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"GIORGIA, E' MEGLIO ASPETTARE", “NO, MATTEO, MEGLIO ADESSO CHE SOTTO ELEZIONI” - ALTA TENSIONE TRA MELONI E SALVINI PRIMA DELL’OK ALLO SCOSTAMENTO DI BILANCIO - IL LEADER LEGHISTA AVEVA CHIESTO DI SFORBICIARE PESANTAMENTE LE SPESE MILITARI (E LA DIFESA PERDE 8 MILIARDI) - PER MELONI NON CONVIENE TEMPOREGGIARE: NON HA SENSO TRASCINARE LA PRATICA A RIDOSSO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE, IMMINENTE SE SI VOTA A PRIMAVERA - L'ACCORDO ARRIVA SU 28 MILIARDI DI SPESE EXTRA PER ENERGIA E ARMI - IL CDM DI OGGI VARERÀ LA RELAZIONE DA SPEDIRE A BRUXELLES E ALLE CAMERE, CHE DOVRANNO APPROVARLA. NON È UN PASSAGGIO SCONTATO, QUELLO IN PARLAMENTO, PERCHÉ SERVE LA MAGGIORANZA ASSOLUTA E LE TRUPPE DEL CARROCCIO SONO INSOFFERENTI…
Giuseppe Colombo, Lorenzo De Cicco per la Repubblica - Estratti
«Giorgia, è meglio aspettare».
«No, Matteo, meglio adesso che sotto elezioni». Poco prima delle 19, le auto blu dei leader di maggioranza imboccano l'ingresso di Palazzo Chigi. La riunione è di quelle delicate. Tradotto: tensioni alle viste. L'argomento del resto alimenta, da settimane, le bizze in coalizione: il maxi-scostamento di bilancio. Non tanto per l'energia, su cui tutti sono d'accordo, quanto per i miliardi in più da investire per la difesa.
Parola che fa venire l'orticaria a Matteo Salvini (e su cui si mostra ormai prudente pure la leader di FdI). Prima della sosta estiva, dopo faticose trattative, Giancarlo Giorgetti aveva illustrato in Parlamento uno schema, che prevedeva una richiesta di maggiore flessibilità all'Europa per 36 miliardi. Così ripartiti: uno scostamento dello 0,3% per la difesa e dello 0,3% per l'energia nel 2027 e uno dello 0,6% per la difesa e dello 0,3% per l'energia nel ‘28.
Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2
Ecco, quando Salvini si accomoda nello studio della premier - insieme a Antonio Tajani, Maurizio Lupi e Giorgetti - schiaccia sul freno su tutta la linea.
Non solo chiede di sforbiciare pesantemente le spese militari, ma anche di non arrivare subito a una decisione, da licenziare già oggi in Cdm, insieme al Dpfp (documento programmatico di finanza pubblica).
Matteo Salvini Giorgia Meloni1
«Approviamo solo il documento, per lo scostamento riflettiamo qualche giorno in più». Salvini batte molto su questo chiodo: «C'è un problema di opportunità - confida già nel pomeriggio ai suoi - non si può spendere nelle armi, in questa situazione». Il ministro dell'Economia non chiude al suo leader, ma è prudente: «È una scelta politica, spetta al vertice». Cioè a Meloni.
Difatti, secondo più fonti, è la stessa Meloni a ribattere, spiegando al vice lumbard perché non convenga temporeggiare: non ha senso trascinare la pratica a ridosso della campagna elettorale, imminente se si vota a primavera.
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 2
Alla fine, la decisione è presa: il Cdm di oggi varerà la relazione per attivare la clausola di salvaguardia nazionale, da spedire a Bruxelles e alle Camere, che dovranno approvarla. Non è un passaggio scontato, quello in Parlamento, perché serve la maggioranza assoluta e le truppe del Carroccio sono insofferenti. Anche per questo il governo decide di tagliare l'investimento in difesa, confermando invece in pieno le spese energetiche.
MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE
La bozza che esce dal vertice è questa: tutto uguale per il prossimo anno (0,3% per la difesa e 0,3% per l'energia) e uno scostamento dello 0,3% per la difesa e dello 0,3% per l'energia nel 2028. In termini assoluti, quindi, l'Italia chiederà flessibilità per 28 miliardi, anziché 36. Per la difesa, 8 miliardi in meno. Dove finiranno in concreto i soldi? Ieri sera la lista della spesa era ancora aperta. Si sta trattando con l'Ue in queste ore, il governo insiste per l'ecobonus al 65% e pannelli solari per scuole e ospedali.
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Matteo Salvini Giorgia Meloni2
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