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BRUXELLES SBATTE LA PORTA IN FACCIA A GIORGIA – LA COMMISSIONE UE DIRA’ “NO” ALLA RICHIESTA DELLA MELONI DI ESTENDERE ANCHE PER L’ENERGIA LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA PREVISTA PER LA DIFESA: “GLI STRUMENTI PER AFFRONTARE LA CRISI CI SONO GIÀ” – PALAZZO CHIGI VUOLE RIMODULARE PER L’ENNESIMA VOLTA IL PNRR E SPOSTARE SUL TEMA DEL CARO ENERGIA I FONDI A RISCHIO A CAUSA DEI RITARDI NELLA MESSA A TERRA – MA I MINISTERI NON VOGLIONO PRIVARSI DEI FINANZIAMENTI EUROPEI. NE SA QUALCOSA LA RAGIONIERA GENERALE, DARIA PERROTTA, CHE HA CHIESTO UN CONTRIBUTO AI VARI DICASTERI PER “COPRIRE” IL DECRETO SUL TAGLIO DELLE ACCISE E NON HA OTTENUTO NEANCHE UN EURO...

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Estratto dell’articolo di Claudio Tito e Giuseppe Colombo per “la Repubblica”

 

giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse5

«Gli strumenti per affrontare la crisi energetica ci sono già». Nei prossimi giorni la Commissione europea risponderà formalmente alla lettera inviata dalla presidente del consiglio, Giorgia Meloni, sulla richiesta di estendere la clausola di salvaguardia nazionale già prevista per la difesa anche all'energia.

 

Ma dopo le parole pronunciate ieri dalla premier italiana e dal presidente di Confindustria Orsini, da Bruxelles è già partita una replica informale. E consiste nel richiamare la circostanza che la Ue ha già messo a disposizione di tutti i governi gli strumenti per superare le difficoltà di questa fase.

 

GIORGIA MELONI E ursula von der leyen A ROMA 1

Il punto che Bruxelles non accetta è quello di mettere sullo stesso piano tutti gli Stati membri. Ossia non si può pensare che i problemi italiani siano comuni ai Ventisette.

 

[…] sarà chiara la linea suggerita all'Italia: il nostro Paese deve fare di più, non può solo aggrapparsi agli aiuti dell'Unione.

 

Il nodo si stringe esattamente sulle richieste di Palazzo Chigi. E allora nell'altro Palazzo, il Berlaymont, si richiamano almeno tre aspetti: il primo è che sono ancora in campo i soldi del Pnrr e anche quelli dei fondi di coesione.

 

daria perrotta (22)

Nelle scorse ore la presidenza del Consiglio ha dato mandato ai ministeri di quantificare le risorse che, sottratte agli investimenti a rischio, verrebbero utilizzate per gli aiuti contro il caro energia. Le prime stime parlano di qualche centinaia di milioni, al massimo un miliardo.

 

Molti ministri, però, frenano. Un'immagine spiega bene la ritrosia. Giovedì sera, vigilia del Consiglio dei ministri che ha approvato il quarto decreto contro l'aumento dei carburanti. La Ragioniera Daria Perrotta convoca i responsabili Pnrr dei dicasteri su Teams. Chiede se ci sono «economie» utili per le coperture della proroga del taglio delle accise. Rispondono in pochissimi.

 

 I residui - è la tesi - devono restare nei dicasteri per essere spesi in altro modo. Non solo il Pnrr. Il governo, su suggerimento di Bruxelles, punta a rimodulare anche i fondi di coesione 2021-2027. Il "tesoretto" più corposo per benzina e bollette arriverà da qui. In totale potrebbe trattarsi di risorse tra i 3 e i 5 miliardi di euro.

 

caro elettricita - bollette energia

Il secondo aspetto richiamato da Bruxelles è che già il Patto di stabilità prevede il ricorso ad una flessibilità dello 0,3% del Pil per i Paesi sotto procedura per deficit eccessivo. Sostanzialmente Roma, se volesse e senza nemmeno fornire comunicazione alla Commissione, potrebbe spendere circa sette miliardi di euro.

 

Ovviamente dovrebbe rinunciare all'idea di uscire dalla procedura questo o il prossimo anno. E solo per fare un esempio, citato nelle ultime previsioni di giovedì scorso, gli aiuti per calmierare i prezzi dei carburanti approvati a fine aprile, ammontano a solo lo 0,06% del Pil.

 

[…] In sostanza il ragionamento è semplice: l'Italia non può pensare di dichiarare un deficit sotto il 3% e allo stesso tempo chiedere i sussidi facendo passare l'idea che il problema riguarda tutti. Anche perché se l'Italia, come evidenziato nelle previsioni della Commissione, avrà il prossimo anno la peggior crescita in Europa e il più alto debito pubblico, non può essere di certo colpa dell'Ue.

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Tra l'altro, si fa notare, l'energia nel nostro Paese costa di più che negli altri anche per la tassazione che viene imposta e questa è una scelta nazionale, non comunitaria.

 

Per di più la Ue non può autorizzare in questo contesto dei finanziamenti per abbassare le bollette o il costo della benzina, ma può farlo solo per interventi strutturali volti a ridurre i prezzi in via definitiva e non temporanea. […]

 

Il sospetto che la campagna elettorale in Italia sia già partita è ormai ben presente in tutte le discussioni che riguardano le richieste del governo Meloni e lo stato di salute dei nostri conti pubblici.

giorgia meloni giancarlo giorgetti antonio tajani foto lapresse