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“È NATO SULL’EMERGENZA UNA SORTA DI GOVERNO MELONI-DESCALZI” – ALESSANDRO DE ANGELIS: “A CAMPAGNA ELETTORALE GIÀ INIZIATA, LA VERA OPPOSIZIONE A GIORGIA MELONI È LA REALTÀ, CON I SUOI NUMERI, LE SUE INQUIETUDINI, LE SUE FILE AI DISTRIBUTORI, MENTRE L'OPPOSIZIONE POLITICA È PERSA NEL SUO MONDO A PARTE OVE SI REGISTRA IL PICCO DI AUTOREFERENZIALITÀ E INCONCLUDENZA” – “POSITIVO CHE ENI FACCIA LA PROPRIA PARTE. MA IL RICORSO QUASI EMERGENZIALE ALLE GRANDI PARTECIPATE RIVELA ANCHE QUALCOSA DI PIÙ PROFONDO: IN ASSENZA DI UNA POLITICA INDUSTRIALE, LO STATO FINISCE PER UTILIZZARE LE PROPRIE AZIENDE COME UN BANCOMAT ANTICRISI. E SEMPRE DI TAMPONI SI TRATTA, COME DEL RESTO IL BOLLO AUTO, CHE NON COMPENSANO IL RESTO…”

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Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “La Stampa”

 

giorgia meloni all evento del gazzettino 3

Stavolta, davanti al balzo dell'inflazione, Giorgia Meloni non se l'è presa con l'Istat, come accaduto una settimana fa, quando è stato certificato che l'Italia resta inchiodata alla procedura di infrazione. Ma ha preannunciato che chiederà all'Europa, oltre ai 14 miliardi già previsti per i rincari dell'energia, un secondo canale di flessibilità per l'inflazione, in vista della manovra. L'ultima, con incorporata la partita politica del voto.

 

Richiesta e postura meno baldanzosa disvelano l'allarme. Non c'è evocazione del complotto che può compensare la testa dura dei numeri. L'inflazione divora potere d'acquisto e rinnovi contrattuali. Più 0,7 per cento di rialzo solo a settembre e più 4,2 sull'anno.

 

donald trump - stretto doi hormuz

Non è un'inflazione generalizzata – quella di fondo è all'1,7 – ma uno shock energetico che si trasferisce sull'economia reale. Non finisce cioè alla pompa o nella bolletta: entra nei costi delle imprese e, successivamente, nei prezzi finali. Su quelli della produzione industriale registra un aumento del 13,5 sul mercato interno. Al netto dell'energia, è solo del 3,3.

 

Ed è solo l'inizio di ciò che, potenzialmente, ci aspetta se non si risolve, in tempi brevi, la crisi di Hormuz e di Bab el-Mandeb. È la fotografia icastica della "tassa Trump", in quest'autunno del nostro scontento.

 

CLAUDIO DESCALZI E GIORGIA MELONI

[…] E se è vero che un singolo governo può poco in questo scenario di instabilità è anche vero che avrebbe potuto molto di più in termini di politica economica ed energetica. I conti in ordine non bastano nei marosi che agitano il Paese reale: crescita piantata allo zerovirgola, pressione fiscale alla cifra record di 43,1, perdita del potere d'acquisto dei salari, ore lavorate di cassa integrazione che passano da 400 milioni del 2023 a 550 nel 2025 con un incremento di quella straordinaria, caro energia.

 

A campagna elettorale già iniziata, la vera opposizione a Giorgia Meloni è la realtà, con i suoi numeri, le sue inquietudini, le sue file ai distributori, mentre l'opposizione politica è in altre faccende affaccendata, persa nel suo mondo a parte ove si registra il picco di autoreferenzialità e inconcludenza. Nulla scuote l'andazzo, nemmeno il conclamato affanno che ha portato la premier a varare una sorta di rimpasto di fatto, ravvisati i limiti della sua squadra.

 

Rincari bollette

È nato sull'emergenza una sorta di governo Meloni-Descalzi, mossa senza dubbio abile per rompere il fronte delle aziende energetiche sugli sconti alle pompe e in bolletta. Positivo che Eni faccia la propria parte. Ma il ricorso quasi emergenziale alle grandi partecipate rivela anche qualcosa di più profondo: in assenza di una politica industriale, lo Stato finisce per utilizzare le proprie aziende come un bancomat anticrisi.

 

E sempre di tamponi si tratta, come del resto il bollo auto, che non compensano il resto. Mentre Arera certifica un forte rincaro trimestrale per i clienti vulnerabili, la questione è quali misure strutturali il governo intenda adottare per ridurre il costo dell'energia per tutte le famiglie, non soltanto per chi può accedere a singole offerte commerciali.

 

Inflazione 2

Con questi dati dall'Istat, la questione diventa industriale prima ancora che fiscale.

Approvvigionamenti, rinnovabili, reti, accumuli, contratti energetici di lungo periodo, riconversione delle imprese energivore: è qui che si misura una politica energetica.

 

Attorno alla parola "protezione" la destra ha costruito le sue fortune elettorali, promettendo lo scudo dello Stato nazione contro le iniquità del "globalismo". Sull'energia, il Re è nudo. Le misure spot ci sono, la protezione no, se non finisce la guerra.

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