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BOMBE SUI MERCATI MONDIALI – DOPO LO SCAMBIO DI MISSILI TRA USA E IRAN, IL PREZZO DEL PETROLIO SCHIZZA DI NUOVO SOPRA I 90 DOLLARI AL BARILE – L’OBIETTIVO DELL’ATTACCO USA ALL’ISOLA DI LARAK ERA IMPEDIRE LA POSA DI NUOVE MINE SULLO STRETTO DI HORMUZ – IL RAID DI IERI È IL PRIMO DAL 29 LUGLIO: LA TREGUA DI APRILE AVEVA POSTO FINE ALLA FASE PIÙ INTENSA DEI COMBATTIMENTI E A GIUGNO ERA STATO FIRMATO UN MEMORANDUM D’INTESA IN VISTA DI UN ACCORDO DI PACE. L’INTESA DEFINITIVA PERÒ NON È MAI ARRIVATA…

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LE MINE A HORMUZ E IL PETROLIO IRANIANO: PERCHÉ TRUMP È TORNATO AD ATTACCARE

Estratto dell’articolo di Francesco Semprini per www.lastampa.it

 

DONALD TRUMP - PETROLIO

Missili iraniani contro le basi americane in Giordania, in risposta al raid compiuto dagli Usa contro basi di lancio dei Pasdaran sull'isola di Larak. Teheran risponde così al primo attacco americano contro il territorio iraniano in 32 giorni e riaccende il fronte della guerra, arrivata al sesto mese.

 

Washington colpisce per impedire all’Iran di disseminare nuove mine ad Hormuz, la Repubblica islamica replica prendendo di mira le installazioni militari a stelle e strisce nella regione.

 

STRETTO DI HORMUZ

L’attacco Usa, avvenuto domenica sera sulla piccola isola che si affaccia sullo Stretto, ha causato la distruzione di lanciatori di razzi armati, dice il Pentagono, con mine navali da sganciare nelle acque del Golfo. «Azione limitata e precisa», l’ha definita il Comando centrale americano (Centcom), spiegando che l’obiettivo era impedire nuovi attacchi alla navigazione nel passaggio marittimo.

 

La risposta è arrivata con missili balistici. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver colpito due basi militari americane in Giordania, provocando secondo Teheran “pesanti danni". L’esercito giordano ha riferito di aver intercettato otto missili, senza indicarne la provenienza.

 

TEHERAN - GUERRA USA IRAN

I Pasdaran hanno definito l’attacco una risposta "all'aggressione aerea Usa-sionista" e hanno riferito che il raid americano aveva provocato due vittime. È il più grave scambio di fuoco delle ultime settimane […]

 

Hormuz resta al centro dello scontro. Centcom ha comunicato di aver completato la scorsa settimana la rimozione delle mine dalle rotte internazionali dello Stretto. Le forze Usa continuano a sorvegliare l’area e, ha spiegato il portavoce del comando, il capitano della Marina Tim Hawkins, sono pronte a proteggere la libera circolazione del commercio.

 

DONALD TRUMP - PETROLIO

La tensione si sposta intanto anche sulle infrastrutture petrolifere iraniane. Donald Trump ha pubblicato un video generato con l’intelligenza artificiale che mostra l’isola di Kharg, nel Golfo Persico, «fatta saltare in mille pezzi». Il video non corrisponde all’annuncio di un attacco americano all’isola. Kharg è però il principale terminale petrolifero iraniano: da qui vengono esportati circa 1,5 milioni di barili di greggio al giorno, oltre il 90% delle esportazioni complessive di petrolio dell’Iran.

 

Il raid di domenica è stato il primo attacco americano contro l’Iran dal 29 luglio. In quell’occasione Washington aveva detto di aver reagito a un "tentativo di attacco a sorpresa" contro le proprie forze nella regione.

 

attacco usa all iran 3

All’inizio di luglio il Centcom aveva condotto operazioni contro l’Iran per 13 notti consecutive. Teheran ha continuato a colpire le forze americane e i loro alleati nel Golfo durante tutto il conflitto. Attacchi sono stati segnalati in Kuwait, Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. L’Iran ha inoltre mantenuto la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale prima della guerra transitava circa un quinto del petrolio mondiale.

 

I mercati hanno reagito immediatamente al nuovo raid americano. Il Brent del Mare del Nord è tornato sopra i 90 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha superato gli 85 dollari. Il nuovo scambio di fuoco arriva mentre la diplomazia resta ferma. La tregua di aprile aveva posto fine alla fase più intensa dei combattimenti e a giugno era stato firmato un memorandum d’intesa in vista di un accordo di pace. L’intesa definitiva non è però arrivata e, sei mesi dopo il suo inizio, le parti tornano a fronteggiarsi sul piano militare e non più solo su quello economico.