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CIRINO POMICINO, IL MAGO DELLE LEGGI DI BILANCIO – FACEVA E DISFACEVA LE FINANZIARIE: “MI INVENTAI GLI EMENDAMENTI VOL-AU-VENT. SPIEGAI AL MIO AMICO GUIDO CARLI, MINISTRO DEL TESORO, CHE DOVEVAMO APPLICARE AI PARLAMENTARI LA REGOLA DI MAMMÀ, COME MIA MAMMA CON MIO FRATELLO FRANCESCO: PER FARLO CONTENTO PRENDEVA UN VECCHIO GIOCATTOLO, LO RIPULIVA COME NUOVO. NOI AVREMMO CANCELLATO LE POSTE IN BILANCIO E LE AVREMMO RIMESSE SU LORO RICHIESTA, FACENDOLI SENTIRE FELICI” – QUANDO BERLUSCONI PROVÒ A INGAGGIARLO PER FARSI PREPARARE REPORT MATTUTINI: “GLI RISPOSI CHE ALLE NOVE DEL MATTINO PER ME ERA TROPPO PRESTO. ‘MI È RIMASTA SOLO LA POLITICA, È LA MIA VITA. SE MI VENDO PURE QUELLA È FINITA’. E LÌ TERMINÒ IL NOSTRO RAPPORTO...”
L’ULTIMO VALZER DI CIRINO POMICINO IL MINISTRO CHE AMAVA LA POLITICA
Estratto dell'articolo di Marco Damilano per “Domani”
[...] Paolo Cirino Pomicino se n'è andato nel primo giorno di primavera [...].
Era nato in un giorno fatidico («Il 3 settembre 1939 Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania di Hitler, mentre alle 7 del mattino nascevo io», scrisse sul biglietto d’invito per la festa degli ottant'anni), quinto di sette fratelli, sei maschi, sei squadre diverse, una scuola di pluralismo, l'adorato fratello Bruno era attore e comunista, Paolo era medico, milanista, ma soprattutto democristiano.
Democratico cristiano, si definiva, con l'orgoglio del partito che lo aveva portato in Parlamento, alla presidenza di quella commissione Bilancio che negli anni Ottanta faceva e disfaceva governi e leggi finanziarie:
«Mi inventai gli emendamenti vol-au-vent.Spiegai al mio amico Guido Carli, ministro del Tesoro, che dovevamo applicare ai parlamentari la regola di mammà, come mia mamma con mio fratello Francesco: per farlo contento prendeva un vecchio giocattolo, lo ripuliva come nuovo. Noi avremmo cancellato le poste in bilancio e le avremmo rimesse su loro richiesta, facendoli sentire felici».
[...] Nella Seconda Repubblica Silvio Berlusconi gli propose di preparargli ogni mattina alle nove un report con qualche consiglio politico, con uno stipendio principesco. «Gli risposi che alle nove del mattino per me era troppo presto. “Mi è rimasta solo la politica, è la mia vita. Se mi vendo pure quella è finita”. E lì terminò il nostro rapporto».
La politica è stata la sua passione mai terminata, nonostante le delusioni di questo tempo: «Quando vado a Montecitorio non vedo politici: vedo boy scout. In gita».
Le sue battute sono leggendarie: «La migliore furbizia è dire la verità, tanto nessuno ci crede». «Il doppio forno non è il ritorno della Prima Repubblica: è la sua eternità». «Una volta uno mi scrisse: “Pomicino sulla rete? Non sapevo che nei cimiteri ci fosse la connessione”. Gli risposi: “Solo voi mortali avete bisogno della connessione”».
[...]
C’ERA UNA VOLTA LA DC, ADDIO CIRINO POMICINO
Estratto dell’articolo di Marco Follini per “La Stampa”
marco follini lucia marotta paolo cirino pomicino foto di bacco
Credo che per Paolo Cirino Pomicino la Dc fosse una giostra, una nobilissima giostra. Che la legge di bilancio fosse una tassa su (e contro) la politica.
Che l'eccesso di titubanza fosse un peccato capitale. Che la tenacia fosse l'unica virtù degna del nome. Che l'amicizia fosse la sublimazione dell'affinità politica. E che la politica fosse, in una sola parola, la vita, tutta la vita.
Ora che la sua vita si è spenta resta il suo ricordo. Che non è così irrilevante come forse lui temeva.
Personalmente non ho avuto rapporti facili con lui. Ai tempi dell'Udc, quando ne ero segretario, feci del mio meglio (si fa per dire) per tenerlo fuori dal gruppo dirigente. Il mio intento era di restare lontano dal troppo passato che lui incarnava.
E lontano in particolare da quel troppo debito che la Dc aveva accumulato negli anni di prima. Debito di cui sarebbe ingeneroso far carico a lui, s'intende. Ma di cui lui più di tutti sembrava quasi menar vanto prendendo contropelo tutte quelle prediche rivolte a governi e parlamenti troppo spendaccioni.
[...] Il passato a cui aveva preso parte per lui era una bandiera. Dunque, non poteva essere ammainata.
A suo tempo insisteva sul fatto che si potesse essere democristiani in molti modi, a seconda della infinita giostra (appunto) delle correnti e delle loro combinazioni.
paolo cirino pomicino rino formica foto lapresse
Ma proprio per questa ampiezza, questo ventaglio di possibili scelte, non si poteva non continuare ad essere democristiani vita natural durante.
Quelli che avevano finito per chiedere ospitalità di qua e di là, anche in omaggio a tempi nuovi e diversi, incorrevamo nel suo vituperio. Ma poiché poi si aspettava che si tornasse tutti all'ovile la sua ira verso le pecore disperse non era mai troppo feroce.
[...] Ogni giorno riprendeva il discorso dal punto in cui l'aveva lasciato il giorno prima. Ogni giorno che il masso rotolava a valle lui si dava da fare per riportarlo in cima. Come una sorta di Sisifo democristiano, verrebbe da dire. Ma come scrive Camus noi dobbiamo sempre immaginare che Sisifo sia stato un uomo felice.
paolo cirino pomicino - foto lapresse
nino marazzita cirino pomicino foto di bacco (1)
clemente mastella paolo cirino pomicino
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