSIMA RIMONTA IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 29 NOVEMBRE CAVALCANDO LA PROTESTA PER GLI AFFITTI – L’ELETTORATO ABBANDONA IL PARTITO SOCIALISTA AL RITMO DI MEZZO MILIONE DI VOTI IN MENO ALL’ANNO DALLE ULTIME POLITICHE DEL 2023. IL CARTELLO SULLA TENDINA A PUERTA DEL SOL: “E ADESSO CHI CAZZO VOTO?”
Andrea Nicastro per il “Corriere della Sera” - Estratti
Su un pezzo di cartone, appeso su una tendina a Puerta del Sol, qualcuno ha scritto l’editoriale migliore per la Spagna di oggi: «E adesso chi ca... voto?».
PEDRO SANCHEZ IN UN DISCORSO ALLA MONCLOA ANNUNCIA ELEZIONI ANTICIPATE
Già perché Pedro Sánchez ha il diritto di rincorrere gli elettori perduti sul cavallo della protesta per il caro affitti. È il suo mestiere di politico di sinistra, in teoria dalla parte dei deboli, eppure otto anni di governo e scandali l’hanno logorato. È ancora giovane, elegante e bello, adatto ai social e alla tv, abile nel comunicare e lucido nelle battaglie. Il problema è che tiene famiglia.
Una moglie, Begoña Gómez, indagata per traffico di influenze e malversazione di fondi pubblici. L’accusa per la docente femminista e primera dama del socialismo spagnolo è del genere «lei non sa chi ho sposato io».
PEDRO SANCHEZ SANTIAGO ABASCAL
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Un fratello, David, musicista condannato per aver approfittato del nome Sánchez in un concorso pubblico «scritto su misura per lui». Proprio a luglio ha ricevuto nove anni di interdizione dai pubblici uffici. Forse è anche per questo che ad agosto il fratello premier non ha avuto i riflessi pronti nella crisi migratoria di Ceuta. È rimasto in vacanza, doveva ritrovare l’armonia con Begoña e riprendersi dal colpo di David.
Sánchez ha anche amici e colleghi di partito, tanto numerosi quanto gli scandali che riescono a sollevare. Tanti, troppi, sono passati dalle stelle del potere alla polvere delle condanne. Il più illustre è l’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero, sotto indagine per associazione a delinquere, traffico di influenze illecite e riciclaggio di 53 milioni di euro.
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L’accusa è che siano passati da una compagnia aerea in fallimento a società controllate da moglie e figlie. Poi dirigenti, ministri, bracci destri e sinistri del premier che, con una frequenza che sa di sistema, diventano procacciatori d’affari passando dalle porte girevoli del partito socialista.
Dietro a tutto ciò si stende una scia di fatture false, denari scomparsi ed elettori traditi.
Ultima legnata contro l’immagine del premier socialista, il pasticciaccio dell’exclave spagnola di Ceuta in terra africana. Ottantamila migranti che entrano in una città di ottantamila persone è più di un’emergenza umanitaria, assomiglia tremendamente ad una invasione. Il governo spagnolo ha reagito con lentezza.
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«È un fatto — si è elogiato Sánchez stamane all’annuncio delle elezioni anticipate — che abbiamo fatto della Spagna un referente mondiale per la pace, il femminismo e la prosperità. Abbiamo conseguito i migliori dati economici e sociali di qualsiasi governo dell’Unione europea. Ci siamo sforzati di costruire un mondo migliore». Ha ragione, ma davanti alla crisi mondiale della classe media e alla debolezza del suo ambiente politico, non basta.
Nel discorso alla nazione di ieri, tutti gli scandali, il familismo e l’imbarazzo dell’estate nel gestire l’emergenza migranti a Ceuta sono rimasti confinati in sei parole. «So che abbiamo commesso degli errori».
Troppo poco per un elettorato che abbandona il partito socialista al ritmo di mezzo milione di voti in meno all’anno dalle ultime politiche del 2023. E allora ecco che l’ultima scommessa di Pedro di cavalcare la protesta per gli affitti si fa audace, forse troppo anche per un esperto di rimonte come lui.
proteste contro pedro sanchez - 2
proteste contro pedro sanchez - 1
Pedro Sanchez
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