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DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO A GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

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Carlo Tarallo per Dagospia

 

roberto vannacci

Parola d’ordine: esultare. Chiunque abbia dimestichezza con la comunicazione politica conosce bene, purtroppo, il meccanismo delle “batterie”: dal quartier generale di un certo partito viene diramato l’ordine di dettare alle agenzie di stampa una certa dichiarazione, e tutti eseguono, cambiando qualche parola.

 

Una regola tristissima, ma ormai ineludibile. E’ successo lunedì scorso, quando sono usciti i risultati delle suppletive di Reggio Calabria: a quanto ci risulta da fonti assai autorevoli, il centrodestra ha avuto l’ordine di esultare con toni trionfalistici per la vittoria di Fabio Roscioli, tesoriere di Forza Italia legato alla famiglia Berlusconi, che è riuscito ad accaparrarsi, con il 51% dei voti, il seggio alla Camera lasciato libero da Francesco Cannizzaro, diventato qualche mese fa sindaco della città.

 

ROBERTO VANNACCI E MIMMO GIANNETTA

L’ordine di scuderia comprendeva di attaccare Roberto Vannacci, anzi di ridicolizzarlo, per il risultato ottenuto dal suo candidato Domenico Giannetta, ex capogruppo di Forza Italia in regione, che ha ottenuto l’11%. In mezzo, il candidato del centrosinistra, Frank Di Benedetto, che si è fermato al 35%.

 

“Altro che Sassonia, Vannacci è crollato!” hanno dichiarato a tambur battente dalla maggioranza. Intanto, però, lo stato d’animo era ben diverso: nessuno si aspettava che Vannacci, alla prima prova elettorale, con le schede vere al posto dei sondaggi, andasse comodamente in doppia cifra.

 

FABIO ROSCIOLI FRANCESCO CANNIZZARO ROBERTO OCCHIUTO STEFANI CRAXI CLAUDIO LOTITO

A quanto ci risulta, Roscioli pensava di arrivare almeno al 60%: non dimentichiamo che contava sul sostegno totale del presidente della Regione, Roberto Occhiuto; dell’uscente Cannizzaro, eletto sindaco pochi mesi fa col 65%; del neopresidente della Reggina, squadra di calcio della città, Claudio Lotito, presente infatti al comitato elettorale di Roscioli al momento del video di applausi, baci e abbracci da diffondere subito in rete.

 

Tutta una sceneggiata: l’11% del candidato di Vannacci, in una elezione così fortemente attenzionata dai vertici nazionali del centrodestra, ha fatto tremare le vene ai polsi alla premiata ditta Giorgia Meloni & C.

 

giorgia meloni - sergio mattarella - foto lapresse

 

Il basso dato dell’affluenza (22%), seppure in linea con le altre suppletive, anzi leggermente più alto considerando quelle che non si sono svolte in concomitanza di altre elezioni, pure preoccupa e non poco il centrodestra: se davvero sono andate a votare solo le truppe cammellate, vuol dire che il generale Vannacci si sta allargando anche su questo terreno, come dimostra il recente passo in Fn di Tommaso Calderone, esponente siciliano di Forza Italia, più volte eletto in Assemblea regionale, nel 2017 con 13,500 voti e nel 2022 con 11.200 (optò per il seggio in Parlamento).

 

Dunque, Vannacci si sta organizzando sui territori, aggiungendo il cosiddetto “voto strutturato” a quello di opinione, che riesce a intercettare in prima persona. Il combinato disposto di questi due bacini elettorali è il certificato di un partito in buona salute.

 

antonio tajani - fabio roscioli

Non a caso, da lunedì pomeriggio la corsa verso il voto anticipato ha avuto una accelerazione (Mattarella permettendo).

 

A Vannacci non va dato il tempo di lievitare a doppia cifra, e del resto la mancata uscita dalla procedura di infrazione non consente una legge di bilancio da befana “elettorale”: si stimano una quindicina di miliardi in meno da distribuire agli italiani, tra pubblico impiego e imprese.

 

giorgia meloni colle oppio e quirinale - elaborazione grafica di daniele zendroni - visionairroberto vannacci