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SE NON È COLPA DEGLI EBREI È COLPA DEGLI OCCIDENTALI “COLONIZZATORI” – LA REGISTA PALESTINESE ANNEMARIE JACIR, CHE PRESENTA A VENEZIA IL FILM “PALESTINE 36” SULLA RIVOLTA ARABA CONTRO IL MANDATO BRITANNICO: “GLI INGLESI PORTARONO QUI LE LEZIONI APPRESE IN INDIA E IRLANDA, E ISRAELE OGGI USA CONTRO DI NOI LO STESSO SISTEMA”. E INVECE IL REGIME OTTOMANO E LO STATO ISLAMICO DEL MALMUCCO D’EGITTO, CHE HANNO GOVERNATO PER SECOLI QUEI TERRITORI, ERANO COSÌ LIBERALI E APERTI, SIGNORA MIA… - VIDEO
Estratto dell'articolo di Fabio Tonacci per www.repubblica.it
“Furono gli inglesi a elaborare il progetto dell’occupazione della Palestina e il modo di controllare il nostro popolo. Gli israeliani hanno solo ripreso gli stessi metodi, portandoli a un livello di violenza che non avremmo mai immaginato di vivere”.
Novant’anni fa la grande rivolta araba contro il Mandato britannico. In Palestine 36 la regista 52 enne Annemarie Jacir, nata e cresciuta a Betlemme, torna alle radici del presente attraverso una storia corale di contadini, famiglie, giornalisti e resistenze. Il film esce nelle sale il 10 settembre, distribuito da Wanted.
Il film è ambientato nel 1936, ma le scene di confische di terre, checkpoint, punizioni collettive e villaggi sotto pressione sembrano tratte dal presente. Mentre lo girava, cosa provava?
[...] Quanto i palestinesi di oggi conoscono quell’evento? Ne intuiscono la portata?
“Tutti noi palestinesi sappiamo che cosa accadde nel 1948, mentre in pochi conosciamo il 1936 e le condizioni in cui i palestinesi arrivarono alla Nakba. Durante la rivolta del 1936-39 un palestinese maschio su dieci fu ucciso o imprigionato. Per capire la Nakba bisogna comprendere quel momento”.
Perché dice che i metodi dell’occupazione israeliana derivano dalla repressione britannica?
“Gli inglesi avevano colonizzato territori in tutto il mondo e la Palestina fu tra gli ultimi: avevano, per così dire, perfezionato il sistema del controllo dei popoli. Portarono qui le lezioni apprese in India e in Irlanda. Israele oggi usa contro di noi lo stesso sistema”.
[...] Quando la storia viene contestata e trasformata in un’arma politica, di quale responsabilità si carica una regista rispetto a uno storico?
“Il quadro storico del film è corretto. La sceneggiatura è stata letta da molti storici ed è frutto di mie ricerche approfondite. E’ comunque un film di finzione, in cui mi interessa il comportamento umano. Questo forse è il primo film sul 1936, spero ne vengano realizzati altri cinquanta”.
Dopo la guerra di Gaza, il cinema palestinese riceve maggiore attenzione internazionale rispetto al passato. Concorda?
“Non sono certa che il cinema palestinese venga davvero celebrato. In alcuni luoghi c’è più interesse di prima, e l’Italia è certamente uno di questi. No other land, il film su Masafer Yatta, ha incontrato un pubblico che voleva davvero vederlo. Quando abbiamo distribuito Palestine 36 nel Regno Unito, e poi in Francia, le sale erano piene di giovani. Il distributore francese ci ha detto: ‘Non abbiamo mai un pubblico tanto giovane per i nostri film’. Per loro è stato interessante e inatteso, trattandosi di un’opera storica. Ma moltissime porte restano chiuse e continuiamo a essere esclusi da molti spazi”.
Come se lo spiega?
“Da sempre c’è interesse per la Palestina quando viene raccontata da qualcun altro, molto meno quando il racconto arriva dall’interno, dai palestinesi stessi. Le nostre voci non trovano ancora lo spazio che dovrebbero avere”.
Cosa si aspetta dall’uscita del film?
“A noi è stata negata la nostra stessa storia, non ci è permesso parlarne né studiarla. Spero che il film sia qualcosa per noi, fatto da noi e per noi. Viaggiando, ho scoperto che ogni spettatore palestinese ha una storia legata al 1936”. [...]
ANNEMARIE JACIR
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18enne palestinese uccisa a hebron dopo aver provato ad accoltellare un soldato 36
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