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(Adnkronos) - «Nel triennio 2013-2015 i contribuenti italiani dovranno sopportare una stangata fiscale da 15 miliardi di euro». Questi i risultati di un'analisi del Centro studi Unimpresa su dati della Banca d'Italia e del ministero dell'Economia e delle Finanze.
«Ai 4,5 miliardi di maggiori entrate tributarie previste per quest'anno si aggiungono i 5,4 miliardi del 2014 e i 4,9 miliardi dell'anno successivo -spiega Unimpresa-.La voce maggiore di questo gettito aggiuntivo è rappresentata dall'imposta di bollo sulle transazioni finanziarie, in totale 3,4 miliardi nel triennio, e dalle accise sui carburanti, che frutteranno 3,3 miliardi in più. Vale 1,3 miliardi, poi, l'inasprimento sulle assicurazioni (acconti su riserve tecniche)». «Le riduzioni delle agevolazioni fiscali per le auto aziendali garantiranno un gettito aggiuntivo di 1,4 miliardi.
Ulteriori 1,4 miliardi sono assicurati dal mancato differimento di alcune imposte sostitutive - continua Unimpresa -. I restanti 3,8 miliardi sono derivanti da altri interventi su diversi balzelli e tributi.In totale, dunque, entro il 2015 le famiglie e le imprese devono fare i conti con un giro di vite sulle tasse da 14,957 miliardi di euro».
Arriva il conto di diversi provvedimenti approvati dai precedenti Governi, dal decreto Salva Italia alle misure contenute nelle manovre finanziarie del 2010 e 2011. Si tratta delle norme varate durante l'emergenza finanziaria per contenere gli effetti della recessione, ma che probabilmente hanno reso ancora più grave la crisi.
«Con questi dati vogliamo lanciare un appello al Governo: basta agire sulla pressione fiscale, che va assolutamente abbassata a non può essere ulteriormente aumentata. La nostra analisi non tiene conto dell'imminente inasprimento dell'Iva che tra 30 giorni, salvo miracoli, salirà dal 21% al 22%. Noi diciamo basta. Alle imprese e alle famiglie serve un segnale forte e questo segnale deve arrivare proprio dall'approvazione di un piano serio per la riduzione del carico tributario. Se ne parla tanto, ma per ora mancano i fatti» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
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