DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE…
TRA CARO-BOLLETTE E BENZINA ALLE STELLE, PAGHIAMO IL CONTO DELLA FUFFA MELONIANA – LA CRISI-ENERGETICA POTEVA ESSERE AFFRONTATA MEGLIO IN ITALIA, SE SOLO IL GOVERNO NON AVESSE GETTATO NEL CESSO QUATTRO ANNI, TRA MISURE-SPOT E PROMESSE NON MANTENUTE – IL 9 OTTOBRE 2023, LA DUCETTA FIRMAVA LA DIRETTIVA EUROPEA PER PORTARE ENTRO IL 2030 LA QUOTA DELLE RINNOVABILI AL 42,5%. MA LA SPINTA PER AUMENTARE L’INDIPENDENZA ENERGETICA DAI COMBUSTIBILI FOSSILI NON C’È STATA. E ORA I NODI VENGONO AL PETTINE – DAVANTI ALL’IMPENNATA DEI PREZZI DEI CARBURANTI, A CAUSA DELLA GUERRA ALL’IRAN, GIORGIA HA SCELTO PRIMA LA LINEA DELLA CAUTELA, IN OSSEQUIO A TRUMP. POI HA PROPINATO INTERVENTI-TAMPONE...
Estratto dell’articolo di Stefano Vergine per “Domani”
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
La soluzione alla fine si troverà, perché nessun governo può rischiare di giocare troppo con il prezzo dell’energia alle stelle. Soprattutto se le elezioni sono tra un anno o giù di lì. Ma sei mesi di prezzi alti, che si faranno sentire almeno per i prossimi altri sei mesi e non solo alla pompa di benzina, si potevano contenere molto meglio se il tema dell’energia fosse stato affrontato diversamente, per tempo.
[...] Il 9 ottobre del 2023, un anno dopo essere entrato in carica, il governo guidato da Giorgia Meloni firmava infatti la direttiva europea sulle energie rinnovabili, promettendo insieme a tutti i paesi del blocco un impegno per portare entro il 2030 la quota media di rinnovabili in Europa al 42,5 per cento.
Roma allora era al 19,1 per cento. Tre anni più tardi, i dati più aggiornati dicono che la spinta per aumentare l’indipendenza energetica del Paese dai combustibili fossili non c’è stata. E adesso i nodi sono venuti al pettine. Se si guarda quanto è cresciuta in ogni paese dell’Ue la capacità di energia rinnovabile installata da quando è in carica il governo Meloni, l’Italia risulta tra le ultimissime in classifica.
I dati definitivi dell’agenzia statistica dell’Unione europea, Eurostat, arrivano fino al 2024, dunque calcolano solo metà del mandato di Meloni, ma danno una misura chiara della tendenza: la Germania ha aumentato la sua capacità del 12 per cento, la Spagna del 19 per cento, la Francia del 15 per cento, l’Olanda del 40 per cento, l’Ue mediamente dell’8,7 per cento. Italia: + 2,6 per cento.
[...].
GIORGIA MELONI - URSULA VON DER LEYEN
Davanti a prezzi di benzina e gasolio impennatisi a causa della guerra iniziata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con effetti a cascata su quasi tutti i settori merceologici e la paura di perdere consenso, Meloni ha scelto in principio la linea della cautela, in ossequio a Donald Trump. Poi ha cominciato con le misure tampone.
Ha puntato sul taglio temporaneo delle accise sui carburanti. Per tutti, senza distinzione di reddito. Sconto di 25 centesimo al litro su benzina e diesel, all’inizio.
Un rinnovo alla volta, un annuncio dopo l’altro. Con la spesa straordinaria che s’ingrandiva sempre di più e nazioni europee riuscite a contenere meglio gli aumenti (in Spagna la benzina costa 1,7 euro al litro, in Svezia 1,4, in Austria e Belgio 1,8), il governo italiano si è limitato a sussidiare il diesel, il più usato nei trasporti pesanti.
L’ultima proroga, da 17 centesimi al litro, vale fino al 5 settembre e porta il totale speso dallo Stato in sei mesi di crisi energetica a 2,7 miliardi di euro. Soldi, tanti, raccolti tagliando qua e là con una fatica inversamente proporzionale all’influenza avuta sul prezzo finale dei carburanti in Italia, ormai stabilmente sopra i 2 euro al litro.
L’inutile battaglia con Bruxelles
giorgia meloni - cinquanta sfumature di greggio - meme by emiliano carli
Non sapendo bene come uscirne, Meloni ha puntato sulle battaglie mediatiche con l’Ue. A maggio ha chiesto alla Commissione di estendere la deroga al Patto di stabilità, prevista ora per la difesa attraverso i fondi Safe, anche per l’energia. Come prevedibile, molti altri Stati hanno detto no.
I numeri di Eurostat dimostrano che negli ultimi cinque anni la crescita della capacità rinnovabile in Italia è stata di circa il 10 per cento, in Germania del 20 per cento, in Spagna del 40 per cento. Perché concedere una deroga a un Paese che ha investito pochissimo sulle rinnovabili rispetto agli altri?
giorgia meloni contro le accise su benzina e diesel nel 2019 3
Da quando Meloni è al governo il nostro Paese ha reso più difficile l’installazione di nuovi impianti rinnovabili, ha complicato le concessioni con stratificazioni normative e autorizzative.
Si aggiungano i conflitti procedurali tra regioni, governo e tra gli stessi ministeri e il risultato è quello che ritroviamo nei dati ufficiali: le rinnovabili a fine 2024 coprivano il 20,9 per cento dell'energia prodotta in Italia, mentre in Germania valevano il 22,4 per cento, in Spagna il 25 per cento, in Francia il 23 per cento, in Finlandia il 52 per cento, in Svezia il 62 pe cento.
Con quali speranze il governo ha chiesto una deroga al Patto di stabilità europeo non è chiaro, ma di sicuro dopo il primo no ci ha riprovato. Ha proposto a Bruxelles di introdurre una tassa aggiuntiva per le compagnie petrolifere europee.
L’Ue ha ricordato che secondo i trattati la materia fiscale è prerogativa nazionale, fatto noto, e che quindi l’Italia è libera di farlo – con il rischio che la misura venga dichiarata incostituzionale, come ha spiegato su queste pagine Tommaso Di Tanno – ma non di imporlo agli altri. Anche perché i dati dimostrano che il governo Meloni ha fatto una scelta politica consapevole: puntare forte sul gas [...]
Con la quasi totale chiusura di Hormuz, da dove passava un quinto della produzione mondiale di gas liquefatto, al metano russo mancante si è aggiunto quello del Qatar e degli altri Paesi del Golfo Persico. E per l’Italia, che già pagava l’elettricità il 36 per cento in più rispetto alla media Ue prima della crisi, la strategia si è rivelata per la seconda volta costosissima (molto meglio per Eni, invece).
Le previsioni più autorevoli prevedono al momento un tasso d’inflazione intorno 3 per cento per il 2026 nell’Ue, maggiore per l’Italia perché sulle sue bollette dell’elettricità il costo del gas incide di più rispetto a nazioni come Germania, Francia e Spagna. Ovviamente dipenderà da quanto i prezzi di gas e petrolio resteranno alti fino a fine anno. [...]
Alcuni membri del board della Bce hanno già preannunciato la volontà di alzare i tassi d’interesse nella riunione di inizio settembre, rendendo più alto il costo del denaro e quindi del debito. Che, nel caso nostro, è molto alto. [...]
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