1. “BALLERÒ SULLA TOMBA DELLA THATCHER” - “LA QUESTIONE NON È LA SUA MORTE. QUELLO CHE MI DISPIACE PER IL BENE DI MILIONI DI PERSONE È CHE LA THATCHER SIA NATA” 2. IL REGISTA KEN LOACH: “NON CI DIMENTICHIAMO CHE DEFINÌ MANDELA UN TERRORISTA E CHE PRENDEVA IL TÈ CON IL TORTURATORE E ASSASSINO PINOCHET. DISOCCUPAZIONE DI MASSA, FABBRICHE CHIUSE, COMUNITÀ DISTRUTTE: QUESTO È QUELLO CHE CI HA LASCIATO. È GRAZIE A LEI CHE OGGI CI RITROVIAMO IN QUESTO DISASTRO” 3. PRODI: “HA CERTAMENTE AIUTATO E FORSE PROVOCATO LA CRISI ECONOMICA MONDIALE”

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VIDEO - FESTE E CELEBRAZIONI PER LA MORTE DELLA THATCHER A BRIXTON (LONDRA)
Dal "Guardian" - http://bit.ly/10PqvFL

VIDEO - IL TRENINO NOTTURNO
Dal "Telegraph" - http://bit.ly/10Pqz8k

VIDEO - FESTA A BELFAST
Da Youtube - http://bit.ly/10PqLo3

VIDEO - INSEGNA DEL CINEMA CAMBIATA: "MARGARETH THATCHER È MORTA - RIDIAMO E RINGRAZIAMO"
Da Youtube - http://bit.ly/10PqNwm

1. "GIOITE! LA STRONZA E' MORTA!"
Dal "Daily Mail" - Andrea Andrei per Dagospia - http://bit.ly/12CoOOJ

Come per tutti i grandi personaggi storici, Margaret Thatcher è stata tanto amata quanto odiata. Era perciò assolutamente prevedibile che la sua morte provocasse commozione ma che destasse anche antichi rancori che sembravano sopiti.

Sono passati ventitre anni da quando la Lady di ferro lasciò il potere in Gran Bretagna. Eppure ieri, alla notizia della sua scomparsa, soprattutto da parte di studenti appena ventenni si è alzato un irrispettoso, quanto bombastico coro di giubilo. Una gioia che si è riversata prima su Twitter e sulle altre piazze digitali, poi direttamente nelle strade, da Bristol a Manchester, dove molti giovani si sono radunati per ballare, cantare e bere champagne, festeggiando per la morte della "strega".

Una parte dell'estrema sinistra britannica ha esultato alla notizia della scomparsa della Thatcher come si farebbe per la sconfitta di un dittatore. Ma finché a inscenare certe manifestazioni sono i ragazzi del sindacato nazionale degli studenti (i cui delegati, durante una riunione, hanno applaudito alla diffusione della notizia), per quanto la cosa possa essere considerata grave, alla fine poco male. Si tratta pur sempre di persone che nemmeno esistevano all'epoca della Lady di ferro, e che hanno formato la propria coscienza politica solo successivamente, e spesso in base al sentito dire.

Il problema è che l'odio represso è venuto fuori anche da esponenti politici e da personaggi famosi. Fra questi si è distinto sicuramente Derek Hatton, un trotzkista che negli anni '80 era nemico giurato della Tatcher, e che nemmeno dopo la morte di lei ha pensato bene di calmare il risentimento. Anzi, ha scritto su Twitter: "La questione non è la sua morte. Quello che mi dispiace per il bene di milioni di persone è che lei sia nata". Quando si dice la classe british.

A Hatton hanno fatto eco in parecchi. Chris Kitchen, il segretario generale del sindacato nazionale dei minatori, ci ha messo il carico: "Abbiamo aspettato per molto tempo di sentire la notizia della morte della baronessa Thatcher e non posso dire che mi dispiaccia. Non verserò una lacrima per lei".

E se c'è chi, come il calciatore Joey Barton e il comico Frankie Boyle ha toccato il fondo scrivendo "Se il paradiso esiste quella vecchia strega non ci sarà", e "Che la Tatcher sia morta è una cosa molto meno tragica del fatto che Cameron sia ancora vivo", da altri sono arrivati giudizi post-mortem più squisitamente politici. L'ex sindaco di Londra, il laburista Ken Livingstone, ha affermato che "quasi tutto ciò che c'è di sbagliato in Gran Bretagna oggi è sua eredità. Ha creato la crisi immobiliare, la crisi del sistema bancario, la crisi dei benefit".

Ma la vera incubatrice dell'odio, come spesso accade in questi casi, è stata la rete. Sono nate pagine Facebook di giubilo, sono stati pubblicati migliaia di messaggi festanti, la canzone "Ding dong! La strega è morta", tratta dal mago di Oz, è stata scaricata centinaia e centinaia di volte. Una squallida colonna sonora a un'altrettanto squallida reazione che fa davvero poco onore alla sinistra britannica.

Il giudizio politico è assolutamente giustificato. Come abbiamo detto, ogni grande personaggio storico porta con sé nella tomba un'eredità che difficilmente potrà essere di apprezzamento unanime. Soprattutto se quel personaggio era una donna "di ferro", che prese delle decisioni indubbiamente controverse e che espresse una linea intransigente e conservatrice.

Ma se al "nemico" non viene concesso nemmeno il rispetto in punto di morte, quasi quasi verrebbe da dare ragione all'ex deputata Tory Louise Mensch: "Voi della sinistra sappiate questo: nessuno dei vostri leader sarà mai al suo livello". Più che uno sfogo, il timore è che si tratti di una profezia.

2. L'ALTRA INGHILTERRA CHE L'HA SEMPRE DETESTATA
Paola De Carolis per "Il Corriere della Sera"

Si sono fatti la guerra, a parole, numeri e porte sbattute in faccia. Neanche la morte smussa i toni di un rapporto di aperto conflitto. Per Margaret Thatcher lui era paragonabile a un «tiranno comunista», per Ken Livingstone lei era, e rimane, la radice di ogni male. «L'ammiro e la rispetto per la passione delle sue convinzioni», sottolinea l'ex sindaco di Londra il giorno in cui un ictus ha spezzato una Lady di ferro con gli anni diventata fragile come un giunco.

«È arrivata in un momento in cui i politici non avevano più il coraggio di seguire i propri obiettivi, lei era diversa e questo è un merito». Il «ma» sopraggiunge subito. «La tragedia per questo Paese è stata che tutto quello in cui credeva era sbagliato».

«Prima che venisse eletta la Gran Bretagna era il terzo Paese al mondo in termini di felicità», racconta. Gli scioperi dei sindacati avevano bloccato la raccolta dei rifiuti e la sepoltura dei morti, certo, ma sotto c'era «una società, un Paese che credeva nell'universalità dei diritti».

«Con lei è arrivata la fede nel capitalismo, la distruzione della mano d'opera, del welfare, dell'industria». Troppo a sinistra anche per la maggior parte del partito laburista (dal quale venne espulso nel 2000 per poi essere riammesso quando già sindaco di Londra nel 2004), Livingstone esprime oggi l'opinione di una fetta di Gran Bretagna che include intellettuali, medici, insegnanti, ex minatori, curatori di musei e gallerie, artisti, sindacalisti che non hanno mai perdonato il premier più longevo del ventesimo secolo.

Al congresso generale delle Trade Union ancora l'anno scorso erano in vendita magliette ricordo con lo slogan «Ballerò sulla tomba della Thatcher», e tazze da caffè con la scritta «La odio ancora». Gusto pessimo, messaggio chiaro. Per un pugno di voti, nel 2012, Livingstone non ha soffiato la poltrona di primo cittadino della capitale a Boris Johnson - rappresentante, con la sua maturità a Eton e la sua laurea a Oxford, di una Gran Bretagna ben diversa - ma il suo scontro con la Lady di ferro risale all'inizio degli anni 80, quando venne eletto leader del Greater London council, l'organo di governo locale di Londra e provincia.

Un disastro per i conservatori di Margaret Thatcher sul quale Livingstone decise di capitalizzare subito. Sulla facciata del palazzo di County Hall, di fronte al Parlamento di Westminster, fece appendere le «vere» cifre sulla disoccupazione di Londra, molto diverse da quelle di un governo che aveva riorganizzato i sussidi.

Incontrò Gerry Adams, dello Sinn Féin, quando ancora gli era vietato entrare in Gran Bretagna, si batté per l'inaugurazione di una statua di Nelson Mandela con la forza con la quale Thatcher si opponeva alle sanzioni contro il Sudafrica dell'apartheid. Thatcher lo mandò a spasso. Nel 1986 chiuse il Glc.

«Si è sempre rifiutata di incontrarmi», sottolinea Livingstone, che non si pente di aver definito l'ex primo ministro «clinicamente matta». «Ha fatto cose terribili quando era al potere. La disoccupazione di oggi arriva da lei, ha distrutto le nostre industrie, la crisi economica in parte è colpa sua. È stata lei a rivoluzionare il sistema bancario. Ha chiuso il Glc principalmente perché l'opposizione non le piaceva».

2. CI HA PORTATI AL DISASTRO - PRIVATIZZIAMO IL SUO FUNERALE
Ken Loach per "La Repubblica"

Margaret Thatcher è stato il primo ministro che ha seminato più divisioni e devastazioni nella storia moderna. Disoccupazione di massa, fabbriche chiuse, comunità distrutte: questo è quello che ci ha lasciato. È stata una combattente e il suo nemico era la classe operaia inglese. Le sue vittorie sono state facilitate dalla corruzione della dirigenza laburista e di gran parte dei sindacati. È grazie alle politiche a cui ha dato il via lei che oggi ci ritroviamo in questo disastro.

Altri premier hanno seguito la sua strada, in particolare Tony Blair. Lei era il suonatore di organetto, lui la scimmietta. Non ci dimentichiamo che definì Mandela un terrorista e che prendeva il tè con il torturatore e assassino Pinochet. Come la dovremmo onorare? Privatizziamo il suo funerale. Indiciamo un'asta competitiva e accettiamo l'offerta più bassa. È quello che avrebbe voluto lei (traduzione di Fabio Galimberti)

3. DIVENTANO UN CASO LE CRITICHE DI PRODI SU TWITTER
Da "Il Corriere della Sera"

Margaret Thatcher ha «cambiato il mondo», ma la sua rivoluzione liberista ha portato «all'aumento delle differenze fra ricchi e poveri» ed ha «certamente aiutato e forse provocato» la crisi economica mondiale.

Il giudizio espresso ieri da Romano Prodi sulla ex premier britannica ha acceso il dibattito su Twitter. In serata, tanti - inclusi il giornalista Gad Lerner e il regista Ferzan Ozpetek - hanno «ritwittato» il commento dell'ex premier italiano. Gli utenti del social network si sono divisi: alcuni hanno elogiato Prodi, ma molti altri lo hanno duramente criticato.

 

 

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