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CAMERATI, INDIETRO MARSCH! – GIORGIA MELONI HA DECISO DI RINUNCIARE A 10 MILIARDI DI PRESTITI EUROPEI PER IL RIARMO: IL GOVERNO ITALIANO AVEVA PRENOTATO 15 MILIARDI DI FONDI SAFE (SECURITY ACTION FOR EUROPE), MA ALLA FINE NE CHIEDERÀ SOLO CINQUE. SARANNO PORTATI AVANTI I PROGETTI LEGATI A CONTRATTI GIÀ ESISTENTI, SENZA ATTIVARNE DI NUOVI – UN SEGNALE A BRUXELLES CHE FINORA HA RESPINTO LE RICHIESTE DELLA DUCETTA DI UNA DEROGA AL PATTO DI STABILITÀ PER AFFRONTARE IL CARO ENERGIA – COME LA PRENDERÀ GUIDO CROSETTO?

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Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI - URSULA VON DER LEYEN

Una sforbiciata di 10 miliardi agli investimenti in difesa. E un segnale a Bruxelles, che sull'energia non vuole fare sconti all'Italia, non almeno nella direzione chiesta da Giorgia Meloni, anche pubblicamente, via lettera a Ursula von der Leyen.

 

Dopodomani, il 31 maggio, scade il termine per presentare i progetti per accedere ai fondi Safe (Security Action for Europe): il meccanismo di prestiti tirato su dalla Commissione europea per rafforzare gli investimenti dei 27 stati membri in armamenti e sicurezza [...]

 

guido crosetto e giorgia meloni alla camera foto lapresse

Il governo italiano aveva prenotato quasi 15 miliardi di euro — 14,9 per la precisione — sui 150 messi a disposizione dalla commissione. Dallo scoppio della guerra in Iran, Meloni ha cambiato strategia.

 

Ha provato a prendere tempo, cercando di sfruttare la frenata su Safe come arma di pressione nei confronti di Bruxelles, per avere concessioni sul fronte energetico. Finora, la premier ha ottenuto molto poco: nessuna deroga al patto di stabilità per mitigare il caro prezzi, niente per tagliare ancora le accise di gasolio e benzina, solo una rimodulazione (complicata) dei fondi di coesione e del Pnrr.

 

GIANCARLO GIORGETTI - VALDIS DOMBROVSKIS

Ecco allora la mossa: secondo più fonti governative, l'esecutivo è intenzionato a ridurre in modo consistente l'utilizzo dei prestiti Safe. Verrebbero portati avanti solo i progetti che risalgono a contratti già esistenti, senza attivarne di nuovi.

 

Le ricognizioni tra i dicasteri sono ancora in corso, ma ambienti di governo a diretta conoscenza della questione quantificano in «4-5 miliardi di euro» il valore effettivo dei prestiti che verranno chiesti all'Unione. Un terzo di quanto previsto.

 

Non farà piacere (eufemismo) al ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha sempre rimarcato l'importanza d'investire nella sicurezza nazionale, senza mettere in contrapposizione le spese militari e quelle per benzina e bollette.

 

guido crosetto giorgia meloni

La richiesta su Safe non avverrà da qui al weekend: l'intenzione del governo — altro segnale di malumore verso Bruxelles — è di lasciar correre la scadenza di domenica. Per attendere che la presidente della Commissione risponda alla lettera spedita dalla premier il 18 maggio, in cui veniva chiesto all'Europa di rendere le risposte alla crisi energetica prioritarie al pari degli investimenti in difesa.

 

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Meloni ne fa una questione politica, che tiene naturalmente in conto anche i riflessi sul consenso elettorale. Lo ha ripetuto ieri, ospite di Mattino Cinque su Mediaset, dopo una riunione mercoledì a palazzo Chigi con vari ministri: i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini (collegato), Giancarlo Giorgetti, Guido Crosetto e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari.

 

ursula von der leyen giorgia meloni - foto lapresse

«Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa — le parole di Meloni sulla rete ammiraglia del Biscione — E lo dico da persona che sostiene con forza la necessità di fare di più per difenderci da soli». Però, per la premier, «è evidente che se non siamo in grado di dare risposte ai cittadini rischiamo che non ci sia più niente da difendere».

 

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Non è l'unica spina internazionale, per Meloni. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz intende convocare un vertice E5 (Germania, Gran Bretagna, Francia, Polonia e Italia) per il 2 giugno. All'ordine del giorno, Nato e Ucraina: dovrebbero esserci anche il capo negoziatore di Kiev, Rustem Umerov, e il capo dell'alleanza atlantica, Mark Rutte.

 

friedrich merz giorgia meloni foto lapresse

Il problema per Meloni è la data: è stato chiesto a Berlino di spostare il summit, che coincide con la festa della Repubblica, al 3-4 giugno. «Noi non avremmo mai chiesto ai francesi di venire a Roma il 14 luglio», la tesi che trapela da fonti di governo. Berlino per ora resiste sul 2, ma si tratta. In caso, potrebbe andare al vertice il vicepremier Tajani.

GIANCARLO GIORGETTI - VALDIS DOMBROVSKIS