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COM'ERA LA STORIA DEGLI ARABI SOTTO APARTHEID IN ISRAELE? – ALLE ELEZIONI ISRAELIANE I PARTITI ARABI HANNO OTTENUTO 19 SEGGI (IL LIKUD DI NETANYAHU È A 27, IL PARTITO DI EISENKOT A 20): GLI ARABI CHE VIVONO, INTEGRATI E CON OGNI DIRITTO, NELLO STATO EBRAICO, VANNO IN MASSA ALLE URNE, NELL’UNICO PAESE IN CUI POSSONO VOTARE LIBERAMENTE E NON SONO DISCRIMINATI – IN ISRAELE SI È VOTATO IN ELEZIONI REGOLARI, COMPETITIVE E PARTECIPATE. NELLA CISGIORDANIA CARA AI PRO-PAL ITALIANI, ABU MAZEN È STATO ELETTO NEL 2005 E DA ALLORA NON HA PIÙ CONVOCATO LE URNE - A GAZA, HAMAS HA VINTO LE LEGISLATIVE NEL 2006 E DA ALLORA GOVERNA CON IL TERRORE. L’EGITTO È GOVERNATO DA UN GOLPISTA, IN TURCHIA OPPOSITORI E GIORNALISTI VENGONO INCARCERATI, IN LIBANO HEZBOLLAH OPERA COME LA MAFIA E GESTISCE UN'INTERA PARTE DEL PAESE…
Estratto dell’articolo di Federico Rampini per il “Corriere della Sera”
Chi attraversa Israele con in testa il dibattito delle capitali occidentali — le piazze europee, le risoluzioni dell’Onu, i riconoscimenti dello Stato di Palestina annunciati da vari governi — fa un’esperienza spaesante. In un recente soggiorno ho misurato una distanza siderale tra ciò che il resto del mondo si aspettava da queste elezioni e ciò di cui gli israeliani discutevano davvero.
benjamin netanyahu elezioni israele foto lapresse
«Fuori», c’è chi dava per scontato che il voto fosse una sorta di referendum sulla soluzione dei due Stati, proiettando i propri desideri sulla realtà. Dentro, quella formula era quasi assente dalla campagna (con l’eccezione dei partiti arabi).
Dopo il 7 ottobre 2023 quasi nessuno, a destra come al centro, la considera una strada percorribile nel breve termine.
L’osservatore straniero dovrebbe soffermarsi su un primo dato, anziché darlo per scontato: Israele ha votato. Elezioni competitive, regolari, nei tempi previsti, con alta affluenza alle urne e una possibilità concreta di mandare a casa il leader in carica. Mahmoud Abbas fu eletto presidente dell’Autorità palestinese nel 2005 per quattro anni e da allora non ha più convocato le urne.
Hamas, vinte le legislative del 2006, ha liquidato con le armi i rivali interni e ha governato Gaza con la paura. Attorno ci sono un Egitto nato da un golpe, una Turchia che incarcera oppositori e giornalisti, un Libano il cui Parlamento non riesce a imporsi su Hezbollah.
Israele è criticabile, ma chi invoca la libertà della Palestina senza una parola sulle tirannie di Ramallah e di Gaza ha un problema di coerenza.
Il principale rivale di Netanyahu non è un uomo di sinistra né un «pacifista» nel senso auspicato dalle piazze occidentali. Gadi Eisenkot, 66 anni, ex capo di stato maggiore, figlio di immigrati ebrei marocchini, cresciuto nella città operaia di Eilat sul mar Rosso, ha fatto carriera nella brigata di fanteria Golani.
È l’architetto della Dottrina Dahiya, dal nome del quartiere di Beirut roccaforte di Hezbollah: colpire con forza schiacciante le aree urbane da cui partono gli attacchi, per ristabilire la deterrenza.
Fu Netanyahu a nominarlo capo di stato maggiore nel 2014. Dopo il 7 ottobre entrò nel gabinetto di guerra, per uscirne mesi dopo accusando il premier di prolungare il conflitto e di sacrificare gli ostaggi. Il suo figlio più giovane è caduto combattendo a Gaza. […]
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trump netanyahu
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benjamin netanyahu al mercato mahane yehuda di gerusalemme campagna elettorale foto lapresse
hamas
NETANYAHU CONTRO EISENKOT - ELEZIONI IN ISRAELE - FOTO LAPRESSE
manifesto per naftali bennet a tel aviv foto lapresse
NETANYAHU CONTRO EISENKOT - ELEZIONI IN ISRAELE - FOTO LAPRESSE
gadi eisenkot foto lapresse
elezioni in israele foto lapresse 1
mansour abbas elezioni israele
elezioni in israele foto lapresse
elezioni in israele foto lapresse 5
gadi eisenkot elezioni israele foto lapresse
gadi eisenkot elezioni israele foto lapresse
attentato davanti all'ambasciata israeliana a belgrado 2
ELEZIONI IN ISRAELE - 27 OTTOBRE 2026
donna musulmana vota in israele
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